Cosa sappiamo sui nuovi scontri tra Israele e Gaza

Cosa sappiamo sui nuovi scontri tra Israele e Gaza

12 Novembre 2018 16.04
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La nuova ondata di violenza tra Israele e la Striscia di Gaza sembra essersi fermata. Il Comando unificato delle fazioni palestinesi ha fatto sapere che gli sforzi egiziani hanno prodotto «un cessate il fuoco tra la resistenza e Israele». Poco prima il capo di Hamas Ismail Haniyeh si era espresso in termini analoghi affermando che «se Israele ferma la sua aggressione è possibile tornare alle precedenti intese per un cessate il fuoco». Da almeno due giorni lungo la Striscia era riesplosa la violenza con il lancio di razzi da un lato, raid aerei dall'altro. Dalla mattina del 12 novembre si contano già 13 morti (12 palestinesi e un israeliano) e decine di feriti, di cui una ventina israeliani. Tutto è iniziato con un operazione dell'esercito israeliano all'interno della Striscia nella giornata del 11 novembre, durante la quale è morto un soldato israeliano e che ha portato alla morte di sette palestinesi e una capo di Hamas. Il giorno dopo come rappresaglia è arrivata una pioggia di razzi su Israele che ha risposto con nuovi raid aerei. Il premier Benyamin Netanyahu ha convocato questa mattina una riunione del Consiglio di Difesa per esaminare la situazione in corso.

L'OPERAZIONE ISRAELIANA ALL'INTERNO DELLA STRISCIA

La recrudescenza tra i due fronti è riesplosa dopo un conflitto a fuoco nei pressi della Striscia. Hamas ha affermato che gli scontri sono iniziati quando membri di un'unità speciale israeliana sono entrati a Gaza per eliminare un suo comandante militare. Secondo il comunicato, i militari israeliani sono entrati a bordo di un'auto, tre chilometri all'interno della Striscia, hanno raggiunto una moschea e là hanno ucciso il comandante locale di Hamas, Nur Barake. Fonti palestinesi hanno fatto sapere che nello scontro sono morte sette persone, compreso il comandante, e altri sette sono rimasti feriti. Subito dopo l'operazione 17 razzi sono stati lanciati dal territorio palestinese in direzione Neghev senza però causare danni.

LA MORTE DI UN SOLDATO ISRAELIANO

Il 12 novembre l'esercito ha confermato che nel corso delle operazioni un soldato è rimasto ucciso, e un altro leggermente ferito. Secondo le fonti militari l'operazione che ha provocato la morte del comandate palestinese non era nè un tentativo di rapimento nè un'esecuzione mirata. Il capo di stato maggiore dell'esercito Gadi Eisenkot l'ha definita «un'azione importante per la sicurezza di Israele». «Le forze dell'esercito e dell'aviazione», ha proseguito offrendo le condoglianze alla famiglia dell'ufficiale israeliano ucciso, hanno combattuto bene ed eroicamente». L'esercito ha comunque deciso di rinforzare le proprie truppe nel sud ed è pronto ad «operare se necessario, a piena forza».

SPARATI 400 RAZZI VERSO ISRAELE

Il giorno dopo lo scontro le tensioni sono ripartite. Le sirene di allarme antimissili hanno risuonato in continuazione nel Sud di Israele. Un autobus è stato colpito da un colpo di mortaio lanciato dalla Striscia vicino a Sderot. Diversi edifici sono stati colpiti dai razzi palestinesi. Ad Ashqelon un razzo è esploso sul tetto di un condominio, mentre altri palazzi sono stati colpiti a sempre a Sderot e a Netivot, nel Neghev. Vicino ad Ashqelon un altro razzo è esploso in un centro commerciale. Almeno sette feriti, due dei quali versano in condizioni gravi. Dal 12 novembre ad adesso, secondo la Radio Militare, sono stati oltre 400 i razzi sparati.

I RAID DI ISRAELE SULLA STRISCIA: CINQUE MORTI

L'aviazione israeliana, in risposta, ha effettuato circa 50 attacchi nella Striscia (150 dal 12 novembre). Almeno cinque palestinesi sarebbero stati uccisi durante gli attacchi dell'aviazione. Lo riferisce la agenzia di stampa palestinese Maan che ha parlato anche di decine di feriti. Nel rione di Sajaya a Gaza City, secondo fonti locali, un edificio è stato colpito da tiri dell'artiglieria israeliana e le squadre di soccorso stanno accorrendo sul posto. Fonti militari di Tel Aviv hanno detto che con aviazione e carri armati sono stati colpiti oltre 20 obiettivi di Hamas e della Jihad islamica da Nord a Sud. In particolare, ha precisato un portavoce, sono stati colpiti campi di addestramento militare e postazioni di avvistamento. Il fuoco è stato inoltre diretto contro «una cellula di terroristi che lanciavano razzi su Israele».

DISTRUTTA LA TV DI HAMAS

Nel corso dei raid un aereo F-16 israeliano ha centrato a Gaza City la palazzina dove si trovano gli studi centrali della emittente Hamas, la televisione . Lo ha riferito la televisione al-Quds. A quanto pare nell'attacco non si sono avute vittime perche' in precedenza i dipendenti avevano ricevuto un avvertimento da Israele ed avevano lasciato l'edificio. L'aviazione israeliana aveva poi lanciato sul tetto della casa due razzi «di avvertimento».

ABU MAZEN: «È UN'AGGRESSIONE DI ISRAELE»

Il 13 novembre il presidente palestinese Abu Mazen tornerà a Ramallah, in Cisgiordania, dal Kuwait dove era in visita di Stato, vista «l'aggressione di Israele» contro Gaza. Lo ha annunciato, citato dalla Wafa, Hussein al-Sheikh del Comitato centrale di Fatah. L'Autorità nazionale palestinese (Anp) ha anche deciso di inviare aiuti medici ai residenti della Striscia.

L'AVVERTIMENTO UE: «FERMARE I RAZZI SUI CIVILI»

«L'escalation di violenza a Gaza e nelle sue vicinanze nelle ultime ore è molto allarmante», ha riferito il portavoce del servizio di azione esterna Ue. «Il lancio indiscriminato di razzi o di altre azioni che hanno come obiettivo i civili è inaccettabile e deve cessare». «L'Ue esorta entrambe le parti a fare un passo indietro ed evitare ulteriori azioni che potrebbero contribuire all'escalation, mettere a rischio la vita dei civili e a repentaglio i recenti sforzi per ridurre le tensioni. Tutte le azioni violente cessino ora».

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