Scaricati e serviti

Redazione
23/01/2011

  di Andrea Cicciolini Più di un terzo degli italiani (37%) accede ai contenuti audiovisivi affidandosi al mondo della pirateria....

Scaricati e serviti

 

di Andrea Cicciolini

Più di un terzo degli italiani (37%) accede ai contenuti audiovisivi affidandosi al mondo della pirateria. Sono 384 milioni gli atti di pirateria audiovisiva commessi dagli italiani nel 2010, producendo un danno economico da 500 milioni. La perdita si attesta sui 150 milioni per il settore della vendita, 130 milioni per il noleggio e 100 milioni per il cinema.
UN FENOMENO IN CRESCITA. La ricerca, realizzata da Ipsos e presentata dalla Fapav (Federazione anti-pirateria audiovisiva), rivela anche una crescita del fenomeno del 5 per cento rispetto al 2009. «Tra le cause della crescita c’è sicuramente la diffusione della banda larga, nonché le dinamiche legate alla crisi economica, che spingono gli italiani a restare a casa, dove da soli o in compagnia spesso ci si intrattiene anche con audiovisivi pirata», ha spiegato Nando Pagnoncelli, il presidente della Ipsos.
UNA LEGISLAZIONE TROPPO DEBOLE. Nello specifico, la forma di pirateria maggiormente in voga rimane quella legata all’acquisto o alla duplicazione di dvd e cd contraffatti, subito dopo viene quella digitale legata a diverse modalità di downloading, streaming e sharing.
Il fenomeno risulta difficilmente arginabile a causa della legislazione che, ritenendo responsabili gli internauti e non i siti per i contenuti scaricati, non riesce quasi mai a tutelare le case distributrici e a causa degli utenti che, per il 54 per cento, non eliminano i contenuti digitali una volta scaricati, ma li conservano per poterli condividere con altre persone.
NORME STRINGENTI SULLA PRIVACY. «Sono dati allarmanti, basti pensare all’evasione fiscale che c’è dietro queste dinamiche. In passato le norme sulla privacy ci hanno impedito di adottare strumenti efficaci. Ora però confido nel testo presentato dall’Agcom a metà dicembre, che rappresenta una prima bozza che, dopo un dibattito con i diversi attori del settore, potrebbe mettere in atto nuovo metodi per combattere il fenomeno», ha sottolineato Filippo Roviglioni, il presidente della Fapav.
IL MODELLO iTUNES. Il fenomeno coinvolge soprattutto la popolazione compresa fra i 15 e i 34 anni e non accenna a calare. Le case produttrici, per evitare di continuare a subire danni economici dovuti alla pirateria, non essendo adeguatamente tutelate dalla legge hanno davanti, come unico modello di riferimento vincente, iTunes, che dovrebbe comunque essere adattato alle esigenze di un mercato in continua evoluzione.