Pereira, la Scala e la tripla ipocrisia

Pereira, la Scala e la tripla ipocrisia

19 Marzo 2019 08.15
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Niente soldi sauditi alla Scala, il più importante teatro lirico italiano, da tempo non il più importante del mondo perché i fasti del passato, come dice la parola stessa, passano e spesso vengono sostituiti dalle miserie del presente. La vicenda del respingimento del maleodorante denaro di Riad è una stata una fiera dell’ipocrisia: quella dei politici, ovvero Attilio Fontana e Beppe Sala, galli battibeccanti nel pollaio milanese, che sapevano dell’operazione da almeno tre mesi, e l’hanno sottaciuta fin quando non è diventata materia che scotta. Quella di Alexander Pereira che, unico manager al mondo platealmente sconfessato da tutto il consiglio d’amministrazione, ha deciso di restare al suo posto primo perché i suoi committenti non lo cacciano e secondo perché la moglie lavora a Milano e un eventuale trasferimento turberebbe la quiete familiare.

Infine l’ipocrisia del compromesso trovato, perché i soldi degli assassini del giornalista Jamal Khashoggi non si prendono, ma si possono tranquillamente mandare orchestrali e balletto in tournée a casa loro. Risultato: unanimismo di facciata nel consiglio d‘amministrazione con tanto di restituzione ai sauditi della pingue caparra già versata, guerra di tutti contro tutti perché la Scala è ghiotto palcoscenico dove portare lo scontro tra il sindaco della Milano città-stato e il presidente della Regione emblema del leghismo arrembante. Con i consiglieri privati a chiedersi perché si siano lasciate andare le cose fino a farle esplodere, senza che nessuno dei rappresentanti pubblici, presidente-sindaco compreso, avesse convocato al momento giusto un cda per evitare il grottesco epilogo.

Quello di cui si scrive la rubrica Corridoi su Lettera43.it lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere alla vigilia di una tornata di nomine particolarmente calda.

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