Se il fan si trasforma in killer

Cristina Brondoni
05/12/2010

Da Lennon a Shaeffer: celebrità uccise dagli ammiratori.

John Lennon uscì dalla sua residenza di Manhattan nel tardo pomeriggio dell’8 dicembre 1980 e incontrò un fan che gli chiese un autografo e gli strinse la mano. Proprio mentre il cantante firmava la copertina del suo ultimo album, Double Fantasy, il fotografo Paul Goresh scattava una memorabile foto.
Poi, ci si può immaginare che le cose siano andate come di solito vanno tra star e fan: un sorriso, magari veloce, e via, l’artista che prosegue il suo cammino e il fan che resta lì, ancora un po’ incredulo per la fortuna capitata e già svanita.
Quella stessa sera, poco prima delle undici, John Lennon, in compagnia della moglie Yoko Ono, incontrò lo stesso fan che gli aveva stretto la mano ore prima: «Ehi, Mr. Lennon! Sta per entrare nella storia», disse lui. E poi scaricò sul cantante quattro colpi di pistola. Trasportato d’urgenza al Roosevelt Hospital, Lennon venne dichiarato morto venti minuti dopo. Questa, in breve, la cronistoria dell’assassinio di John Lennon. Ma perché il fan ha voluto la sua morte?
Secondo quanto emerso, Mark David Chapman, il fan omicida, era un fervente cattolico che mal tollerava l’affermazione fatta dall’artista nella canzone God secondo cui «Dio è solo un concetto con il quale misuriamo il nostro dolore» e aveva anche da dire qualcosa sul testo di Imagine, in cui Lennon paventava un futuro senza divisioni provocate dalle diverse religioni.
Chapman, naturalmente, aveva una mente disturbata. Durante le perizie psichiatriche parlava di una sua immedesimazione con il Giovane Holden di J.D. Salinger e con la Dorothy de Il mago di Oz. Tra l’altro faceva discorsi al “piccolo popolo”, un gruppo di ometti presente solo nella sua testa. Chapman era stato un fan indefesso dei Beatles, e di Lennon in particolare, ma col tempo aveva iniziato a pensare che il cantante avesse tradito gli ideali suoi e di tutta una generazione e, quindi, aveva deciso di punirlo. Uccidendolo.

Da stalker ad assassino

Affetto da una vera e propria ossessione era Robert J. Bardo che, nel 1989, uccise l’attrice americana Rebecca Shaeffer. Rebecca aveva 21 anni, recitava nella sitcom My sister Sam e, poco prima della sua tragica morte, era stata contattata per una parte ne Il Padrino – parte terza.
La mattina del 18 luglio, Bardo suonò alla porta di Rebecca, lei gli aprì e lui le chiese di firmargli un autografo. Lei acconsentì, lo congedò chiedendogli di non farsi rivedere e chiuse la porta. Il gesto di Rebecca non fu dettato da un moto di stizza, ma dal fatto che Bardo era il suo stalker personale da anni.
Quel giorno, lo stalker bussò ancora alla porta di Rebecca e, quando lei aprì, lui le sparò. Più avanti, interrogato, disse che lei aveva uno sguardo freddo. Bardo non era nuovo a episodi del genere.
La Shaeffer era entrata in gioco dopo che il suo precedente oggetto del desiderio, la tredicenne attivista americana Samantha Smith, morì in un incidente aereo. Bardo era riuscito a ottenere informazioni sulla Schaeffer grazie a un detective privato e l’idea gli era venuta leggendo sui giornali dell’aggressione all’attrice Teresa Saldana (la moglie televisiva del Commissario Scali) da parte dello scozzese Arthur R. Jackson che, prima di accoltellare (fortunatamente non a morte) la star dei suoi sogni, si era rivolto, per le informazioni, appunto a un detective privato. Bardo prese lo spunto e fece di peggio. In seguito all’aggressione mortale a Rebecca Shaeffer, gli Stati Uniti vararono la prima legge anti stalking.

Dalla tivù alla vita reale

Ma c’è anche chi uccide in famiglia, magari sentendosi come il personaggio di una serie tivù con il quale, forse, condivide un’oggettiva quanto vaga somiglianza.
Andrew Conley, diciassettenne americano, era un fan di Dexter protagonista dell’omonimo telefilm. Dexter è un serial killer buono, una sorta di giustiziere che se di giorno dà una mano alla scientifica con le indagini, di notte fa piazza pulita di stupratori e maniaci omicidi. Andrew lo scorso anno, subito dopo il giorno del Ringraziamento, ha ucciso strangolandolo il fratellino di dieci anni, colpevole di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Le perizie sul giovane assassino hanno parlato di un lieve disturbo bipolare, non abbastanza per richiedere l’infermità mentale (che negli Stati Uniti è riconosciuta con una certa qual parsimonia). Conley dovrà restare in carcere per il resto della sua vita, senza possibilità di chiedere la libertà sulla parola.

Da supporter a fanatico

Ma perché il fan si trasforma in killer? In qualche caso, è semplicemente un fanatico che cova un odio non troppo recondito nei confronti di un personaggio pubblico, come nel caso del tossicodipendente Michael Abram che alla fine del 1999 accoltellò l’ex chitarrista dei Beatles George Harrison semplicemente perché era ossessionato dall’idea che la loro musica fosse demoniaca.
In genere, per sua natura, il fan adora tutto quello che la sua star preferita fa o dice. Cantanti e attori (ma anche presentatori, politici, veline, calciatori e, in qualche caso, maniaci omicidi e serial killer) hanno il loro seguito di ammiratori e, c’è da aggiungere, senza i loro applausi (e i loro acquisti), carriere, vite e stipendi delle star non sarebbero poi molto diversi da quelli di impiegati e commesse.
I fan amano, seguono e difendono i loro beniamini, al punto che alle morti di celebrità (come Marilyn Monroe e Michael Jackson) generalmente si registra un picco di suicidi tra gli ammiratori.
Però, c’è anche chi è affetto da disturbi della personalità tali da riuscire a credersi allo stesso livello della star, tanto da rimanere stupito che quest’ultima non lo consideri alla stregua di un fidanzato. I fan di questo tipo riescono a leggere messaggi a loro indirizzati in canzoni e interpretazioni cinematografiche o televisive.
Sono convinti, in qualche caso, che la cantante abbia guardato nell’obiettivo sorridendo proprio a loro, seduti composti davanti alla tivù, ovviamente incuranti dello spazio-tempo. Il fan di questo tipo, forse, vorrebbe essere la star o avere un ruolo di spicco (fidanzato, amico del cuore, amante) al suo fianco per riscuotere, parimenti, sorrisi, successo e soldi.
E forse questo personaggio, che vive di fantasie evidentemente malate, se individuato (magari su segnalazione della star) andrebbe semplicemente curato prima di diventare un pericolo per sé e per gli altri.