«Scordatevi la ripresa»

Redazione
04/10/2010

«L’Italia ha semplicemente atteso che i conti del 2008 peggiorassero». E non aggancerà la ripresa. Sgombra il campo da ogni...

«Scordatevi la ripresa»

«L’Italia ha semplicemente atteso che i conti del 2008 peggiorassero». E non aggancerà la ripresa. Sgombra il campo da ogni illusione l’economista Giacomo Vaciago, direttore dell’Istituto di Economia e Finanza nell’Università Cattolica di Milano, secondo cui il nostro Paese non è intervenuto in modo deciso per reagire alla crisi.
Insomma, anche se i dati diffusi dall’Istat mostrano un lieve miglioramento dei conti pubblici nel primo trimestre del 2010 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, è «Meglio non farsi troppe illusioni. Il 2010 è un anno anomalo. Di ripresa sì, ma molto diseguale.
La crisi non è ancora finita e il dato medio annuo sarà, alla fine del 2010, simile a quello del 2009».
Secondo Vaciago l’Italia si trova nel limbo: «Non siamo né nella situazione di Irlanda, Francia o Spagna, che hanno adottato politiche di spesa pubblica espansiva, né in quella della Germania con la sua politica fiscale prudente, che adesso vede già dei risultati positivi».

C’è una responsabilità delle imprese

Ma per L’economista la colpa dell’attuale situazione non è solo della politica. Parecchie responsabilità hanno anche le imprese. Solo «chi ha capito il “nuovo mondo” si merita la salvezza», ha dichiarato Vaciago commentando l’intervista a Guglielmo Epifani pubblicata lunedì 4 ottobre sul quotidiano la Repubblica.
Secondo il segretario nazionale della Cgil, «un milione di persone sta rischiando di non avere più un reddito: non il lavoro, non la pensione, non la cassa integrazione o la mobilità». Colpa anche delle imprese, secondo Vaciago. La fine del tunnel inizieranno a vederla solo in pochi, quelli che «hanno capito che il nuovo mondo è guidato dal Brasile, dall’India e dalla Cina.
Chi sposta l’attenzione su questi tre nuove potenze economiche si salverà. Tutti gli altri sono destinati a fallire. È l’unica opzione», ha aggiunto l’economista, «per chi ha dormito finora e ha sognato che la ripresa ci sarà comunque».