Scommesse, lo stop alla pubblicità fa infuriare i gestori

Scommesse, lo stop alla pubblicità fa infuriare i gestori

03 Luglio 2018 19.13
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Stop alla pubblicità di scommesse e giochi con premi in denaro. Il decreto dignità (leggi cosa prevede) voluto dal ministro Luigi Di Maio parla chiaro: l'azzardo non potrà più essere sponsorizzato in alcun modo, dalle magliette delle squadre di serie A fino ai giornali o alle riviste specializzate. Addio dunque ai testimonial vip che negli ultimi anni hanno invaso televisioni e cartelloni pubblicitari strizzando l'occhio a scommesse o videolottery.

SETTORE DEI GIOCHI SU TUTTE LE FURIE. Un provvedimento che ha però fatto infuriare l'intero settore dei giochi, che lancia l'allarme occupazione: «Ci sono migliaia di posti di lavoro a rischio». «Estrema preoccupazione», è stata espressa anche dalla Lega di Serie A, che teme il «dirottamento all'estero dei budget pubblicitari destinati alle nostre squadre». Solo nella passata stagione, infatti, 12 delle 20 squadre della massima serie calcistica hanno avuto una partnership con aziende del comparto betting. «Lo Stato italiano» – sottolinea la Lega – «perderebbe, nei prossimi tre anni, sino a 700 milioni di gettito».

PREVENIRE E LIMITARE LA LUDOPATIA. A favore del provvedimento, invece, si è espresso Damiano Tommasi, presidente dell'Associazione italiana calciatori ringraziato proprio dal ministro Di Maio. Quello dei giochi e delle scommesse è da sempre un settore piuttosto discusso, con provvedimenti che possono variare da regione e regione o, addirittura, da città a città, come accaduto recentemente a Roma, dove la sindaca Virginia Raggi ha deciso di limitare a otto ore l'accensione delle slot su tutto il territorio della Capitale. L'intento è quello espresso dallo stesso Di Maio, quello di prevenire e limitare la ludopatia, il rischio che il gioco possa diventare patologico.

SI RISCHIA L'AUMENTO DELL'ILLEGALITÀ. «Il nostro sistema non ha bisogno di divieti ma di riforme», tuona Stefano Zapponini, presidente di Sistema gioco Italia, la filiera dell'industria del gioco e dell'intrattenimento di Confindustria. «È illusorio poter risolvere il problema delle patologie in questo modo» – sottolinea – «quello che auspichiamo è l'apertura di un tavolo di confronto su un argomento che non può essere affrontato, come è stato fatto, con un decreto d'urgenza». «L'Italia sbaglia a proibire la pubblicità e vedrà aumentare l'illegalità. Meglio regolamentarla in modo stringente», il consiglio dei vertici degli enti regolatori del gioco in Francia e Spagna, citati dall'agenzia Agimeg. Numerosi gli appelli al governo per aprire un tavolo di confronto, nel quale discutere su come regolamentare il settore del gioco e delle scommesse.

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