Peppino Caldarola

Non ci sarà alcuna scissione nel Pd

Non ci sarà alcuna scissione nel Pd

Un partito di fuoriusciti dai dem che guarda a destra e al centro oggi non supererebbe il 3%. Per questo i renziani, pur nei loro deliri di onnipotenza, non romperanno con Zingaretti.

18 Giugno 2019 09.15

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Non credo che ci sarà una scissione nel Pd anche se le cronache raccontano di un clima interno talmente vicino alla rissa da ricordare gli anni di Matteo Renzi (oddio, che paura!). Non credo che se ne andrà qualcuno per due banalissime ragioni: a) perché non conviene, b) perché non saprebbe dove andare.

La scissione della sinistra che portò Pier Luigi Bersani and company fuori dal Pd fu una specie di gesto estremo che partiva dalla convinzione che vi fosse un elettorato di sinistra che, liberatosi da Renzi, potesse tornare a casa, e nella certezza che o se ne andavano loro o venivano cacciati. Quella scissione è finita molto male, con risultati elettorali penosi e molti scissionisti guardano al Pd o sono tornati a casa.

I renziani non hanno interlocutori per un partito di centro

La nuova scissione verrebbe da destra. A farla dovrebbero essere i renziani che sono, da un lato ancora nel pieno del trip del potere, convinti di poter riprendere tutto ciò che «è nostro» (hanno visto Gomorra in tivù), dall’altra non hanno interlocutori per un partito di centro che guardi a sinistra e neppure per un partito di centro che abbia gli occhi al cielo.

I LEADER MEDIATICI NON SOPRAVVIVONO ALLE SCONFITTE

Nessun leader, va ricordato, fra quelli che hanno invaso mediaticamente il Paese, è mai sopravvissuto alla propria sconfitta. Sta provando questa terribile condizione il “minollo” Luigi Di Maio, fra qualche tempo toccherà a Matteo Salvini che si è tolto l’immaginetta di padre Pio e indosserà la maglietta con Donald Trump in costume da bagno e capelli al vento. Anche qui un unicum. Abbiamo avuto tanti leader filo-americani, ma leader al servizio di un presidente degli Usa, mai.

LA SCISSIONE NEL PD DA DESTRA NON SUPEREREBBE IL 3%

Queste leadership sono fragili perché esposte ai mutevoli cambiamenti di umori della pubblica opinione. La stessa che nel giro di qualche mese sposa l’ottimismo di Renzi, il vaffa’ di Di Maio, birra e paure di Salvini. Dove andrebbero, se le cose stanno così, gli eventuali fuoriusciti dal Partito democratico? Facciamo l’ipotesi che possano aggregare Pierferdinando Casini, Carlo Calenda (che è furbissimo e non si metterà mai in mano a perdenti nati), avanzi di Forza Italia e, se hanno culo, anche Gianfranco Rotondi. Pensate che potrebbero mai superare il 3%? Ci vorrebbero la tenacia e la certezza di una base politica che ha avuto Giorgia Meloni per sperare in una decina di anni di vincere qualcosa. Non se ne andranno, quindi.

I RENZIANI INCAPACI DI FARE BATTAGLIE POLITICHE

Il problema è che i renziani che si sono molto lamentati, e spesso non a torto, di una guerra intestina senza regole, non sanno fare le battaglie politiche. Vedete il caso di Luca Lotti. Il ragazzo era stato programmato per fare inciuci col potere, con ogni tipo di potere. È passata la sua stagione politica e lui ha continuato come se nulla fosse. Poi, con un sistema che fa orrore perché dà l’idea di un possibile controllo preventivo su ciascuno di noi, dice quattro cazzate in cene importanti in cui sono coinvolti magistrati ambiziosissimi e famelici di posti.

LOTTI SI ILLUDEVA DI AVERE UN’IMMUNITÀ TOTALE

È evidente che Lotti è uno che non sa stare al suo posto, ma è soprattutto evidente che nei mesi successivi alla trattativa per controllare la magistratura (ma non era meglio se si drogavano invece di perdere tempo con i pm?) ha pensato, e pensa tuttora, di godere di una immunità totale. È per questa immunità totale che sono insorti tutti i renziani. «C’è chi può e chi non può, io può», disse decenni fa il proprietario del Catania, Angelo Massimino, con una frase che starebbe bene in bocca a qualunque renziano/a. Invece «tu non può». Quando Renzi capirà questo semplice concetto la vita del segretario Nicola Zingaretti sarà più tranquilla. Gli resteranno da affrontare altri cacicchi, di dirimere controversie locali, soprattutto di decidersi a fare qualcosa, una a caso. Poi tutti alla ricerca della Zingaretta, un po’ verde, molto social, determinatissima, estranea ai battibecchi di questi anni. Impossibile che non ci sia.

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Commenti: 2

  1. Renato Casaioli 18 Giugno 2019 15:37

    Si lo credo anch’io che non ci sarà nessuna fuori uscita dei renziani o di altri transfughi dal PD. E questo io la ritengo una vera disgrazia, si perché sarebbe un elemento di chiarezza. Tutto questo chiacchiericcio sta in piedi grazie al fatto che Il PD di Zingaretti, non è in grado di darsi un profilo schiettamente socialdemocratico, conseguentemente di costruire nessuna narrazione alternativa al liberismo, nessun racconto che faccia esplodere le contraddizioni al governo attuale e prospetti sentieri diversi da percorrere per uscire da questo cul de sac, in cui ci siamo cacciati. Zingaretti l’ho sempre sostenuto, è un bravo amministratore, ma non ha la più pallida idea di cosa fare da segretario politico. Non ha la stoffa, non ha il carisma, non ha lo spessore intellettuale, la visione politica. Non è in grado di esternare nessun pensiero lungo, attraverso il quale poter far intravvedere percorsi alternativi. Proposte politiche che siano in grado di scaldare i cuori della gente, di far tornare la speranza al mondo del lavoro, di parlare alle imprese, ai giovani che scappano via, di ipotizzare una nuova Europa protagonista nel mondo, a partire dal continente africano, nulla. E’ grazie a tutto ciò che si limita a perdere tempo a parlare per convincere (per fare cosa?) gli esponenti delle correnti, non certo di pensiero, ma autentiche camarille. Con un tipo così, la sinistra non andrà da nessuna parte.
    Casaioli Renato

  2. capire la politica è difficile 18 Giugno 2019 17:16

    Ottima analisi concordo e zingaretti si sta rivelando forse più scaltro di quanto non sembri in questo ruolo di contenimento , di non decisione su chi o cosa debba essere preferibile e su quale corrente dare man forte.
    questo però darà spazio carissimo zingaretti ai giochetti sotto banco, per cui lascia questo ruolo di arbitraggio ad un consiglio di saggi, e punta tutto sulla vittoria alle elezioni a conquistare la gente e a parlare il meno possibile

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