Scontri a Beirut, spari in strada

Gea Scancarello
26/01/2011

Sunniti pro Hariri contro Hezbollah. Rischio guerra civile.

Scontri a Beirut, spari in strada

Si spara a Beirut, in Libano, dopo la nomina di Najib Miqati come futuro premier (leggi la notizia). Il Paese è sprofondato nel caos, con la capitale assediata dall’esercito e i manifestanti contro Miqati e il partito sciita Hezbollah che hanno imbracciato i mitra e sono scesi per strada.
Gli spari, nella mattina del 25 gennaio, sono ancora rivolti in aria, con il solo scopo di intimidire, insieme ai fuochi appiccati a cataste di pneumatici e cassonetti. Ma l’escalation della tensione è rapidissima, e testimoni sul luogo hanno raccontato a Lettera43.it della capitale assediata, con i negozi chiusi, l’aeroporto circondato e la borghesia cristiana maronita già in fuga verso il confine nord o, addirittura, la Francia.
IL COLPO DI STATO. La violenza è stata scatenata dalla nomina di Miqati da parte di Hezbollah, il partito sciita vicino all’Iran e dotato di ingenti milizie, che aveva già precedentemente fatto cadere il governo dell’ex premier Saad Hariri, sunnita.
Michel Suleiman e Nabih Berri, presidenti rispettivamente del Paese e del parlamento, hanno già firmato il decreto con cui si incarica formalmente l’uomo di Hezbollah di formare il governo: una mossa battezzata come un colpo di Stato dalle oppisizioni.
HEZBOLLAH IN ATTESA. I sunniti sostenitori di Hariri, così come i gruppi schierati  per varie ragioni contro la milizia sciita (leggi il complesso scenario libanese), hanno dato sfogo alla propria rabbia nei pressi di Cola, il quartiere a sud est della città, al confine con Haret Hrek, quartier generale di Hezbollah. A Cola un giornalista di un’agenzia locale è rimasto ferito.
Gli sciiti hanno fino a questo momento mantenuto la calma evitando di ingaggiare una battaglia per strada, ma i cittadini di Beirut si attendono che la situazione precipiti in qualsiasi momento. Le strade cittadine sono impraticabili, con blocchi dell’esercito ovunque e manifestanti con i kalashnikov in mano. Nel frattempo le principali arterie di collegamento del Paese sono interrotte: la strada che da Beirut porta a sud, verso il confine con Israele (frequente epicento di tensioni) è interrotta all’altezza di Sidone, enclave di Hezbollah.
GIORNALISTI SOTTO TIRO. Un’auto della troupe del canale satellitare Al Jazeera è stata presa d’assalto e incendiata a Tripoli, nel nord, da decine di giovani pro-Hariri radunatisi nella piazza centrale della roccaforte del sunnismo libanese. Nessun membro della troupe è stato ferito. Episodi analoghi, diretti contro le tv locali Lbc, Nbn e New Tv, si sono verificati a Beirut e nella valle orientale della Bekaa.
L’esercito libanese ha informato i media di aver alzato al massimo lo stato di allerta. Il rischio che la nazione sprofondi in una nuova guerra civile non è mai stato così alto negli ultimi anni.

Israele: «Con Miqati il terrorismo è al governo»

Scelta di Miqati a nuovo premier è stata bollata da Israele come il via libera a «un’organizzazione terroristica che dispone di 50 mila razzi’ di salire al potere: «Miqati è un uomo d’affari sostenuto da Hezbollah», ha commentato vicepremier Silvan Shalom, esponente del Likud, «un’organizzazione sostenuta dall’Iran, che adesso controllerà l’esercito e la polizia libanese».
Più cauto il governo francese, che con un messaggio del ministero degli Esteri ha invitato il nuovo premier a formare un governo «nell’ambito della Costituzione», tramite il «dialogo» e «al riparo da ogni ingerenza esterna».
Nel documento, viene richiesto a Miqati di «rispettare gli impegni internazionali presi dal Libano. Mentre delle manifestazioni sono in corso, la Francia lancia un appello alle parti in causa perché si «astengano da ogni forma di violenza».
APPELLO DI HARIRI PER LA CALMA. In un discorso in diretta tv, il premier uscente libanese Saad Hariri ha condannato le violenze commesse da alcuni suoi seguaci a Tripoli, nel nord del Libano, a Beirut ovest e a Sidone: «La collera non deve però guidarci verso azioni fuorilegge e lontane dal percorso democratico. Fratelli libanesi, vi invito tutti alla calma», ha detto Hariri, precisando che la «giornata di collera» indetta per protesta contro «il colpo di Stato di Hezbollah», deve restare entro i confini delle proteste civili.