Peppino Caldarola

Bisogna rovesciare la magistratura come un calzino

Bisogna rovesciare la magistratura come un calzino

Il racconto delle malefatte che viene fuori dalle cronache dà l’idea di uomini di potere voraci e abbastanza miserabili per la meschinità dei favori che chiedevano e che gli venivano dati. Dovremmo mandarli tutti a casa e discutere seriamente come modificare l’ordinamento giudiziario.

05 Giugno 2019 09.36

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Giuseppe Cascini, leader di Magistratura democratica, ha dichiarato alla Stampa che la «vicenda Palamara» gli ricorda la P2 perché troppo oscuro è l’intreccio fra le correnti dei magistrati e il sospetto di malaffare.

In verità i magistrati si sono trattati bene. Con le stesse accuse, molti di loro, se fossero stati parlamentari, consiglieri regionali, sindaci sarebbero al gabbio da settimane. Invece cane non morde cane. Il racconto delle malefatte che viene fuori dalle cronache (al netto del beneficio di innocenza) dà l’idea di uomini di potere voraci e abbastanza miserabili per la meschinità dei favori che chiedevano e che gli venivano dati. Il guaio più grosso è che molti di loro, e altri che non sono stati scoperti (ma per fortuna ci sono ancora tanti bravi magistrati in giro) dovrebbero giudicare la legalità e amministrare la giustizia.

IL VERTICE DELLA MAGISTRATURA MESSO SOTTO ACCUSA

Il guaio è che la svolta politica italiana, l’avvento del “capo politico” e del “Capitano” sono figli di una stagione in cui i magistrati, a stare a sentire alcuni nostri eccellenti nostri colleghi diventati portavoce dei giudici, avrebbero dovuto rovesciare l’Italia come un calzino e si sono invece ritrovati fra le mani calzini propri bucati.

C’è un effetto di mascariamento che riguarda un intero apparato dello Stato e che offende la figura del presidente della Repubblica

Non bisogna fare di tutta erba un fascio, ma qui non stiamo parlando del magistrato di periferia che si è fatto l’amante e che si fa pagare qualche pranzo, una crociera, qualche chilo di cozze, una serata al ristorante. Qui è il vertice della magistratura che è messo sotto accusa. C’è un effetto di mascariamento (imbruttimento) che riguarda un intero apparato dello Stato e che offende la figura del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

SERVE TOGLIERE I GIUDICI DAL PIEDISTALLO

Dovremmo mandarli tutti a casa e discutere seriamente come modificare l’ordinamento giudiziario così da porlo al riparo non dal singolo che sgarra ma dalla struttura che domina e che favorisce chi esce dalla legge. Pensate a quanti in questi anni si sono fatti galera o hanno subito accuse dalle quali si sono difese spendendo cifre immense per difendersi. Non voglio scomodare Enzo Tortora per rispetto per lui e per le sue figlie, ma qui c’è un dato di corruzione morale che nasce dalla sensazione di impunità di molti settori della magistratura che ha favorito la corruzione reale.

Lo scandalo Palamara che ha travolto la magistratura nel 2019 ci rivela che una parte dei giudici è corrotta.
L’ex presidente del’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara.

Io penso al mio amico Antonio Bassolino (prendo lui come esempio di tanti) che ha dovuto subire quasi due decenni di infamia, che ha speso una fortuna per difendersi, che è stato tolto dalla vita politica e che ora è stato riconosciuto totalmente innocente. E nessuno paga per questo delitto contro di lui e contro quella comunità di napoletani e campani che ha fiducia in lui.

Pier Camillo Davigo vale Luigi Di Maio o Matteo Salvini per il contributo che ha dato all’attuale corso politico

Non serve l’invettiva contro i magistrati. Bisogna solo toglierli dal piedistallo. Pier Camillo Davigo vale Luigi Di Maio o Matteo Salvini per il contributo che ha dato all’attuale corso politico. Non bisogna starli più a sentire. Il re è nudo. Ma non possiamo cavarcela indicando i maggiori responsabili del giustizialismo. Qui servono riforme incisive, a cominciare dalla separazione delle carriere, a meccanismo meritocratico che rendano impossibile che chi ha sbagliato processi e tenuto in galera persone faccia carriera. C’è bisogno, appunto, di rovesciare la magistratura come un calzino ché la puzza è troppa.

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Commenti: 3

  1. Più che altro la magistratura “puzza” come un calzino. Di solito è quello sinistro.

  2. Alla luce di quanto sta emergendo dalle inchieste della magistratura a carico di altri Magistrati, si intravede sempre più il grande verminaio che alimentavano in pancia. Dai tempi della P2, forse prima ancora e a seguire in tutti questi anni, si percepisce bene che una parte della Magistratura (quanto grande?) amministrava il Diritto in modo singolare. Insomma aveva ragione Berlusconi quando diceva che andavano separate le carriere, come su tante altri aspetti di quell’Ordine. Certo quelle urla venivano da un pulpito che non aveva alcuna autorità morale e politica per pretendere quelle riforme, ma che ci fosse la necessità di farle a partire dalla separazione delle carriere, era innegabile. La sinistra come al solito, analizzò quelle richieste e quelle inventive berlusconiane, con la lente deformante dell’ideologia, del pregiudizio. Un metodo che la costrinse a dare una valutazione negativa di quelle istanze, bloccando ogni possibilità di riforma. Bisognava ragionare senza remore, forse oggi avremmo avuto una riforma della giustizia e con i tribunali meno affollati.

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