Perché editori e librai vogliono diminuire gli sconti sui libri

Perché editori e librai vogliono diminuire gli sconti sui libri

14 Dicembre 2018 10.45
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Il 2018 potrebbe essere l'ultimo anno in Italia in cui a librerie, grande distribuzione e store online, è concesso vendere i libri con lo sconto del 15%, 25% in caso di promozioni speciali. La crisi del settore, una ricomposizione delle rappresentanze degli editori e, non ultimo, un governo tendenzialmente favorevole a limitare la libertà d'azione di gruppi internazionali come Amazon a favore dei piccoli negozi italiani potrebbe infatti accelerare la revisione della legge Levi. «Stiamo lavorando a una proposta di legge insieme ai librai che speriamo di portare all'attenzione del governo il 21 gennaio», spiega a Lettera43.it Marco Zapparoli, presidente di Adei, l'associazione dei piccoli e medi editori nata in contrapposizione all'Aie il cui attuale presidente – ironia della sorte – è proprio Ricardo Franco Levi, papà dell'attuale legge che regola le vendite dei libri.

Varata nel 2011, la legge Levi è stata per anni un argine alla totale liberalizzazione degli sconti nelle librerie. Prevede, in estrema sintesi, che durante tutto l'anno sia possibile applicare uno sconto sui libri del 15%. A questo si aggiungono campagne promozionali, vietate nel mese di dicembre, in cui gli editori possono proporre ai librai di scontare fino al 25%, per massimo 30 giorni, variando i titoli sotto promozione. Con questa legge l'Italia si pone a metà strada tra la via francese – dove gli sconti sono permessi solo fino al 5% e, per le librerie online, non sono cumulabili con la gratuità della consegna – e la Gran Bretagna, dove c'è invece libertà nella fissazione del prezzo. La prima strada dà una chance in più alle librerie indipendenti che non potendo fare acquisti in grandi numeri comprano dai distributori (e quindi rivendono) a prezzi più alti; la seconda avvantaggia, oltre agli acquirenti, venditori online e librerie di catena.

IL FRONTE PER LA REVISIONE DELLA LEGGE LEVI

A lungo apprezzata, la legge Levi è da diversi anni sotto tiro da parte delle librerie, soprattutto indipendenti, messe in ginocchio dalla crisi e dall'avanzata di Amazon. Oggi gli store online valgono il 21,5% del mercato trade di varia, le librerie hanno il 70,8% e la Gdo l'8,7%. Nel 2007, le librerie erano al 79% e la Gdo al 17,5%. Già nella scorsa legislatura sono state presentate diverse proposte di legge per ridurre lo sconto massimo, ma sono rimaste lettera morta. Questa volta, però, potrebbe essere diverso. Sulla scrivania del ministro dei Beni e delle Attività culturali Alberto Bonisoli, infatti, sta planando una proposta unitaria firmata dall'associazione Adei, che rappresenta parte degli editori indipendenti (gli iscritti dichiarati sono 300), l'associazione librai italiani, il sindacato librai. «La nostra proposta è rappresentativa del 32% degli editori e dell'80% dei librai» sostiene Zapparoli, che ha recentemente annunciato l'uscita dall'associazione Aie, in polemica con i grandi gruppi. «Il mondo di Aie è parso più proteso a vendere al meglio, non a vendere meglio. A far fuori le scorte, non a ricaricare le esauste batterie di chi si tiene alla larga da quella meraviglia del possibile, dell’immaginario, della conoscenza rappresentata dalla lettura», ha scritto recentemente il presidente Adei.

UNA LEGGE CON LIMITI ALLE PROMOZIONI E SCONTI MASSIMI AL 5%

In realtà anche i grandi gruppi sono favorevoli a ridurre gli sconti, avendo sostenuto nella scorsa legislatura la proposta di tagliarli al 5%, ma secondo Zapparoli non hanno spinto abbastanza in questo senso, non consci «della crisi grave delle librerie che è un problema anche per noi editori: bisogna lavorare di più assieme alle librerie ed è quello che faremo con un tavolo di studio per portare all'attenzione del governo la nostra proposta a fine gennaio». In soldoni, si stratta di uno sconto massimo del 5% e forti limiti alle vendite in promozione, che saranno vietate per diversi mesi (sicuramente novembre e dicembre, ma forse anche nel periodo estivo) e avranno paletti più rigidi. Questo potrebbe creare grossi problemi alla vendita all'interno della grande distribuzione che però, d'altra parte, già da anni è in picchiata.

E DALAI DIVENTA CONSULENTE DEL GOVERNO

Intanto spunta un nuovo interlocutore per il confronto con il governo, forse un po' a sorpresa. Bonisoli, infatti, ha scelto come consigliere Alessandro Dalai. Già direttore generale all'Einaudi dove pubblicò, con grande scandalo, Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano di Gino e Michele, poi artefice della rinascita di Baldini e Castoldi (che però poi è anche fallita) con Va dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro e i gialli di Giorgio Faletti, Dalai fu grande sostenitore della candidatura di Giuliano Pisapia a sindaco di Milano e sostenitore di Nichi Vendola alle primarie del centrosinistra. Adesso, invece, si trova apparentemente su altri lidi ma, al di là della vicenda politica, per il mondo editoriale è un interlocutore consapevole delle criticità del settore. Il mercato del libro italiano vale, secondo gli ultimi dati di Aie, 3,1 miliardi (dati 2017, comprensivi dell'usato e della stima su Amazon), in crescita rispetto agli anni precedenti ma comunque ancora sotto i livelli pre-crisi e con segnali di ralllentamento nel 2018.

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