Le scoperte scientifiche più importanti del 2018

17 Dicembre 2018 16.49
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La classifica della rivista Science, punto di riferimento per l'opinione pubblica mondiale, verrà svelata soltanto giovedì 20 dicembre. Nell'attesa, Lettera43.it ha scelto quelle che considera le cinque scoperte scientifiche più importanti del 2018. Dalle esplorazioni spaziali alla medicina, dal cambiamento climatico alle più antiche forme d'arte nella storia dell'uomo: ecco quali sono i fatti che secondo noi hanno segnato l'anno che sta per finire e che meritano di essere ricordati.

1. UN LAGO D'ACQUA SALATA NEL SOTTOSUOLO DI MARTE

Nel mese di agosto 2018, a circa 1,5 km sotto i ghiacci del Polo Sud di Marte, è stato individuato un grande lago di acqua liquida e salata. La scoperta, una delle più importanti degli ultimi anni, è stata fatta dal radar italiano Marsis della sonda Mars Express, ed è stata pubblicata su Science. Il lago ha tutti i requisiti per ospitare la vita ed è protetto dai raggi cosmici, elementi che potrebbero far pensare all'esistenza di una nicchia biologica. Ha una forma vagamente triangolare, un diametro stimato di circa 20 km e potrebbe avere una profondità di qualche metro. Per scoprirlo sono state usate le stesse tecniche radar impiegate per lo studio dei laghi in Antartide. Marsis, hanno spiegato i ricercatori, ha rilevato un picco simile a quello individuato in Groenlandia, in corrispondenza di un lago nascosto sotto i ghiacci. Dopo aver escluso tutte le altre ipotesi, il team di scienziati italiani (composto da R. Orosei, S. E. Lauro, E. Pettinelli, A. Cicchetti, M. Coradini, B. Cosciotti, F. Di Paolo, E. Flamini, E. Mattei, M. Pajola, F. Soldovieri, M. Cartacci, F. Cassenti, A. Frigeri, S. Giuppi, R. Martufi, A. Masdea, G. Mitri, C. Nenna, R. Noschese, M. Restano e R. Seu) ha quindi concluso che non potesse trattarsi d'altro che di un lago d'acqua salata.

2. DODICI ANNI PER SALVARE LA TERRA DAL CLIMATE CHANGE

I leader di tutto il mondo hanno 12 anni di tempo per evitare lo scenario peggiore del cambiamento climatico e scongiurarne gli effetti più catastrofici. L'allarme è stato lanciato a ottobre dall'Ipcc (Intergovernmental panel on climate change), un gruppo di scienziati che lavora per l'Onu. Il report pubblicato online sottolinea come le emissioni di anidride carbonica debbano arrivare a zero entro il 2050, affinché l'aumento delle temperature globali resti sotto gli 1,5 gradi rispetto all'era preindustriale. Perché ciò avvenga, le emissioni devono ridursi del 45% di qui al 2030, cioè nell'arco di 12 anni. Occorre dire definitivamente addio al carbone e sviluppare nuove tecnologie in grado di "ripulire" l'atmosfera. In caso di fallimento, la Terra si scalderà di 2 gradi mettendo a rischio la vita di centinaia di milioni di persone. Le conseguenze? Il numero di coloro che non hanno accesso all'acqua raddoppierà, la scarsità alimentare nell'Africa sahariana e subsahariana, nel Mediterraneo, nell'Europa centrale e nell'America del Sud si intensificherà, la produttività di granturco, riso e grano sarà dimezzata. Mentre in assenza di interventi, continuando cioè a produrre CO2 ai ritmi attuali, le cose sono destinate ad andare ancora peggio, con un riscaldamento previsto di 4,8 gradi entro il 2100.

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3. L'ANNUNCIO DEI PRIMI ESSERI UMANI OGM

Alla fine di novembre stata annunciata in Cina la nascita dei primi esseri umani con Dna modificato: due gemelline, il cui patrimonio genetico è stato manipolato con la tecnica Crispr-Cas9. A dare la notizia il ricercatore He Jiankui, dell’Università di Shenzen. Nel corso di un convegno che si è tenuto a Hong Kong, il ricercatore ha spiegato che la sua intenzione non era quella di curare o prevenire malattie ereditarie, ma rendere l’organismo resistente al virus dell'Hiv. Finora la tecnica Crispr-Cas9 era stata usata solo su cellule somatiche umane, mai su quelle riproduttive o sugli embrioni. Secondo molti genetisti è ancora in fase sperimentale, dunque non sarebbe del tutto sicura. E il genetista americano George Church, dell’Università di Harvard, ha denunciato: «L’obiettivo principale dei ricercatori era sperimentare la tecnica di editing del Dna, non evitare la malattia».

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4. IL "VACCINO"-TERAPIA CONTRO IL CANCRO

A settembre i ricercatori dello Scripps Research Institute di La Jolla, in California, hanno pubblicato uno studio su Proceedings of the National Academy of Sciences, in cui hanno spiegato di aver realizzato un "vaccino" sperimentale in grado di stimolare il sistema immunitario per combattere il cancro. La terapia si è dimostrata capace di curare il melanoma nei topi e di evitare le recidive. Il risultato è stato ottenuto aggiungendo una molecola chiamata diprovocim a un vaccino anti-cancro già esistente. La molecola ha funzionato come adiuvante, attivando le cellule del sistema immunitario delle cavie e indirizzandole contro il tumore. Non si tratta quindi di un vaccino vero e proprio che impedisce di ammalarsi, bensì di una terapia per curare soggetti già colpiti. Il 100% dei topi, in ogni caso, ha risposto al trattamento con un tasso di sopravvivenza del 100% a 54 giorni di distanza. Nello studio, che apre nuove prospettive per la lotta contro i tumori, si legge: «I nostri dati suggeriscono che il diprovocim supporta il successo dell’immunoterapia anti PD-L1 aumentando il numero e l’attivazione dei linfociti T citotossici (Ctls) capaci di rispondere a questo inibitore».

5. LE PIÙ ANTICHE FORME D'ARTE DELL'HOMO SAPIENS

A novembre è stata scoperta la più antica opera d'arte rupestre del mondo. Il dipinto si trova nel Borneo, nel Sud-Est asiatico, in una grotta calcarea di Lubang Jeriji Saléh, località nella parte orientale dell’isola. Raffigura un animale che somiglia a un toro di colore rosso. La scoperta è stata fatta da un gruppo di ricercatori della Griffith University di Brisbane, in Australia, ed è stata pubblicata sulla rivista Nature. L'opera avrebbe almeno 40 mila anni e sarebbe quindi la più antica forme d'arte dell'Homo Sapiens mai scoperta. Supera infatti i disegni ritrovati nella grotta Chauvet, nei pressi di Vallon-Pont-d’Arc, in Francia, realizzati circa 37 mila anni fa. Attenzione però: sempre nel 2018, per la precisione a febbraio, in almeno tre grotte della Spagna sono state ritrovate decorazioni ancora più antiche – silhouette di animali, mani, clave e linee geometriche color ocra e nero – risalenti ad almeno 65 mila anni fa e realizzate dai Neanderthal, prima ancora dell'avvento dei Sapiens.

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