Schifani non è indagato

Fabio Chiusi
30/09/2010

Smentita dalla Procura l'indiscrezione del settimanale l'Espresso

Schifani non è indagato

Il presidente del Senato Renato Schifani sarebbe indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Lo rivela L’Espresso in un articolo apparso il 30 settembre 2010 a firma Lirio Abbate. A convincere i magistrati della procura di Palermo sarebbero state le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza. L’indiscrezione è stata smentita dal procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo. E dallo stesso Schifani, che ha parlato di «accuse ripetute, infami e false, destituite di ogni fondamento» e afferma la «totale estraneità» dai fatti contestatigli.
Secondo il settimanale, che parla di atto dovuto, lo scorso ottobre, interrogato dai magistrati di Firenze, il pentito ha affermato che la seconda carica dello Stato avrebbe contribuito a mettere in contatto i boss di Cosa Nostra Filippo e Giuseppe Graviano con Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi nel periodo precedente la nascita di Forza Italia.
E cioè in coincidenza con le stragi del 1992-1993, di cui i fratelli Graviano sono tra gli esecutori materiali. Il killer di Brancaccio ha affermato di «aver visto più volte» Schifani, nei primi anni 90, durante incontri congiunti con Filippo Graviano e Giuseppe Cosenza, di cui Schifani era avvocato. Visite, sottolinea Abbate, avvenute «sempre in coincidenza con la presenza di Graviano». Le dichiarazioni, secondo L’Espresso, avrebbero indotto i magistrati palermitani a riascoltare il mafioso in qualità di “dichiarante” il 20 settembre scorso.
Ma non è solo Spatuzza ad accusare Schifani. La magistratura starebbe utilizzando anche le dichiarazioni di un altro pentito, Francesco Campanella. A cui si aggiungono le rivelazioni di una fonte dell’Espresso, che non si limitano a confermare la ricostruzione del killer di Cosa Nostra, ma integrano la narrazione con gli incontri avvenuti a fine 80 a Milano tra Schifani e, sempre secondo la fonte, «gente di Palermo con la quale non voleva far sapere di essere in contatto».
Non è la prima volta che i pentiti allungano ombre sul passato del presidente del Senato. Schifani era già stato indagato per associazione mafiosa il 13 marzo 1996 a seguito delle dichiarazioni del pentito Salvatore Lanzalaco, che lo riteneva al corrente della gestione illecita di una gara d’appalto da 140 miliardi di lire per la metanizzazione di Palermo. L’inchiesta fu archiviata due anni dopo, nel marzo 1998, per poi venire riaperta a dicembre dello stesso anno e riarchiviata nel 1999. Il presidente del Senato era stato poi iscritto nel registro degli indagati una terza volta il 9 novembre 1999, oltre che per associazione mafiosa, per i reati di concorso in corruzione, concussione e abuso d’ufficio. Finita con un’archiviazione il 2 marzo 2002, quando Schifani era già capogruppo di Forza Italia.