Nuovo pugno duro di Salvini contro la Sea Watch

Nuovo pugno duro di Salvini contro la Sea Watch

Altro braccio di ferro tra il ministro dell'Interno e la nave della ong tedesca. «Sono scafisti, i porti restano chiusi». Il comandante: «Siamo a 15 miglia da Lampedusa».

17 Maggio 2019 08.14

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«Erano prima in acque libiche e poi in acque maltesi, ma mettendo a rischio la vita degli immigrati a bordo vogliono a tutti i costi arrivare in Italia. Questi non sono soccorritori ma scafisti e come tali verranno trattati. Per i trafficanti di esseri umani i porti italiani sono e rimangono chiusi». È stato il punto fermo di Matteo Salvini in merito al nuovo caso Sea Watch.

IL COMANDANTE SIAMO A 15 MIGLIA DA LAMPEDUSA

Intanto dal mare Arturo Centore, comandante della Sea Watch, ha ribadito di essere diretta verso Nord, ma non ancora in acque territoriali italiane: «Siamo a 15 miglia da Lampedusa, a bordo abbiamo 65 persone, alcune disidratate, e alcuni bambini piccoli. Le condizioni meteo sono cattive».

65 MIGRANTI SALVATI IL 15 MAGGIO

La nave della ong tedesca il 16 maggio aveva lanciato un appello a Italia e Malta per accogliere i 65 migranti salvati il giorno prima. A bordo della Sea Watch 3 ci sono anche due neonati di meno di sei mesi, un disabile e alcuni migranti con ustioni gravi. «I 65 naufraghi hanno bisogno di un porto sicuro ora», era stato l'appello della ong. Né l'Olanda, Stato di bandiera della nave, né l'Italia, né Malta «ci hanno fornito supporto o indicazioni. Ancora una volta, siamo soli».

LA POLEMICA CON LA GUARDIA COSTIERA LIBICA

IL 16 la nave era stata avvicinata da una motovedetta del Paese nordafricano che aveva intimato al comandante di allontanarsi dall'area. La nave umanitaria, ha spiegato il portavoce della Marina libica, Ayob Amr Ghasem, non ha avvertito le forze di Tripoli del salvataggio che stava compiendo e quindi ora è responsabile della sorte dei migranti. «Se ci avesse avvertito», aveva spiegato Ghasem, «li avremmo salvati immediatamente, ma ci ha comunicato l'informazione solo dopo aver fatto scendere i propri gommoni in mare. È dunque Sea Watch ad essere responsabile di loro e non noi». Peraltro «Sea Watch non cessa di ripetere questo schema malgrado i nostri avvertimenti. Non ha assolutamente diritto di operare in quest'area».

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