Scandinavia Express

Barbara Ciolli
22/12/2010

Perché il ghiaccio non ferma treni e aerei del Nord Europa.

Scandinavia Express

 

Lo scalo londinese di Heathrow, dove il governo britannico è addirittura disposto a inviare l’esercito per liberare dal ghiaccio le piste, e quello tedesco di Francoforte, in panne per le bufere di neve. L’aeroporto di Bruxelles che procede a singhiozzo dopo aver esaurito niente meno che l’antigelo per sbrinare i velivoli in attesa di decollo (leggi la cronaca del maltempo). Questi sono i tre scali europei dove l’emergenza gelo si è fatta sentire maggiormente.
A DESTINAZIONE ENTRO NATALE. Camion con rifornimenti alimentari e autobotti di benzina bloccati ai valichi e lungo le grandi arterie a causa di 30 centimetri di neve. Deutsche Bahn, tra le società di trasporti più care d’Europa, dopo aver lasciato 400 passeggeri imprigionati su un espresso congelato tra Amburgo e Lubecca (250 euro di risarcimento a persona), si è cosparsa il capo di cenere chiedendo «indulgenza per i massicci ritardi dei treni» e promettendo di «portare tutti a destinazione, entro Natale».
LE FERROVIE GETTANO LA SPUGNA. Stimare una settimana di tempo, calcolando la ressa di viaggiatori bloccati dallo scorso week-end, per far raggiungere la meta, equivale ad alzare bandiera bianca: uno scenario da Paese in via di sviluppo che ormai si ripete a ogni nevicata abbondante. Chi non ricorda il caos scatenato dal gelo che, nel dicembre 2009, attanagliò l’Europa? Anche allora, treni e aerei di mezzo continente capitolarono: vagoni congelati, scali con le piste ghiacciate, strade fuori uso. E anche quest’anno Trenitalia, in misura ridotta, ha dovuto cancellare o deviare alcuni collegamenti alta velocità con fermata a Firenze Santa Maria Novella , e sulle tratte Udine-Venezia e Piacenza-Bologna hanno viaggiato convogli regionali con porte e passaggi interni congelati dalla neve.
L’ISTRUTTORIA DELL’ANTITRUST. In Italia anche il garante dell’Antitrust Antonio Catricalà, che il 19 dicembre ha annunciato di voler aprire un’istruttoria sulle società coinvolte nella gestione dell’emergenza neve, si è schierato dalla parte dei cittadini in viaggio, ritenendo «inaccettabile che un po’ di maltempo abbia causato disagi per migliaia di cittadini sulle strade e sulle ferrovie di uno dei Paesi tra i più industrializzati al mondo». Il Centro per i diritti del cittadino (Codici) e l’associazione Casa del consumatore hanno avviato una class action contro i «risarcimenti inadeguati» promessi da società Autostrade dopo il blocco di 15 ore dell’A1, contro Trenitalia responsabile per i treni in ritardo, annullati o congelati e contro Anas, per i pesanti disagi nella viabilità subìti dai cittadini in viaggio.

Il servizio eccellente di Canada e Paesi scandinavi

Se da qualche anno mezzi e infrastrutture vanno sistematicamente in tilt durante le ondate di maltempo, mentre nei Paesi del profondo nord, dove il grande freddo è di casa voli e treni procedono lo stesso spediti, le responsabilità sono da addebitare soprattutto al risparmio su manutenzione e logistica. Le compagnie di volo hanno aumentato i biglietti venduti, risparmiando sulle tasse dei servizi aeroportuali; e società ferroviarie come Deutsche Bahn hanno investito in primis sul business dell’alta velocità, mandando progressivamente al ferro vecchio i vagoni del trasporto pubblico locale.
L’ECCELLENZA SVEDESE. Ovvio che, quando le condizioni meteo sono critiche, i nodi vengano al pettine. Nei Paesi scandinavi, al contrario, dove tradizione e innovazione procedono ancora di pari passo, tutto fila liscio. «A noi non servono costosi impianti di riscaldamento sotto i chilometri di pista», ha spiegato Svedavia, la società che gestisce i maggiori aeroporti svedesi, «abbiamo abbondanti quantità di sale da pista e di sabbia nei magazzini. E solo nello scalo di Stoccolma sono impiegate 30 spalatrici». D’inverno, la compagnia ingaggia addirittura gli agricoltori del circondario, che durante le emergenze danno man forte imbracciando i loro trattori.
TORONTO, EFFICIENZA RECORD. Anche negli aeroporti di Copenhagen, Oslo e Helsiki un parco ben fornito di ruspe anti-ghiaccio è in azione da ottobre. Alle stesse latitudini, Oltreoceano, lo scalo canadese di Toronto è dotato del sistema di scongelamento degli aerei più efficiente al mondo: banale liquido antigelo (glicole etilenico misto ad acqua, lo stesso usato per i radiatori), cosparso in quantità industriale, in grado di sbrinare contemporaneamente dodici velivoli in 20 minuti. In una stagione, gli addetti alla manutenzione ne ‘scongelano’ in media 10.500.

