Il governo ha posto la fiducia sul decreto sblocca cantieri

Il provvedimento è in discussione alla Camera. L'opposizione ha accolto la richiesta con fischi e grida. Seduta sospesa, convocata la capigruppo.

11 Giugno 2019 21.21
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Il governo ha posto la fiducia sul decreto sblocca cantieri, in discussione alla Camera per la conversione in legge dopo l’ok del Senato. L’opposizione ha accolto la richiesta dell’esecutivo con fischi e grida. La seduta è stata sospesa ed è stata convocata la conferenza dei capigruppo per decidere come proseguire con i lavori dell’Aula.

IL MAXI-EMENDAMENTO APPROVATO DAL SENATO

Il decreto scade lunedì prossimo. Il 6 giugno Palazzo Madama ha approvato il testo con 142 sì, 94 no e 17 astenuti, dopo una lunga trattativa tra M5s e Lega sulle norme che modificano il Codice degli appalti. L’accordo si è tradotto in un maxi-emendamento approvato al Senato. Ma è sempre sulla parte relativa agli appalti che si concentrano le maggiori criticità

LE CRITICHE DI PD E LEU

Per il capogruppo del Pd, Graziano Delrio, il decreto «apre di nuovo la strada ai massimi ribassi, ai subappalti, alle varianti, all’assenza di tutele e sicurezza nel lavoro, un’autostrada per la criminalità per entrare nelle opere pubbliche». Della stessa opinione anche Rossella Muroni di Liberi e uguali, secondo cui si tratta di un «testo cucito su misura per la Lega mentre il M5s, pur di restare maggioranza, accetta di archiviare la lotta alla corruzione e di lavorare con quel metodo antidemocratico che denunciava quando era all’opposizione».

I RISCHI DENUNCIATI DALL’ANAC

Il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, ha detto la sua in un’audizione di fronte alla commissione Ambiente della Camera, mettendo nel mirino la norma che estende da 10 a 15 anni il periodo di riferimento valutabile dalle Società organismo di attestazione (Soa) per certificare i requisiti dei costruttori interessati a partecipare ai lavori pubblici. Mentre la norma sui commissari ad hoc per singole opere, che introduce poteri straordinari, sarebbe «troppo ampliativa e rischia di evidenziare possibili profili di illegittimità costituzionale».

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