Scravattati e felici

Anna Franco
21/01/2011

Tra stilisti e volti celebri si fa largo la moda del collo libero.

A molti uomini, davanti all’armadio, capita di invidiare la propria compagna semplicemente perché lei non è obbligata al solito “cappio al collo”. Quella famosa striscia di stoffa di diversa foggia, dimensione, colore o fantasia che spesso viene vissuta come un’imposizione, soprattutto quando il termometro segna i 40 gradi.
Per fortuna, le cose stanno cambiando. A guardar bene, infatti, sulle passerelle della moda maschile e tra i suoi rappresentanti più in vista, si vanno diffondendo sempre di più gli “scravattati”, cioè quelli che, anche nelle occasioni più eleganti, rinunciano fieri a quest’accessorio che risale addirittura al III secolo a. C (guarda la gallery degli scravattati).
UNA SCELTA ECOLOGICA. Del resto, non è solo una questione di tendenze, ma anche di ecologia. Nel 2005, il premier giapponese Koizumi invitò i suoi compatrioti a recarsi al lavoro senza cravatta per ridurre l’utilizzo estivo dei climatizzatori negli uffici. In quella giornata, pare che il Giappone abbia risparmiato 70 milioni di kilowattora. Nell’estate del 2007, anche l’Eni imitò l’Impero del Sol Levante consigliando ai dipendenti di andare in ufficio senza giacca e cravatta, proprio per ridurre l’utilizzo dell’energia elettrica.