Bruno Giurato

Schizzetti d'autore

Schizzetti d’autore

26 Maggio 2011 11.50
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Si cerca la pistola (o il pistolino) fumante, ma al massimo si trova il tubo (o il tubino) gocciolante. Al centro del capitolo vasto ed esotico che ha nome sexgate c’è la goccia. Che fa traboccare il vaso, o che resta dipinta sulla tela, di un indumento. L’affresco di un momento caldo, subito capitalizzato da chi sugli schizzetti vive: amanti abbandonate, starfucker, avvocati, pubbliche opinioni invase da onesta morbosità. Si gira intorno alla goccia, alla macchia, al liquido basico-proteico-nucleico che porta la firma del misfatto. Io, Sperma e Dna.

Il succo della vicenda Strauss-Kahn

Il caso di Dominique Strauss-Kahn ruota intorno alla goccia. Quella che l’ex presidente del Fmi avrebbe lasciato sul collo della camicetta di Ophelia Famotidina, la cameriera del Sofitel che l’ha accusato di stupro. La 32enne con figlia di 16 anni, non risponde al profilo della ingabbiatrice di uomini e cacciatrice di scandali: i giornali americani riferiscono, ha lavorato in quell’albergo per tre anni, il suo curriculum era ottimo, anzi spotless, senza macchia. Finché non è arrivato l’uomo dello yes we Kahn. E con lui la macchia.
IL PRESERVATIVO PIENO DI SALVADOR DALÌ. E grazie alle conquiste biotecnologiche la goccia è diventata un problema per tutti, non solo per i famosi.
Consiglio di nonna Libertina: il capo macchiato va sciacquato preventivamente con acqua fredda e sale, poi passato in lavatrice. E visto che in rete si trova chi offre un kit per riconoscere le tracce di liquido seminale sui tessuti, attenzione sessuomani, traditori e arrapati impegnati: più importante di cancellare i messaggini dallo smartphone è cancellare le tracce dai capi.
Come direbbe l’antropologa Ida Magli, l’autrice di Sesso e potere: attenzione alla sacralità dello sperma. Salvador Dalì lo usò come arma di indipendenza: dopo una lite furiosa con il padre, gli consegnò un preservativo pieno del proprio seme urlando: «Riprenditi questo, ora non ti devo più nulla».
Invece Oscar Wilde la usò come istinto di morte. Tra le prove che lo fecero incarcerare per omosessualità c’erano un paio di mutande lasciate all’Hotel Savoy in condizioni non immacolate.

Bill Clinton e il vestito macchiato di fluido corporeo

L’altro caso che tutti hanno in mente è quello di Bill Clinton. Era il 1998: la relazione tra il presidente degli Stati Uniti e Monica Lewinsky si ricorda per la macchia sul vestito blu che la donna consegnò alla madre, perché lo custodisse in frigorifero. E che obbligò il «signor Hillary» a giri di pensiero virtuosi. Dichiarò, infatti che la definizione di rapporto sessuale – secondo lui – non includeva l’amore orale, quindi non aveva mentito al popolo americano negando di aver avuto rapporti con Monica.
Ma l’altro aspetto è il contorcimento linguistico dei giornali americani, e che scrissero di «vestito macchiato da fluido corporeo», di «materiale genetico» di «indizi che farebbero supporre l’esistenza di un contatto sessuale». Tutto pur di non nominare la goccia.
L’INCREDIBILE SERVIZIETTO A BORIS BECKER. Non si può non nominare il campione di tennis Boris Becker perché giuridicamente il caso è stato incredibile. La modella russa Angela Ermakowa ebbe con Becker un rapporto orale nella lavanderia dell’albergo Metropolitan di Hyde Park, durante il torneo di Wimbledon nel luglio 1999. Secondo quando sostengono i suoi avvocati, la donna uscì dalla stanza di servizio (a bocca chiusa), mise il liquido in provetta, si autofecondò ed ebbe un bel bimbo biondo che sembra la copia dell’ignaro padre.
La ladra di succhi, grazie all’idea ebbe un risarcimento milionario del tennista. Un po come i ladri di sperma dei cavalli.

Al Gore, il predatore sessuale

Sempre in tema di schizzetti illustri ci sarebbe anche il Nobel per la pace Al Gore, accusato nel 2010 da una massaggiatrice di 54 anni, Molly Hagerty, di molestie sessuali. Secondo lei Gore sarebbe «un pervertito, un predatore sessuale che va fermato prima che colpisca di nuovo».
La massaggiatrice è apparsa in copertina al National Enquirer con in mano una busta di plastica contenente un paio di pantaloni macchiati. «Penso che fosse sperma, ma non sono sicura» ha detto. Se non lo sapeva lei…
JULIAN ASSANGE, MANCA LA PROVA FLUIDA. Uno su cui manca la prova umida, invece, è Julian Assange. Denunciato per stupro da due donne, stando a quanto dichiarato a Gawker da un’anonima fonte: «Si sente obbligato a spargere i propri geni, pensa che il mondo abbia bisogno di questi bambini».
Ed è un peccato che a questo punto manchi un pantalone, una gonna, una camicia, un fazzolettino macchiato dal fluido basico-proteico-nucleico. Allora sì che si potrebbe parlare di Wikileaks, cioè di perdite vere, rispettando la sacralità di io-sperma-dna. E le regole d’ingabbio.

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