Se il Vaffa scalda la tivù

Monica Bibi
19/10/2010

Prima di Santoro anche Crozza, Tatangelo, Litizzetto...

Se il Vaffa scalda la tivù

Ecco una stagione televisiva che si annuncia in punta di parolaccia. Anzi. Nel colorito guardaroba della parolaccia la tendenza autunno-inverno 2010 è il Vaffa. Detto e Vaffa.
Quello più eclatante – l’ultimo in ordine di tempo – è stato pronunciato da Michele Santoro nella prima seguitissima puntata (4 milioni 800 mila e rotti spettatori, quasi il 20% di share) di AnnoZero, lo scorso 23 settembre.
Alla fine di una lunga prosopopea iniziale di autobentornato, una lunga e noiosa metafora su una fabbrica di bicchieri, bicchieri di stato, bicchieri della libertà (i programmi televisivi insomma sono delle stoviglie) il conduttore si è rivolto a «il governo, un’autorità, il direttore» e a tutti insieme ha detto :«Ma Vaffan…bicchiere!!!». 

Lo sberleffo corre sul filo del bicchiere

A questo punto sarebbe potuta seguire una rottura di bicchieri come nelle migliori tradizioni russe o al limite un bel gesto dell’ombrello come nelle migliori tradizioni globali. Non è invece seguito nulla. Per molti giorni.
Finché, come un fulmine in ciel in burrasca, è arrivata la «squalifica» da parte della Rai. Con un provvedimento disciplinare il conduttore sproloquiatore è stato sospeso dal video per dieci giorni. Con il Vaffa non si scherza.
Ma con il Vaffa ci si era provata anche la debuttante giudice di X Factor Anna Tatangelo durante i provini regolarmente mandati in onda del talent show su Raidue.
Mentre una rediviva ex pornodiva Milly D’Abbraccio (nell’inedita veste di produttrice musicale) l’accusava di essere raccomandata da Gigi D’Alessio, la Tatangelina è sbottata: «Ma Vaffanculo!!!». Tant’è. Nessun bip, nessuna censura.

Dagli insulti di Xfactor al pressing su Vespa

Del resto l’anno scorso la ruspante Mara Maionchi proruppe in: «E vaffanculo!» in piena prima serata dopo che avevano eliminato un concorrente che, purtroppo per lui, non aveva l’X Factor. Seguì pianto della Maionchi. Ovviamente non di contrizione (per la parolaccia), ma di disperazione (per il sopracitato concorrente).
Altri esempi recenti? Bruno Vespa alla provocatoria Sabrina Nobile delle Iene che lo rincorreva per inquadrargli «la patta», vendicando l’onore della giovane scrittrice Silvia Avallone (Vespa l’aveva elogiata per l’esibito décolleté durante la cerimonia di consegna del Campiello), il giornalista è sbottato: «Non mi tocchi Vada al diavolo!! Vada…!!!!». Almento lui un po’ più di dignità.
E Crozza nel suo monologo iniziale di Ballarò, puntata del 14 settembre, ha testualmente detto: «Fini ha già pensato a una corrente del suo partito da assegnare al cognato, dovrebbe chiamarsi Fanculo e Libertà».

Comici in prima fila, da Crozza a Litizzetto

Qualcuno ha riso. Pure lui, Crozza. Ma non i dirigenti Rai. La puntata successiva lui, Crozza, ha così chiesto scusa «per qualche parolaccia di troppo, sono un comico esuberante, e che poffarbacco!». Dalla parolaccia all’eufemismo. Un passo avanti. E così almeno lui non è stato punito (né sospeso).
Non poteva mancare Luciana Littizzetto, una habituè del linguaggio libero e colorito, con il solito Fazio sbiancato che accanto a lei recita l’inutile parte del censore.
Nella prima domenica di Che tempo che fa, lo scorso 3 ottobre, Littizzetto ha tirato giù un bel Vaffanculo dedicandolo questa volta a quelle «tipe famose per il loro mignottume» che, intervistate, affermano con serietà di essere arrivate in tv dopo una lunga gavetta e non dopo grandi rotolate in grandi letti.
Questa è la tivù 2010, bellezza, e Vaffa…