Confidustria chiede subito i commissari per sbloccare i cantieri

L'associazione che riunisce gli imprenditori in audizione al Senato: «Il governo usi tutti i suoi poteri per superare le inerzie e gli inadempimenti delle amministrazioni pubbliche».

06 Maggio 2019 08.43
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Confindustria incalza il governo sul decreto sblocca cantieri. L'associazione che riunisce gli imprenditori, in audizione al Senato, ha sottolineato infatti come «l'ambito di intervento più urgente, oltre che in grado di esplicare più rapidamente effetti positivi sull'economia reale, era e rimane lo sblocco delle opere già programmate e finanziate e che, tuttavia, risultano bloccate».

TEMPISTICA CRUCIALE

Occorre quindi «riaprire subito i cantieri fermi, completare i lavori che sono sospesi e utilizzare le risorse già stanziate». E in questa ottica il passaggio in parlamento per la conversione in legge del decreto «potrebbe rappresentare la sede per l'adozione di alcune specifiche misure di sblocco». Più in generale, per gli industriali, gli effetti sull'economia del decreto sblocca cantieri «dipenderanno molto dall'efficacia e dalla semplicità delle misure, nonché dai tempi della loro effettiva attuazione».

I FONDI EUROPEI DA NON PERDERE

A Palazzo Madama l'associazione ha ribadito quindi la centralità della «questione temporale». E «anche per evitare il disimpegno dei fondi europei» ha evidenziato la necessità che il governo «utilizzi tutte le prerogative a sua disposizione, compreso l'esercizio di poteri sostitutivi, per superare efficacemente le inerzie e gli inadempimenti delle amministrazioni pubbliche».

INVERSIONE DI TENDENZA, MA IMPATTO SUL PIL LIMITATO

Confidustria, in ogni caso, giudica lo sblocca cantieri e il decreto crescita «un segnale di inversione di tendenza nelle politiche del governo, nella direzione di una ritrovata attenzione alle ragioni della crescita economica». Anche se, nelle stime dello stesso esecutivo, «l'applicazione di entrambi i provvedimenti avrebbe un limitato impatto positivo sulla dinamica del Pil, pari a 0,1 punti percentuali nel 2019 e 0,2 punti nel 2020».

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