Crisi istituzionale: dietro Savona guerra di poteri forti (non solo italiani)

Winston Churchill

Crisi istituzionale: dietro Savona guerra di poteri forti (non solo italiani)

28 Maggio 2018 07.45
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Non so se amarvi o odiarvi. Peraltro come tutti gli europei. Per merito di voi italiani, infatti, negli ultimi giorni ho triplicato il consumo del mio whisky preferito, e la cosa non mi dispiace affatto. Ma il merito diventa colpa perché ho notato le scorte di Johnny Walker sono paurosamente diminuite, e se anche in Paradiso ho buone aderenze, non vorrei trovarmi a secco. D’altra parte, c’era da aspettarselo. Ho raccontato chi c’era dietro il niet di Sergio Mattarella a Paolo Savona, e cioè il presidente della Bce Mario Draghi, e mi sono trovato nel bel mezzo della disputa tra i fan del capo dello Stato e quelli del duo Di Maio-Salvini, e tutti hanno cominciato a tirarmi la giacca. Ma come sanno bene Hitler e tutti i tedeschi, io non mollo mai. Dunque, torniamo su Savona – quello che Luigi Bisignani, uno che se ne intende, ha ricordato essere l’allievo di tre “gran maestri” del calibro di Guido Carli, Francesco Cossiga e Carlo Azeglio Ciampi – e su cosa c’è dietro questa pazzesca vicenda della sua candidatura a guidare il governo giallo-verde. Sarebbe stato lui il vero premier, mica quell’imitatore di Oscar Giannino del professor Conte, di cui tra un paio di giorni nessuno si ricorderà più (leggi anche: Savona accusa Mattarella: «Grave torto dalla massima istituzione del Paese»).

Antonio Maria Rinaldi, l'uomo che tira le fila di chi vuole l’uscita dell’Italia dall’euro

Tutti mi chiedono: perché non ha funzionato il messaggio del 27 maggio del sardo? Troppo poco conciliatorio con le esigenze europeiste di Mattarella o il veto su di lui non sarebbe stato rimosso qualunque cosa avesse detto? Per capire, vi suggerisco di vedere dove Savona ha postato la sua dichiarazione. È il sito Scenari economici, che usa il modesto payoff «il mondo visto da un’altra angolazione» e si caratterizza per la vignetta “elegante” che qui riproduciamo.

Non è casuale che Savona l’abbia usato. Intanto perché ci scrive abitualmente. E poi perché a gestirlo è il suo amico e sodale Antonio Maria Rinaldi, presidente dell’Associazione Riscossa italiana, segretario di Alternativa per l’Italia e firmatario del Manifesto di solidarietà europea per il ritorno concordato alle valute nazionali. Chi è Rinaldi? Figlio di Rodolfo, potente banchiere prima al Santo spirito e poi alla Bnl (vicepresidente), ha lavorato in banca, in Borsa, alla Consob ed è stato direttore generale della Sofid (finanziaria dell’Eni). Oggi fa il consulente finanziario e insegna Economia politica presso la Link Campus University di Roma (sì, proprio quella di Scotti, che lo ha messo in contatto con Di Maio) e Finanza aziendale presso l’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara. Vicino alla Meloni (ma Fratelli d’Italia non l’ha candidato alle ultime elezioni), Rinaldi tira le fila di un gruppo di fan dell’uscita dell’Italia dall’euro.

DA BAGNAI A FANTIN, GLI ANTI EURO PRO-SAVONA. Qualche nome? Alberto Bagnai e Claudio Borghi, che sono entrati in parlamento con la Lega. L’editorialista di Milano Finanza, Guido Aletta Salerno. E poi un paio di signore: Francesca Donato (la bionda spesso ospite di Ballarò, dove ha patrocinato la causa No euro” e Giorgia Fantin (moglie di Borghi, si definisce «bon ton specialist» ed è conosciuta a Milano come professionista wedding planner, cioè organizza cerimonie nuziali).

Tutti pendono dalle labbra di Savona, che a sua volta ha in Giorgio La Malfa il suo mentore politico. I due sono non solo molto amici, ma coltivano anche interessi e frequentazioni comuni. Per esempio, li lega la Fondazione Ugo La Malfa, di cui Savona è presidente per volontà della famiglia La Malfa ma anche di Mediobanca, che la finanzia. E anche l’ex segretario del Pri, seppure con maggiore prudenza, non ha mai nascosto le critiche all’Europa a trazione tedesca e all’euro. Costoro hanno tutti trovato in Salvini un interlocutore, chi per seguirlo, chi per tentare di eterodirigerlo.

Quell'asse internazionale con Bannon capofila per far saltare l'euro

Insomma, quello che voglio dirvi è che Savona non è capitato per caso nel mazzo di Salvini, ma ne è complice, e non da ora. E non è tutto. Savona e La Malfa hanno da sempre rapporti importanti con ambienti americani. La Malfa, per esempio, fa parte della Trilateral. E non è casuale che nelle ore in cui in Italia si svolgeva la vicenda che ha portato alla crisi istituzionale, era a Roma l’ex stratega di Donald Trump, Steve Bannon, che si è ampiamente speso a favore del cosiddetto «governo del cambiamento» (aveva già incontrato il leader leghista l’8 marzo, a Milano). Che è venuto a fare Bannon? E perché si è visto con grande intensità con Guglielmo Picchi, il parlamentare leghista (ex Forza Italia) che nell'aprile del 2016 è stato l’artefice del discusso incontro di Salvini con Trump?

DRAGHI A DIFESA DELL'EUROSISTEMA. È notorio che Bannon abbia rapporti con tutti i movimenti anti-euro d’Europa. Ed è noto che tutti questi, a cominciare da Salvini, abbiano nel presidente russo Vladimir Putin un interlocutore imprescindibile. Non è dunque una forzatura sostenere che ci sia un forte interesse internazionale, al di là e al di qua dell’oceano, a far saltare la moneta unica e l’intera eurozona. E non è una fantasia che persino a una certa destra tedesca stia bene che l’Italia diventi l’occasione per rivedere gli equilibri dentro l’eurosistema. E chi è l’uomo che più (e meglio, aggiungo io) rappresenta l’eurosistema? Mario Draghi, naturalmente. Ecco perchè il presidente della Bce voleva a tutti i costi che Savona e Salvini fossero fermati, evitando che fossero i cavalli di troia di un feroce declassamento dell’Italia. Solo che Mattarella si è mosso in modo un po’ maldestro, e ora il casino che ne è venuto fuori rischia di innescare proprio quella crisi dell’euro che Draghi voleva evitare. Ora basta, vado di Johnny Walker. A presto.

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