Le cose da sapere sulla scissione anti-Corbyn nei labour inglesi

Le cose da sapere sulla scissione anti-Corbyn nei labour inglesi

18 Febbraio 2019 11.29
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Scissione sullo sfondo dei contrasti sulla Brexit nel Labour di Jeremy Corbyn: il 18 febbraio sette deputati pro-referendum bis hanno annunciato l'uscita dal partito. Il gruppo sembra voler così minare le prospettive crescenti del piano B proposto dalla stesso Corbyn per una Brexit più soft rispetto a quella della premier Tory, Theresa May. I ribelli giustificano la loro decisione anche con l'inazione imputata al leader contro fenomeni di «antisemitismo istituzionalizzato» in settori della base laburista di sinistra.

LASCIA L'ALA CENTRISTA E LIBERALE

I sette appartengono tutti all'ala centrista e liberal del Labour britannico, ostile al «progetto socialista» di Corbyn. Si tratta di Chuka Umunna, Chris Leslie, Angela Smith, Mike Gapes, Gavin Shuker e Ann Coffey, nonché di Luciana Berger, parlamentare ebrea in prima fila nella denuncia di episodi di antisemitismo nel partito. Per ora intendono dar vita ai Comuni a un gruppo di indipendenti. L'iniziativa, ampiamente preannunciata, è stata formalizzata proprio mentre la linea di compromesso avviata sulla Brexit da Corbyn, atteso a Bruxelles giovedì 21 per colloqui paralleli con i negoziatori Ue rispetto a quelli del governo May, sembrava poter conquistare spazi di manovra grazie alle divisioni Tory.

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I RIBELLI: «CORBYN HA SEQUESTRATO IL PARTITO»

A nulla sono serviti gli appelli di vari esponenti laburisti di spicco, sia corbyniani sia anti-corbyniani, a restare per evitare di favorire i conservatori e a continuare la battaglia all'interno. L'ex ministro Leslie, parlando a nome degli altri fuoriusciti, ha accusato la sinistra di Corbyn di aver «sequestrato» il partito e di non lasciargli altra scelta. L'ultima scissione analoga nel Labour risale al 1981, quando la cosiddetta 'banda dei quattro', formata dagli 'europeisti' David Owen, Bill Rodgers, Roy Jenkins e Shirley Williams, diede vita al Partito Socialdemocratico: progetto poi sostanzialmente fallito e assorbito nella fusione dei Liberaldemocratici.

DIFFICILE UN NUOVO REFERENDUM SULLA BREXIT

Secondo commentatori come Robert Peston, Umunna, Leslie e compagni potranno in effetti mettere i bastoni fra le ruote a Corbyn, ma rischiano di allontanare ancor di più l'obiettivo, già problematico, di un secondo referendum sulla Brexit: visto che la spaccatura appare destinata a rafforzare le esitazioni e i sospetti della leadership laburista rispetto alla frazione dei pro-Remain più irriducibili, di cui i sette fanno parte.

CORBYN «DELUSO» MA FERMO NELLA SUA PROPOSTA POLITICA

A stretto giro è arrivata anche la replica del leader labourista che si è detto «deluso» per la scissione e del fatto che i dissidenti abbiano ritenuto di «non poter continuare a lavorare insieme a sostegno delle politiche laburiste che hanno ispirato milioni di persone alle ultime elezioni, nelle quali il partito ha avuto il più grande aumento di voti fin dal 1945». Corbyn ha ribadito quindi la sua linea di «redistribuzione della ricchezza e del potere dai pochi ai molti». E ha rinnovato un appello all'unità sia contro le politiche conservatrici, che lasciano a suo dire «milioni di persone nella miseria» e nell'insicurezza; sia in favore della «credibile e unificante proposta alternativa laburista alla Brexit pasticciata del governo Tory».

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