Europee, Schlein stretta tra gli attacchi di Conte e l’irritazione della minoranza Pd

David Allegranti
02/02/2024

PIGIAMA PALAZZI. Il leader M5s ha ricominciato la campagna elettorale anti-dem a colpi del solito «furore bellicista» contro chi è a favore della resistenza ucraina. Guerini e i suoi contrattaccano. Mentre l'unico risultato ottenuto dalla leader è stato congelare il dibattito interno fino al voto di giugno. Molto dipenderà dai risultati e la soglia psicologica del 20 per cento è lì in agguato.

Europee, Schlein stretta tra gli attacchi di Conte e l’irritazione della minoranza Pd

In principio fu Beppe Conte, già Punto Fortissimo di Riferimento per tramite di Goffredo Bettini e Nicola Zingaretti. Così forte, così fortissimo, che decise di crederci. E da lì i progressisti non si mossero. La settimana appena trascorsa è il trailer di quelle che abbiamo visto negli ultimi mesi ma soprattutto dei mesi che verranno, da ora fino alle elezioni europee di giugno: il presidente del M5s in lotta anzitutto con il Pd, come alle elezioni politiche del 2022. Quando riuscì sì a dimezzare i voti dei cinque stelle rispetto al lustro precedente ma comunque risultò il vincitore morale ai danni del Partito Democratico. Un’anomalia che in questi mesi in diversi hanno segnalato pubblicamente, come Luigi Zanda, ex capogruppo del Pd al Senato, convinto che con il 19 per cento del 2022 i democratici si siano già flagellati a sufficienza.

Europee, Schlein stretta tra gli attacchi di Conte e l'irritazione della minoranza Pd
Giuseppe Conte ed Elly Schlein (Imagoeconomica).

Conte è di nuovo in campagna elettorale anti-Pd a colpi di «furore bellicista»

Conte è di nuovo, dunque, in campagna elettorale anti-Pd. Martedì scorso, alla presentazione del libro di Roberto Speranza, ha distribuito patenti di legittimità politica a Elly Schlein e al Pd, nel silenzio degli autorevoli partecipanti (e che partecipanti, il fiore dell’internazionale contiana a sinistra). I quali, il giorno dopo, si sono adontati se non irritati per le lezioni di politica teorica e applicata del professor Conte sulla guerra e il solito «furore bellicista» da usare come clava contro chi è a favore della resistenza ucraina. Come in Provaci ancora, Sam, di Woody Allen, con il Pd al posto di Sam: «A uno gli ho dato una botta col mento sul pugno e a quell’altro una nasata sul ginocchio…».
«Non siamo disponibili ad accettare costanti mistificazioni e attacchi che mirano al bersaglio sbagliato», ha detto Elly Schlein il giorno dopo la lectio magistralis che è piaciuta molto poco a chi non c’era. Come Lorenzo Guerini, ex ministro della Difesa, presidente del Copasir, le cui parole non sono sfuggite agli addetti ai lavori: «Quando Conte parla di Pd bellicista non capisco di cosa stia parlando. Allora vorrei provare a essere chiaro io: se fossi stato presente all’iniziativa gli avrei risposto, pacatamente, che il Pd è stato ed è dalla parte della difesa della libertà e della sovranità dell’Ucraina, dalla parte del diritto internazionale. Senza esitazioni o ambiguità». La frase chiave, nel lessico gueriniano, è «se fossi stato presente, gli avrei risposto…», che si traduce in: «Chi c’era, invece, ha taciuto…».

Europee, Schlein stretta tra gli attacchi di Conte e l'irritazione della minoranza Pd
Lorenzo Guerini (Imagoeconomica).

Schlein sarà risparmiata dal fuoco amico almeno fino alle Europee

L’ex capo di Base Riformista, che nella passata legislatura era la componente parlamentare più numerosa del Pd, da mesi si dedica a spegnere incendi. Quando c’è da intervenire però interviene, come in questo caso. È convinto tuttavia che la politica nel Pd, almeno quella di opposizione a Schlein, sia sospesa fino alle Europee; poi si vedrà che cosa succederà dopo giugno. È uno dei motivi per cui contro Schlein, tra i suoi avversari, si parla in privato evitando stavolta, secondo la migliore tradizione politica dem, di logorare il leader o, in questo caso, la leader di turno. Se vogliamo, peraltro, questo è il miglior risultato raggiunto dalla segreteria Schlein, che ha ottenuto il congelamento del dibattito pubblico. Sarà così in eterno? Probabilmente no. Ma molto dipenderà anche dal risultato delle elezioni europee. La soglia psicologica del 20 per cento è lì in agguato. Nel frattempo, tuttavia, bisogna limitare i danni, che pure ci sono.

Nel Pd si moltiplicano le spaccature: Elly Schlein sta perdendo la presa sul partito
Elly Schlein (Imagoeconomica).

La deriva pro-Pal dei Giovani Democratici 

Prendiamo i Giovani Democratici. Alcuni dirigenti del Pd sono preoccupati per la deriva delle manifestazioni pubbliche promosse dalla formazione giovanile del Pd, che prima o poi dovrebbe peraltro celebrare il suo congresso nazionale. Di recente c’è stato un caso, o meglio casino, a Milano, per il convegno organizzato – e poi spostato, a causa delle polemiche – dai Giovani Democratici del Municipio 1 al Circolo Pd Aniasi, il cui segretario è Ludovico Manzoni, figlio di Daria Bignardi e vicino a Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd. Il titolo era (è) tutto un programma: “Colonialismo & Apartheid in Palestina. Una lunga storia di occupazione illegale e Resistenza”. Per non parlare degli ospiti. Da Francesca Albanese – che ormai non ha più bisogno di presentazioni – all’autrice del romanzo Sabun, Alae Al Said, che su Instagram inneggia all’attacco terroristico del 7 ottobre (e che non sarà più presente al nuovo incontro, che è stato sconvocato per essere riconvocato in altra sede). Per far annullare l’iniziativa, che si sarebbe dovuta svolgere in un circolo che porta il nome di Aldo Aniasi, partigiano, socialista, ex sindaco di Milano ed ex parlamentare (ha scritto di lui l’Avanti: «In modo originale sostenne, nel conflitto arabo palestinese, il movimento Sinistra per Israele e in consiglio comunale non ebbe mai timore, magari provocando scontri con i suoi stessi alleati, di sostenere il diritto di Israele di ‘vivere in pace e in sicurezza all’interno di confini garantiti e sicuri’») si sono mossi in parecchi. Da Guerini a Lia Quartapelle, da Emanuele Fiano al segretario del Pd milanese Alessandro Capelli. Quelli che per Conte farebbero parte della corrente FB, Furore Bellicista.