Risparmiare sulla manutenzione è un boomerang

Negli scali europei, invece, per sbrinare un velivolo si impiegano fino a 45 minuti, per un totale di 1.000 litri a intervento. Attrezzature e personale al lavoro costano e per molte compagnie aeree e società aeroportuali stipare enormi quantità di liquido nei magazzini per al massimo un paio di emergenze maltempo preventivate all’anno è un gioco che non vale la candela.
LA STRETTA SULLE SPESE. Lo stesso ragionamento vale per le società ferroviarie che, impegnate nel farsi concorrenza con il lancio dell’alta velocità, hanno rottamato molti vagoni dei treni regionali e ridotto i consumi di riscaldamento nelle tratte locali a causa del taglio dei finanziamenti statali e regionali. Figuriamoci se spendono soldi per attrezzare i treni dei pendolari per gli inverni più rigidi. Secondo la stima della multinazionale canadese Bombardier, maggiore costruttrice al mondo di treni, «vagoni equipaggiati come quelli svedesi costano il 15% in più dei treni regionali della Germania». La spesa maggiore è dovuta al potenziamento del sistema d’isolamento e degli impianti di riscaldamento. Quanto al caos di camion e tir che, alle prime nevicate, hanno bloccato le strade di Francia, Inghilterra e Germania, le associazioni dei consumatori sul piede di guerra in tutta Europa hanno addebitato la débâcle al giro di vite delle aziende di spedizioni private che in tempi di crisi hanno rinunciato ai pneumatici invernali per i loro mezzi pesanti: montarli costa fino a 6 mila euro per veicolo.
COMUNI ALLA CANNA DEL GAS. Per non parlare delle amministrazioni pubbliche, responsabili della manutenzione stradale, alla canna del gas, dopo le misure di austerity prese da tutti i governi europei. In Italia, in una Firenze messa sotto scacco da 30 centimetri di neve, la lista civica ‘perUnaltracittà’ ha aperto una class action contro i disservizi di Ataf, l’azienda municipalizzata di trasporto pubblico, e Quadrifoglio, la società resposabile per lo sgombero delle strade e per il trattamento antighiaccio.
Neppure nella ricca Germania, i Comuni navigano nello’oro: tanto che la Lega dei Comuni ha ammesso di dover ancora tamponare, per scarsità di soldi, le buche provocate dal gelo dell’inverno 2009 lungo i 450 mila chilomentri di rete viaria.

Perdite di soldi e immagine per le società di trasporti

Danni del passato che, rendendo le strade più pericolose, provocheranno danni a catena futuri. Risparmiare a breve termine su manutenzione e consumi, a medio e lungo termine, sta provocando disagi per cittadini, che si ripercuotono in pesanti crolli d’immagine per le compagnie e in perdite economiche, anche solo per i risarcimenti dovuti.
LE PERDITE DELLE COMPAGNIE. Air France-Klm, per bocca dell’amministratore delegato Pierre-Henri Gourgeon, ha comunicato che per la compagnia i costi addebitabili al maltempo ammontano tra i 25 e i 35 milioni di euro. Lufthansa, che nella notte tra il 20 e il 21 dicembre è stata costretta a cancellare 140 voli interni da Francoforte, scalo con 300 collegamenti annullati su 1.300 in programma, ha paradossalmente invitato i viaggiatori a prendere i treni. L’associazione di categoria delle compagnie aeree tedesche ha ammesso che «la situazione non è piacevole, né per le compagnie aeree, né per gli aeroporti, anche se è azzardato fare una stima dei danni».
IL MONITO DELL’UE. Baa, la società inglese che gestisce gli scali londinesi di Heathrow, Stansted e degli aeroporti scozzesi, si è giustificata parlando di «caduta eccezionale di neve in brevissimo tempo», precisando che le partenze sono state annullate per motivi di sicurezza. Intanto, però, giornali e tivù scozzesi hanno ironizzato sui britannici “mollaccioni” del Sud, in braghe di tela per «un po’ di neve». E da Bruxelles, il commissario Ue ai Trasporti Siim Kallas ha annunciato di voler vedere chiaro sulla paralisi dei cieli, per «assicurare che i servizi aeroportuali rispettino gli standard minimi», convinto che «la neve non sia una circostanza eccezionale e che gli aeroporti devono essere in grado di affrontare le emergenze».
DANNO CHIAMA DANNO. Le perdite economiche per le aziende, causate dal blocco dei trasporti, non mancheranno. Nelle zone montuose delle Germania, gli ordini e gli approvvigionamenti di questa settimana non sono mai arrivati a destinazione. In alcune regioni i benzinai sono rimasti addirittura senza rifornimenti per le auto. Più gravi le ricadute in Gran Bretagna, dove alcuni supermarket e shopping center, nel week end di picco massimo del maltempo, sono stati costretti a chiudere, oltre che «per le avverse condizioni meteorologiche», per la mancata consegna di merce come cibo fresco o in scadenza, rimasta nei container stoccati nei porti.