Trump e il boomerang del pregiudizio

23 Gennaio 2019 16.35
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Come nelle barzellette che iniziano con «ci sono un americano, un italiano e un tedesco…», venerdì 18 gennaio 2019 si sono trovati davanti al Lincoln Memorial di Washington tre gruppi completamente diversi e per motivi completamente diversi. Il primo era composto da cinque persone appartenenti ai Black Hebrew Israelits, una specie di setta religiosa che promuove valori cristiani ed ebraici e che pensa che il popolo nero sia il prescelto da Dio. Il secondo era un gruppo di nativi americani, quasi tutti anziani, arrivato nella Capitale per la marcia degli indigeni suonando tamburi, pregando e ballando. L’ultimo era un gruppo di studenti di un liceo del Kentucky la maggior parte dei quali indossava un cappellino rosso con la scritta «Make America great again», lo slogan di Donald Trump. Gli studenti erano arrivati dal Sud in pullman per protestare contro l’aborto. Tre gruppi completamente diversi non solo per etnia, ma anche per età e idee politiche. Il più numeroso era quello dei ragazzini che hanno cominciato a urlare slogan contro l’aborto, facendo arrabbiare il gruppo degli israeliti, che a loro volta hanno cominciato a insultarli. La tensione è salita insieme con i toni. A un certo punto, uno degli studenti si è spogliato e ha cominciato a intonare l'inno della scuola seguito da tutti i compagni.

IL FACCIA A FACCIA TRA IL NATIVO E IL LICEALE

A capo dei nativi c'era Nathan Phillip, membro della tribù Omaha e veterano dei Marines. Dopo un’ora di tensione, ha deciso di fare qualcosa per calmare gli animi. Battendo sul tamburo e recitando una preghiera, si è avvicinato lentamente agli studenti, come a dire di smetterla. Dopo pochi passi si è trovato faccia a faccia con Nick Sandmann, un ragazzo del liceo, che gli ha bloccato la strada. Si sono così trovati uno di fronte all’altro: Phillips sembrava preoccupato, mentre sul volto di Sadnmann c’era un sorriso di sfida. Phillips poteva essere suo nonno. Non è successo nulla: nessuno si è fatto male, nessuno è stato arrestato. Poco dopo i gruppi si sono allontanati.

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LE VERSIONI DEL VIDEO E LA VITTORIA DEGLI STEREOTIPI

Il video dell’incontro tra generazioni, etnie e posizioni politiche diverse invece è diventato virale. Anche se lo si guarda senza audio, si ha subito l’impressione che Sandmann e i suoi compagni, tutti maschi, tutti trumpiani e tutti arrivati da lontano per dire la loro sui diritti riproduttivi delle donne siano dalla parte del torto. Appaiono violenti, arroganti, pronti alle botte. Si sono sprecati gli articoli di fondo sui giornali, le discussioni sulla Cnn e altre reti "democratiche" su come Trump abbia rovinato una generazione, quella dei ragazzini, che davanti alle minoranze si presenta in modo aggressivo e violento. Phillips ha raccontato come molti ragazzi urlassero «Build the Wall» e altri slogan pro Trump. Il giorno dopo, invece, sono arrivati video più lunghi che mostravano una situazione molto diversa: sì, i ragazzini cantavano l'inno della scuola; sì, uno di loro si era tolto la maglietta, un segno, se si vuole, un po’ arrogante e anche un po’ stupido, viste le temperature bassissime degli ultimi giorni. Ma pare che nessuno abbia urlato slogan politici, o razzisti. I giornalisti di destra hanno così preso la palla al balzo pubblicando editoriali su come sia facile cadere in stereotipi e di come indossare un cappellino di Trump equivalga automaticamento a essere catalogato come violento o aggressivo.

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TRUMP HA DIVISO L'AMERICA

Questo incidente, fortunatamente finito senza violenza, è indicativo di come la decisione di indossare un cappellino pro Trump sia di per sé considerata una provocazione, e questo non dovrebbe sorprendere: negli ultimi due anni, flotte di donne e uomini bianchi con cappellini rossi hanno inondato le notizie con atti di violenza e insulti, per cui è facile, soprattutto quando sono presenti anche minoranze, pensare al peggio. Che Trump abbia incitato chi lo segue alla violenza è dimostrabile guardando i video della sua campagna elettorale. Che la sua sia una politica che invece di unire, divide gli americani non è purtroppo una novità. Che ci siano persone che, malgrado le proprie idee politiche, sono in grado di essere relativamente civili è, forse, solo un caso.

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