Razzi e raid su Gaza alla vigilia del Ramadan

Razzi e raid su Gaza alla vigilia del Ramadan

Israele sgancia le bombe, Hamas spara i Qassam dalla Striscia. Quattro morti, tutti palestinesi. Netanyahu convoca consultazioni al ministero della Difesa.

04 Maggio 2019 11.21

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I raid israeliani, i razzi palestinesi. La striscia di Gaza continua a vivere giornate di violenza e guerra, e tra il 3 e il 4 maggio registra almeno quattro morti, tutti palestinesi, tra cui una bambina di 14 mesi e una donna incinta che era con lei. Hamas ha risposto ai raid israeliani nel Nord della Striscia con un fitto lancio di razzi: 150 tra la notte di venerdì e la giornata di sabato, la maggior parte dei quali intercettati dal sistema di difesa di Tel Aviv, ma uno di questi ha colpito una casa in cui viveva una coppia di cittadini israeliani, salvatasi.

FORTE TENSIONE ALLA VIGILIA DEL RAMADAN

Quello che si respira è un clima di forte tensione. L'aviazione israeliana ha colpito 30 obiettivi militari nella Striscia. Sono almeno cinque i morti palestinesi, tre dei quali miliziani di Hamas. Ad alimentare lo stato di incertezza vi è il fatto che due figure di spicco – il leader di Hamas a Gaza Yihia Sinwar e il leader della Jihad islamica Ziad Nahala – si trovano al Cairo per consultazioni con l'intelligence egiziana. Ancora non è chiaro quali istruzioni abbiano da là impartito ai loro miliziani. Finora né Hamas né il ministero degli interni di Gaza hanno dato istruzioni alla popolazione su come affrontare questa nuova crisi che giunge mentre i mercati sono affollati, nella giornata che precede l'inizio del Ramadan, il mese di digiuno islamico.

HAMAS: «REAGIREMO AI CRIMINI ISRAELIANI»

«La resistenza resta pronta a reagire ai crimini commessi dall'occupazione, non consentirà che sia versato il sangue del nostro popolo ed è determinata a difenderlo quando esso marcia pacificamente» al confine con Israele: questo il primo commento espresso da Hamas attraverso il suo portavoce Abdel Latif al-Qanu, mentre da Gaza proseguivano i lanci di razzi. La Jihad islamica ha invece minacciato di colpire importanti obiettivi strategici in Israele, se l'aviazione israeliana non cesserà gli attacchi a Gaza. A essere esplicitamente citati in un comunicato sono la centrale atomica di Dimona, l'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv e i porti di Ashdod e di Haifa. Secondo la radio militare i voli da e per l'aeroporto Ben Gurion sono già stati deviati verso una rotta settentrionale che sorvola la città di Natanya. Il premier e ministro della Difesa israeliano Benyamin Netanyahu, dal canto suo, ha deciso di lasciare la propria residenza, malgrado il riposo sabbatico, e di recarsi per consultazioni nella sede del ministero a Tel Aviv. Il governo israeliano ha chiuso i valichi con Gaza.

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