Se il Cairo spaventa Berlino

Redazione
03/02/2011

da Berlino Pierluigi Mennitti Nel giorno in cui l’Europa trova a Bruxelles una tardiva e comune posizione sulla questione egiziana,...

Se il Cairo spaventa Berlino

da Berlino
Pierluigi Mennitti

Nel giorno in cui l’Europa trova a Bruxelles una tardiva e comune posizione sulla questione egiziana, la Germania comincia a farsi i conti in tasca e scopre che un rivolgimento politico al Cairo può costare caro alle tasche del contribuente tedesco.
La Bild è venuta in possesso di un documento interno che circola nelle stanze del ministero dell’Economia, dal quale si evince che il governo di Berlino segue con molta preoccupazione l’evoluzione della rivolta nello strategico paese arabo, non solo per le conseguenze politiche che esso è in grado di innescare, ma soprattutto per quelle economiche. E se l’Egitto appare lontano sulla carta geografica (nonostante non sfugga a nessuno che, in tempi di globalizzazione, vicende che accadono dall’altra parte del Mediterraneo avranno ripercussioni anche nel cuore dell’Europa), la particolare vocazione all’export dell’economia tedesca annulla in un colpo tutti i chilometri di distanza.
PAURA PER L’EXPORT. «Secondo il documento ministeriale», ha rivelato il quotidiano popolare, «gli impegni di pagamento del governo del Cairo garantiti attraverso le cosiddette fidejussioni Hermes, assicurazioni di credito statali sulle esportazioni, ammontano al momento a 187,4 milioni di euro e, nel caso venissero meno i rapporti commerciali avviati, i contribuenti tedeschi sarebbero costretti a ripianare le perdite milionarie».

I business a rischio: dalle forniture di autoambulanze alla produzione di laminati

Le carte governative sono piuttosto dettagliate. Gli attuali affari più consistenti, coperti dalle garanzie dei contribuenti tedeschi, sono rappresentati per 66 milioni di euro dalle forniture di autoambulanze e piccole cliniche trasportabili, per 44 milioni da impianti per la produzione di laminati, per 8 milioni da commesse di gru meccaniche e per 6 milioni ciascuna da forniture di tubature per la costruzione di pipeline e di tecnologie mediche. «A queste cifre, vanno aggiunte coperture promesse per affari ancora in fase di trattativa, che ammontano a 61,4 milioni di euro, così come garanzie per investimenti di capitale nell’ordine di milioni di euro».
INVESTIMENTI PER 350 MILIONI DI EURO. Le imprese tedesche, ha proseguito la Bild, sono impegnate in investimenti diretti in Egitto per circa 350 milioni di euro, soprattutto nei settori tradizionali dell’export tedesco, come la costruzione di macchinari, le telecomunicazioni, l’industria dei concimi e gli impianti e le tecniche per l’estrazione di petrolio e gas: «Un collasso dello Stato egiziano colpirebbe sensibilmente l’economia delle esportazioni della Germania».
GLI AFFARI CON IL CAIRO. Lo scambio commerciale fra Berlino e il Cairo è di tutto rispetto e rappresenta una quota rilevante dell’intero volume dell’export tedesco. Secondo i dati del ministero dell’Economia, soltanto nel 2009 le esportazioni tedesche nel paese arabo del Nordafrica hanno raggiunto la cifra di 2,66 miliardi di euro, a fronte di 832 milioni di importazioni. Tra i settori trainanti, quello dei macchinari, autoveicoli, prodotti chimici ed elettronica. Al contrario, la Germania acquista dall’Egitto petrolio e gas, prodotti tessili e agroalimentari, tipo la frutta esotica che ha ormai invaso tutti i mercati ortofrutticoli tedeschi.

Brüderle: «Seguiamo con apprensione la situazione egiziana»

Interpellato dai giornalisti della Bild, il ministro dell’Economia Rainer Brüderle ha confermato «di seguire costantemente e con molta attenzione l’evoluzione della situazione al Cairo e nelle altre città coinvolte dalla rivolta», anche attraverso le sue particolari ambasciate rappresentate da esperti economisti presenti sul luogo e dalla camera di commercio.
IL SOSTEGNO ALLA POLITICA ESTERA. «Un’economia funzionante», ha concluso il ministro, «è decisiva per il benessere dell’intero Paese arabo, e per questo motivo i rapporti commerciali esistenti, così come le misure intraprese da Berlino per il sostegno alla politica estera economica, restano tutte in piedi». Guardando quelle cifre, il costante monitoraggio degli eventi egiziani da parte di Berlino pare oggi, legittimamente, del tutto interessato.