L’intervento di Mattarella sullo scandalo toghe

Redazione

L’intervento di Mattarella sullo scandalo toghe

Elezioni suppletive dei membri del Csm a ottobre. Niente scioglimento immediato. Prima vanno riformate le procedure. Intanto Zingaretti smarca il suo Pd dalle ombre su Lotti. Il punto.

13 Giugno 2019 20.51
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La scossa del Colle sullo scandalo toghe. Dopo l’inchiesta sugli accordi per le nomine di alcune importantissime procure che ha travolto il Consiglio superiore della magistratura – e che vede coinvolto anche Luca Lotti del Partito democratico – il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non ha nascosto la sua preoccupazione traducendola in atti e inviti: ha aperto alla riforma delle procedure di elezione dei membri del Csm e indetto per ottobre le supplettive (che però avverranno con le attuali regole) per la sostituzione dei due membri al centro della bufera giudiziaria.

PRIMO PASSO PER VOLTARE PAGINA

Fonti qualificate vicine al capo dello Stato hanno sottolineato che la sostituzione dei dimissionari è il primo passo perché «si volti pagina» rispetto a quello che è successo nel Csm restituendo alla magistratura indipendenza e prestigio. Prestigio che le ultime vicende ha «incrinato» tra i cittadini.

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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e Luca Palamara, indagato per corruzione, al Quirinale durante la cerimonia di commiato dei componenti uscenti del Consiglio superiore della magistratura (Ansa).

DA OGGI A OTTOBRE IL PARLAMENTO PUÒ INTERVENIRE

Secondo il Quirinale lo scioglimento immediato del Csm comporterebbe la rielezione dei suoi membri con i criteri attuali mentre diverse forze politiche auspicano un cambiamento e chiedono una riforma delle norme di elezione. Da oggi a ottobre il parlamento potrebbe dunque intervenire sui criteri di nomina.

VELENI E TRAME CHE HANNO TOCCATO IL QUIRINALE

Il clima di veleni tra l’altro rischiava di intaccare la stessa istituzione della presidenza della Repubblica attraverso conversazioni – in verità assai indirette – degli intercettati sul ruolo di un informatore addirittura dentro il Quirinale. Voci smentite con estrema nettezza dal Colle. Primo: il presidente Mattarella non è mai intervenuto sulle nomine dei magistrati, né tantomeno ne ha mai parlato con alcuno. Gli unici interventi sono stati di carattere generale, con l’obiettivo di richiamare il rispetto rigoroso dei criteri e delle regole preposte alle funzioni del Csm.

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Luca Lotti.

NEGATI CONTATTI COLLE-LOTTI

Secondo: nessun contatto da quasi un anno con Lotti, il politico dem al centro della tempesta per il suo interesse verso le nomine di alcune importantissime procure italiane. L’ultimo incontro – ha fatto sapere il Colle – è avvenuto il 6 agosto 2018, quando Lotti lasciò la carica di ministro e salì al Quirinale per una normale visita di congedo.

PRESSING POLITICO PER L’AZZERAMENTO DI PALAZZO DEI MARESCIALLI

La decisione del Colle è arrivata alla fine di una giornata di crescente pressing politico attorno al capo dello Stato per l’azzeramento di Palazzo dei Marescialli, incagliato in una crisi istituzionale senza precedenti. Persino Silvio Berlusconi era uscito allo scoperto: «Chiederemo un’udienza la capo dello Stato per esporre le nostre preoccupazioni e chiedere lo scioglimento del Csm», ha detto il Cav rilanciando la richiesta di una commissione d’inchiesta.

BONAFEDE AVVIA L’AZIONE DISCIPLINARE

Che la situazione sia al limite lo conferma anche la mossa del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che ha avviato l’azione disciplinare nei confronti dei cinque consiglieri del Csm “rei” di aver incontrato l’ex ministro Lotti, rinviato a giudizio a Roma per il caso Consip. Al vaglio del Guardasigilli ci sono i comportamenti dei consiglieri autosospesi Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli e Antonio Lepre – che rompendo l’ordine di scuderia di Magistratura indipendente, contraria alle dimissioni perché avvantaggiano le altre correnti, ha lasciato l’incarico – e quelli di Luigi Spina e Gianluigi Morlini, che hanno già detto addio a Palazzo dei Marescialli.

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Alfonso Bonafede e Sergio Mattarella.

ZINGARETTI SMARCA IL «SUO» PD

Quanto a Lotti, l’ex ministro ha affidato la sua difesa a Facebook parlando di «montagna di fango». Ma dai dem non si è alzata una voce in suo favore; ha parlato solo il segretario Nicola Zingaretti per dire che «ogni processo sommario celebrato sulla base di spezzoni di intercettazioni va respinto». Ma anche per sottolineare che «il Pd non ha mai dato mandato a nessuno di occuparsi degli assetti degli uffici giudiziari. Dal punto di vista dell’opportunità politica il partito che ho in mente non si occupa di nomine di magistrati».

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