Se l’orgoglio sudista si cicatrizza molto più lentamente delle schiene degli schiavi

Lia Celi
18/08/2017

Il mito della Secessione americana, coi suoi falsi eroi, sembra impossibile da sradicare. Perché, anche se i suoi nostalgici fanno orrore, ma sono diventati parte di un mito di fondazione degli Stati Uniti. E nemmeno Obama è intervenuto.

Se l’orgoglio sudista si cicatrizza molto più lentamente delle schiene degli schiavi

«The Lost Cause», la causa persa: così negli Stati Uniti chiamano l’apparato di credenze e leggende romantico-consolatorie intorno alla Guerra di secessione. Inventato dagli storici del Sud verso la fine dell’Ottocento, ma, grazie a romanzi e film come Via col vento, accettato anche dagli ex nemici nordisti, che in nome della riunificazione e riappacificazione nazionale hanno digerito la tesi degli yankee cinici e affaristi, che grazie alla loro superiorità numerica e tecnologica sconfissero un esercito di cavalieri vecchio stampo, fieri e disinteressati, decisi a difendere non tanto la schiavitù, che in fondo era bonacciona, quanto uno stile di vita dolcemente patriarcale, fatto di candidi porticati dove Southern Belles dalla pelle candida sorbivano pigramente limonata servita da «mammies» dalla pelle nera.

IL FALSO MITO DEGLI EROI SUDISTI. Sono prodotti del revisionismo della Lost Cause anche i monumenti che oggi dividono l’America, le statue degli «eroi» sudisti, a cominciare da Edward Lee, assurto al ruolo di Re Artù dei confederati: i suoi errori strategici, che costarono innumerevoli vittime, vengono letti come commovente frutto del tenace attaccamento alla guerra cavalleresca, e il suo schiavismo era solo una finta (in realtà Lee pensava che fosse un male per i bianchi ma un bene per i neri, per i quali la frusta e il lavoro coatto erano una forma di civilizzazione). Statue che non stanno solo del Sud, ma sono approdate perfino nella galleria del Campidoglio, il sacrario dei valori americani, insieme alle effigi di Jefferson e Washington. Sì, la riconciliante narrazione della Lost Cause ha fatto comodo a tutti, tranne che agli afroamericani.

La vera causa persa sembra potersi sbarazzare definitivamente di quei simulacri di schiavisti e razzisti contrabbandati, come avrebbe detto Violante, per «ragazzi che scelsero la frusta»

Ed è per questo che ora la vera causa persa sembra potersi sbarazzare definitivamente di quei simulacri di schiavisti e razzisti contrabbandati, come avrebbe detto Violante, per «ragazzi che scelsero la frusta»: fanno orrore, ma sono diventati parte di un mito di fondazione. Trump accusa chi li vuole abbattere di «voler cancellare la storia», ma anche il nero Obama ha preferito lasciarli dov’erano, beccandosi, per tutto ringraziamento, una pioggia di fake news diffuse da siti conservatori in cui lo si accusava di voler sostituire la statua di Jefferson Davis, il presidente della Confederazione sudista, con la propria. Nemmeno il primo presidente di colore ha seriamente contestato il diritto degli ex schiavisti di autocelebrarsi, per non riaprire vecchie ferite: evidentemente l’orgoglio sudista si cicatrizza molto più lentamente delle schiene degli schiavi. Obama e The Donald uniti dalla ragion di Stato. Anzi: di statua.

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