Antonietta Demurtas

Scuola o casa di riposo?

Scuola o casa di riposo?

30 Agosto 2011 17.13
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Le ultime modifiche alla manovra anticrisi, con i loro pesanti interventi sulle pensioni, rischiano di mandare in fumo la riforma messa a punto dal ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. Soprattutto sul fronte della regolamentazione degli oltre 500 mila precari che vedevano nel turnover l’unica chance per diventare insegnanti di ruolo.
La novità secondo cui il servizio militare e gli anni di università, anche se regolarmente riscattati, non sono più riconosciuti ai fini della maturazione dell’età pensionistica (che deve essere di 40 anni), è infatti una modifica che va a incidere soprattutto sul mondo della scuola dove c’è la più alta concentrazione di personale laureato.
«Solo nella scuola ogni anno ci sono in media 30 mila pensionamenti di docenti, dirigenti e Ata di cui circa l’80% è personale laureato», ha commentato con Lettera43.it Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil, il sindacato della scuola.
PENSIONE RIMANDATA PER SEI ANNI. Ma ora le nuove misure in tema di pensionamento potrebbero prolungare l’uscita dal lavoro sino a sei anni. «Un tempo che diventa infinito se si aggiunge un anno per la finestra mobile nella scuola».

A rischio il turnover e il piano triennale sulle immissioni di ruolo

Addio quindi al turnover, presentato dalla Gelmini come uno dei fiori all’occhiello della sua tanto contestata riforma. E soprattutto addio al Piano triennale sulle immissioni in ruolo presentato dal ministro dell’Istruzione, secondo cui in base a i posti lasciati liberi dai neo pensionati, dovevano essere assunti circa 130 mila nuovi docenti: 66 mila nel 2011, circa 27 mila nel 2012 e altrettanti nel 2013. «Peccato che ritardando i pensionamenti le prospettive di stabilizzazione nei prossimi anni non ci saranno né per i precari, né per i neolaureati che intendono intraprendere la professione di insegnante», ha aggiunto Pantaleo.
SINDACATI SUL PIEDE DI GUERRA. Una prospettiva che preoccupa i sindacati. «Ancora il provvedimento non è scritto, stiamo intervenendo con la massima fermezza», ha assicurato il segretario generale della Cisl scuola Francesco Scrima per il quale: «I patti si rispettano, gli insegnanti che hanno pagato per riscuotere il loro titolo di studio non possono essere presi in giro in questo modo. Si è fatto un piagnisteo per il contributo di solidarietà che colpiva chi guadagnava dai 90 ai 150 mila euro lordi l’anno e ora si cerca di bastonare i docenti?», si è chiesto Scrima, «una categoria di lavoratori che con 40 anni di contribuzione non raggiunge nemmeno i due mila euro di stipendio al mese».
DA RIFORMA A CONTRORIFORMA. E così a due settimane dall’inizio della scuola si parla di «un’opera mirata di demolizione del sistema scolastico pubblico fatta attraverso tagli e una campagna ideologica che vuole dipingere la scuola come un carrozzone», ha detto Pantaleo, secondo il quale più che una riforma, quella della Gelmini sta assumendo i toni di una controriforma.
Non è solo sul ritardo dei pensionamenti che c’è preoccupazione, ma anche per «il colpo inferto all’autonomia: l’ultimo provvedimento sui plessi scolastici presente in questa manovra elimina le strutture sotto i mille studenti costringendoli ad accorparsi in istituti giganti e senza una identità», con evidenti contraccolpi anche sul personale scolastico.

Poco entusiasmo sulle 66 nomine previste per fine agosto

Nessun ottimismo sembra infine arrivare dalla notizia delle nomine di 30 mila insegnanti a tempo indeterminato e 36 mila Ata (personale ausiliario, amministrativo, tecnico), che il ministro ha assicurato entro il 31 agosto.
«Sulle immissioni in ruolo ci sono situazioni caotiche, chissà alla fine quanti saranno davvero gli assunti», ha detto Pantaleo riferendosi al fatto che le nuove nomine avvengono sulla base sia della graduatoria 2011 sia su quella del 2010 che la Corte Costituzionale ha già definito illegittima perché prevede l’immissione in coda e non a pettine. Un criterio che penalizza gli insegnanti del Sud. «Ma molti uffici regionali stanno comunque accantonando parte dei posti vacanti in attesa di una sentenza del giudice ordinario che chissà quando arriverà». E così il sindacato della Cgil scuola ipotizza che su 66 mila assunzioni promesse per quest’anno, «almeno il 20% non saranno portate a termine».
MEZZO MILIONE DI PRECARI. E scetticismo c’è anche sul fronte delle supplenze. A spaventare sono ancora una volta i numeri: «Abbiamo 240 mila docenti abilitati iscritti nelle graduatorie a esaurimento e 40 mila Ata», ha spiegato Pantaleo. Ma a questi si aggiungono «altri 300 mila docenti non ancora abilitati che fanno supplenze brevi e che aspettano di essere inseriti nelle graduatorie ufficiali per passare di ruolo», ha aggiunto Scrima.
Un esercito di 500 mila precari che comunque, aldilà dei tagli o degli investimenti, non potrà essere interamente assunto: «Sarà complicato gestire un così drammatico squilibrio tra domanda e offerta di lavoro», ha ammesso Scrima, che invita tutti a fare uno sforzo di realismo: «Davanti a questi numeri non servono campagne di partito. Bisognerebbe evitare di introdurre elementi di tensione nel mondo del precariato e agire con saggezza».
PAZIENZA ESAURITA TRA I LAVORATORI. Un esercizio di pazienza che molti precari della scuola non sono disposti a praticare: «Dopo le scelte devastanti fatte dal governo in materia di istruzione: 140 mila docenti in meno, 8 miliardi di euro di tagli, blocco dei contratti fino al 2013, cancellazione degli scatti di anzianità, rinvio di due anni del Tfr, interventi sulla disabilità e le politiche di integrazione, ci aspettavamo un po’ di tregua», ha detto il segretario della Flc Cgil riferendosi alla ristrutturazione del sistema scolastico fatta in seguito alla manovra del 2008.
Ma la notizia delle pensioni ha creato un ulteriore allarme nel mondo scolastico: «Qui si è già raschiato il fondo del barile, ora si doveva parlare di investimenti. Alla scuola bisognerebbe dare un risarcimento non infliggerle ulteriori pene», ha commentato Scrima.
Invece, si va di male in peggio, «questo è quello che vuole il governo: mercificare sempre più il sistema dell’istruzione pubblica a favore di quella privata».
UN ALTRO AUTUNNO DI PROTESTE. Sarà quindi un altro autunno caldo che a partire dallo sciopero generale del 6 settembre vedrà la Cgil scuola impegnata in azioni di volantinaggio, assemblee aperte in tutte le scuole e una manifestazione insieme con la funzione pubblica il 22 ottobre. «Sappiamo che la partita è delicata, bisogna mettere in campo proposte credibili», ha concluso Scrima, che con tutta la Cisl si troverà l’1 settembre a protestare davanti al Senato.

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