Se il mondo è più unito dell’Europa

Corrado Clini
02/04/2020

Un giorno dopo la decisione del governo italiano di chiudere i voli da e per la Cina, il premier cinese...

Un giorno dopo la decisione del governo italiano di chiudere i voli da e per la Cina, il premier cinese Li Keqiang aveva chiesto aiuto all’Europa per far fronte all’emergenza coronavirus. E la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen rispose immediatamente fornendo alla Cina 12 tonnellate di forniture mediche e sanitarie.

Eravamo all’inizio di febbraio, e la Cina stava affrontando non solo la gravissima emergenza sanitaria ma anche una forte pressione politica internazionale finalizzata al suo isolamento ed alla accelerazione del disimpegno dal suo territorio dei siti produttivi delle imprese europee ed americane: i teorici dell’economic decoupling, ovvero dello “smontaggio” dell’integrazione delle catene produttive tra la Cina e le altre economie sviluppate, avevano percepito il coronavirus come il “flagello di Dioche avrebbe liberato il mondo dalla globalizzazione nella quale la Cina ha acquisito un ruolo sempre più centrale.

Nonostante l’evidenza dei rischi globali dell’epidemia già messi in evidenza il 9 gennaio dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, in Europa e negli USA era sembrata prevalere l’idea che la soluzione fosse mettere la Cina in quarantena.

Dopo neppure due mesi la Cina sta riprendendo le attività produttive, in modo graduale e con le difficoltà organizzative connesse alla necessità di prevenire la ripresa dei contagi nelle fabbriche, e nello stesso tempo sta fornendo solidarietà e aiuti all’Europa quasi paralizzata dal coronavirus.

Negli ultimi 10 giorni il presidente Xi Jinping ha parlato direttamente con tutti i leader europei, da Angela Merkel a Emmanuel Macron, da Giuseppe Conte a Pedro Sanchez, da Ursula von der Leyen a Charles Michel, assicurando assistenza e confermando il suo “convinto impegno a rafforzare la partnership con l’Europa” nell’interesse comune per la sicurezza e la ripresa dell’economia.

Ed è certamente nel segno della partnership Sino-Europea la richiesta congiunta di Emmanuel Macron e Xi Jinping della convocazione di un G20 straordinario con l’obiettivo di definire un programma comune delle maggiori economie del pianeta sia per affrontare la crisi sanitaria in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sia per concordare misure coordinate sul piano finanziario e monetario per “guidare” la ripresa dell’economia mondiale dopo la crisi ed assicurare protezione alle economie più vulnerabili.

Il G20, che si è tenuto giovedì in video conferenza, ha dato una prima risposta nella direzione indicata da Macron e Xi .

Le più grandi economie del pianeta si sono impegnate a sostenere l’economia mondiale con un’iniezione straordinaria di 5 miliardi di dollari per contrastare la disoccupazione e finanziare le misure sanitarie necessarie a superare la pandemia.

The G-20 is committed to do whatever it takes to overcome the pandemic, along with the World Health Organization (WHO), International Monetary Fund (IMF), World Bank Group (WBG), United Nations (UN), and other international organizations, working within their existing mandates”.

Subito dopo il G20 Donald Trump e Xi Jinping hanno avuto una amichevole e costruttiva conversazione per stabilire le linee di una solida collaborazione.

We are working closely together. Much respect!” ha twittato Trump.

Mentre Xi ha sottolineato l’urgenza di stabilire un forte coordinamento con Washington per rafforzare le politiche macro economiche necessarie a stabilizzare i mercati e sostenere la crescita e nello stesso tempo ha offerto l’aiuto della Cina agli Usa per affrontare l’emergenza sanitaria di queste settimane.

Se pensiamo alle polemiche durissime dei giorni scorsi, forse siamo di fronte ad una svolta.

A quanto pare il coronavirus, che avrebbe dovuto scardinare la globalizzazione e la cooperazione internazionale, sta sollecitando invece nuove occasioni e modalità per politiche e misure coordinate a livello globale.

In questo contesto dinamico e in continua evoluzione l’Unione Europea potrebbe avere un ruolo centrale. E invece stiamo perdendo tempo e opportunità.

Voglio ricordare che le iniziative diplomatiche e di cooperazione promosse dalla Cina, a partire da quelle con l’Italia, sono state interpretate da più parti come un tentativo aggressivo di disarticolare l’Europa, allentare i legami consolidati tra Europa e USA, e “affiliare” all’egemonia cinese singoli Stati membri.

Questo ha messo in ombra il vero problema, ovvero l’incertezza dell’Unione Europea, che non ha avuto la tempestività e la capacità di affrontare l’emergenza esplosa in Italia come un’emergenza europea, come ha ben ricordato il nostro rappresentante a Bruxelles Maurizio Massari.

È evidente che l’evoluzione e i contenuti dell’iniziativa cinese a livello globale spiegano che la Cina punta esplicitamente al rafforzamento della partnership con l’Unione europea, come ha ricordato alcuni giorni fa il premier Li Keqiang alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, anche in vista del Summit EU-China previsto (coronavirus permettendo) per il prossimo settembre a Lipsia in Germania.

Oggi più che mai, considerato anche il nuovo quadro di riferimento internazionale dopo gli impegni assunti dal G20, la preparazione del summit EU-China è l’occasione per disegnare una piattaforma globale per il futuro post-virus valorizzando tra l’altro le indicazioni del Green New Deal approvato dal Parlamento Europeo.

Sembrava che la “gaffe“ di Cristine Lagarde avesse chiarito che l’Europa si sarebbe disintegrata sotto il peso di una nuova austerity, e la conversione rapida di Commissione Europea e Banca Centrale verso politiche finanziarie e monetarie diverse aveva fatto sperare che l’Europa fosse pronta alle scelte straordinarie necessarie “in tempo di guerra” di cui Mario Draghi ha indicato obiettivi e contenuti.

Ma a quanto pare l’Eurogruppo e il Consiglio Europeo sono ancora ostaggi del fronte conservatore dell’austerity: così l’Europa rischia di perdere la possibilità di essere il motore del “cambio” nelle relazioni e nell’economia globali, e a questo punto davvero si creano le condizioni per uno spezzatino dell’Europa.

Non sappiamo quanto tempo ancora l’emergenza sanitaria condizionerà le nostre vite e il nostro lavoro. Ma sappiamo già ora che lo spezzatino dell’Europa avrà l’ovvia conseguenza della subalternità dei nostri paesi alle economie più forti e coese, con il depauperamento dei nostri asset industriali e della nostra capacità di innovazione per affrontare le sfide del presente e del futuro. Le trasformazioni traumatiche delle nostre economie e del nostro sistema di welfare faranno aumentare le diseguaglianze, compromettendo la qualità della vita e delle relazioni sociali che abbiamo costruito con l’unità dell’Europa dopo la devastante seconda guerra mondiale.

Sappiamo anche che gli enormi sforzi e investimenti degli ultimi 20 anni per la protezione dell’ambiente e la sostenibilità delle nostre economie rischiano di essere vanificati dalla frantumazione dell’Europa, saremo molto più vulnerabili ai cambiamenti climatici e il Green New Deal senza politiche e senza risorse resterà agli atti come il monumento della mancanza di coraggio e di visione delle classi dirigenti dell’Europa dei burocrati e dei contabili.