Sciopero, trema la gauche

Francesca Rolando
19/10/2010

Perché la protesta danneggia la politica.

Giornata di massima mobilitazione in Francia, la sesta dall’inizio degli scioperi contro la riforma delle pensioni. In migliaia (3,5 milioni di manifestanti stando al sindacato, 1,1 per il ministero dell’Interno) sono scesi in piazza a protestare contro la contestata riforma delle pensioni. Una manovra considerata indispensabile per il governo, ma ingiusta e irresponsabile per l’opposizione. Che, a fianco dei sindacati, ha sfilato nei cortei e nelle manifestazioni nella capitale.
In tutto il Paese si sono verificati scontri tra studenti e forze dell’ordine (leggi la cronaca della giornata), particolarmente intensi a Nanterre, una decina di chilometri da Parigi. Nella capitale una ragazza è stata ferita dall’esplosione di un motorino vicino a un cassonetto incendiato.

Gatta da pelare per governo e opposizione

I disordini che da giorni scuotono la Francia sono una bella gatta da pelare per l’esecutivo, certo, ma anche per il partito socialista, che seppur non all’origine della contestazione, l’ha fin dall’inizio appoggiata.
Lo ha dichiarato il giornalista Thomas Legrand, che sul sito Slate ha spiegato come la radicalizzazione di un movimento sostenuto dai dirigenti del Ps possa metterli in una posizione imbarazzante. Nientemeno che Ségolène Royal, sull’emittente TF1, aveva incitato i giovani a partecipare alla protesta, anche se in maniera pacifica.
Secondo l’ex candidata socialista all’Eliseo, gli studenti dovevano mobilitarsi a fianco dei lavoratori per far sentire la loro voce e vincere le resistenze del governo. Ma, stando a Legrand, un partito in fase di elaborazione di un «programma alternativo» a quello del governo si ritrova ora invischiato in un movimento che non è più in grado di controllare e che rischia di sfuggirgli di mano.
Se la contestazione dovesse esplodere, trasformandosi nella «protesta dei giovani» o portando a un «blocco economico», sarebbero guai non solo per il governo ma anche per il Ps. Che a quel punto sarebbe costretto a fare marcia indietro oppure ad appoggiare una protesta più radicale di quanto non avrebbe voluto in principio.

Le signore del socialismo in corteo

Proprio su questo filone si iè inserita la dichiarazione del socialista Laurent Fabius che, all’emittente France 2, ha sottolineato che si rischia di perdere il controllo. Probabilmente cercando di minimizzare il ruolo del Ps ha dichiarato che «tutto quello che sta succedendo per le strade e ai distributori potrebbe essere fermato se solo il presidente della Repubblica accettasse di discutere con le organizzazioni sindacali».
D’altro canto, il partito socialista da tempo auspica che manifestazioni così massicce possano influenzare la decisione dei senatori, prevista per giovedì 21 ottobre. «Tanto più la manifestazione sarà imponente, determinata e serena, tanto più il senato potrà chiedere al governo di riprendere il dialogo per ridiscutere la riforma», è la speranza di Ségolène Royale. La quale, insieme all’altra première dame socialista Martine Aubry, ha sfilato per le strade il 19 ottobre in un giornata definita «probabilmente storica» da Olivier Besancenot, leader della sinistra radicale (Npa, Nuovo partito anticapitalista) che, dal canto suo, ha denunciato la politica aggressiva di Sarkozy e ha dichiarato la volontà di non indietreggiare finchè il governo non ritirerà il progetto di legge e riprenderà le discussioni con le parti sociali.
Bernard Thibault, segretario generale della Cgt, il sindacato principale in Francia (equivalente della Cgil in Italia) ha fatto un appello al governo di cercare di contenere la situazione e di accettare un dialogo con i sindacati. Mentre François Chérèque, segretario generale del Cfdt, il sindacato democratico, ha lanciato un appello «alla calma e a non cedere alle provocazioni da parte di gruppi di violenti o della polizia».

«Una mossa contro Sarkozy»

«Con le pensioni si va fino in fondo», ha dichiarato inflessibile Nicolas Sarkozy da Deauville, in occasione dell’incontro Francia-Russia-Germania, annunciando di voler adottare immediatamente misure per far riaprire le raffinerie e garantire l’ordine.
Al suo ritorno nella capitale si butterà a capofitto in una serie di riunioni per sbloccare la situazione. Il presidente ha fatto appello alla responsabilità sociale perché «in una democrazia tutti possono esprimersi, ma lo si deve fare senza violenza e senza andare oltre. C’è gente che vuole lavorare e che non dev’essere private di carburante.
Ha anche fatto leva sul tema della sicurezza, puntando molto sui cosiddetti casseurs, ovvero i manifestanti violenti. Il premier François Fillon ha dichiarato che il governo ha deciso di agire con la forza, mettendo in pratica un piano per sbloccare la situazione e incanalare il carburante verso le stazioni in stato di crisi.
Poi ha criticato duramente la Royal accusandola di fomentare i giovani spingendoli alla protesta: «Non si può essere candidati alle presidenziali»,  ha detto il capo dell’Eliseo, «e chiedere seriamente a ragazzi di 16 anni di manifestare per una pensione che li riguarderà fra mezzo secolo».  Michèle Alliot-Marie, ministro della Giustizia, ha visto invece nelle mobilitazioni della sinistra solo una mossa per attaccare il capo dello Stato in vista delle presidenziali. «Bisognerebbe piuttosto proporre un minimo di programma alternativo».