Scissione Pd, Vasco Errani lascia il partito

25 Febbraio 2017 17.04
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Nel giorno della nascita dei Democratici e progressisti a Testaccio, da Ravenna l'ex governatore emiliano-romagnolo e commissario per la Ricostruzione post-sisma Vasco Errani certifica il suo addio al Pd. «C'è bisogno di un nuovo campo del centrosinistra», ha detto. «Non voglio fare un nuovo partito e non lo farò. Vado dentro a nuova avventura ma sono sicuro che non si tratta di un addio. Si tratta invece di provare a dare contributo per ritrovarci in un nuovo progetto diverso da Ulivo e Pd ma con quella ispirazione. Perché io ho solo quella ispirazione». Riferendosi a Matteo Renzi, Errani ha poi aggiunto: «Avrei apprezzato se avesse chiuso l'assemblea nazionale dicendo 'non sono d'accordo con voi, ma il progetto del Pd è più grande'. Un leader deve avere capacità di ascolto. So che le rotture portano rancori e veleni, ma io me ne terrò lontanissimo».

«LA SINISTRA DEL 900 È FINITA». La sinistra del Novecento, ha ammesso, «ha esaurito la sua funzione: dobbiamo reinventarci e studiare proposte nuove. Non basta parlare di riduzione dell'Irpef: dobbiamo contrastare le rendite, colpire le ricchezze che non hanno funzione sociale, domandarci quale funzione pubblica e quale welfare vogliamo». Temi, secondo Errani, su cui è mancato il dibattito all'interno del Pd: «Quando il segretario dice 'niente caminetti, la parola alle primarie', io mi chiedo se è questa l'idea di democrazia che abbiamo nel Pd. Una delega troppo ampia al leader non include ma esclude». L'ex governatore ha poi chiarito di non aver mai chiesto che Renzi non si candidasse. «Ma non mi convince», ha ribadito, «un'idea di democrazia fatta solo dal popolo e dal leader».

«L'addio di Vasco Errani dal Partito democratico», ha commentato il deputato dem Francesco Boccia, «è l'ennesima grave perdita per un partito che ha smarrito, a causa, della leadership renziana i valori politici di base, a partire dall'ascolto di chi non la pensa come il capo». Errani, ha continuato il presidente della commissione Bilancio, «è un pezzo di storia della sinistra italiana e della grande comunità democratica. Spero che chi ha avuto la responsabilità di guida del Pd abbia fatto qualsiasi sforzo per comprendere le ragioni del suo disagio che si somma, purtroppo, a quello di tanti compagni di partito che ci hanno abbandonato in questi 4 anni di segreteria Renzi». Quindi, ha concluso, «voglio considerare quello di Errani come un arrivederci perché il Pd dopo il congresso e con una leadership nuova e plurale dovrà aprire le porte a tutti coloro che credono nel centrosinistra italiano unito».

LO STRAPPO IN MOLISE. Uno strappo di peso quello di Errani che in Emilia soprattutto potrebbe essere seguito da altri esponenti democratici. Intanto nel Pd si registra un altro addio, quello del consigliere regionale del Molise Francesco Totaro. L'annuncio in un post su Facebook. «La politica non è immobilismo», scrive, «per questo, si parte per un nuovo inizio. Ancora una volta sono prevalse le ragioni del cuore, e ho scelto Democratici e Progressisti. Non rinnoverò la tessera del Pd e rassegnerò le dimissioni da capogruppo in consiglio regionale. Ma il mio impegno non cambia. E lavorerò per far si che si possa trovare l'unità di un nuovo centrosinistra nella nostra Regione». A Roma, per la presentazione del nuovo movimento era presente anche il parlamentare molisano Danilo Leva. «È un nuovo inizio», ha commentato sempre su Facebook.

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