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Le ultime notizie sulla Sea Watch 3 del 25 giugno 2019

Le ultime notizie sulla Sea Watch 3 del 25 giugno 2019

La Cedu non vede le condizioni per imporre la misura al governo. I migranti a bordo: «Aiutateci, qui è come nelle prigioni». Il capitano: «Pronta a forzare il blocco». Ma Salvini insiste: «Non scendono neanche a Natale».

25 Giugno 2019 12.18

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«Non ce la facciamo più, qui siamo come in prigione, aiutateci a sbarcare presto, a mettere i piedi giù da questa barca», è l’appello lanciato dai migranti a bordo della Sea Watch 3 da 13 giorni al largo di Lampedusa.

«Siamo tutti stanchi, esausti, stremati», ha detto uno di loro in un video della Ong postato sulla pagina Facebook del ‘Forum Lampedusa solidale’, «pensate ad una persona appena uscita di prigione e fuggita dalla Libia, che ora si trova qui seduta o sdraiata. Immaginatevi come debba sentirsi questa persona».

«NON CE LA FACCIAMO PIÙ»

I migranti sottolineano che a bordo «manca tutto, non possiamo fare niente, non possiamo camminare né muoverci perché la barca è piccola mentre noi siamo tanti. Non c’è spazio». L’Italia «si rifiuta di farci approdare», proseguono, «chiediamo l’aiuto delle persone a terra, qui non è facile, non è facile stare su una barca piccola. Per favore non ci lasciate qui cosi, non ce la facciamo più».

IL CAPITANO: «PRONTA A FORZARE IL BLOCCO»

Nonostante la consapevolezza di andare incontro a un’incriminazione per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e forse di associazione per delinquere, oltre che a una multa e alla confisca della nave, Carola Rackete, capitano tedesca 31enne della Sea Watch, con a bordo 42 migranti recuperati in mare, ha deciso: «Io voglio entrare. Entro nelle acque italiane e li porto in salvo a Lampedusa. Sto aspettando cosa dirà la Corte Europea dei diritti dell’uomo poi non avrò altra scelta che sbarcarli lì», dice in un’intervista a Repubblica. Per il capitano, la vita delle persone che ha recuperato in mare «viene prima di qualsiasi gioco politico e incriminazione. Non bisognava arrivare a questo punto».

SALVINI: «NON SBARCANO NEANCHE A NATALE»

Intanto il ministro dell’Interno ha ribadito che i porti restano chiusi: «La Sea Watch in Italia non ci arriva, possono stare lì fino a Natale. In 13 giorni se avessero avuto veramente a cuore la salute dei migranti sarebbero andati e tornati dall’Olanda». «L’Italia», ha aggiunto il vicepremier, «non si fa dettare la linea da una ong che non rispetta le regole». «Nel pomeriggio (del 25 giugno, ndr), aspettiamo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sul ricorso della Sea Watch, ma qualunque sarà la decisione di Strasburgo, la nostra linea non cambia. È una nave olandese di una ong tedesca, il problema lo risolvano Berlino e Amsterdam».

STRASBURGO RESPINGE IL RICORSO, MA L’ITALIA DEVE OFFRIRE ASSISTENZA

Ed è stato proprio il Viminale ad anticipare che la Corte europea di Strasburgo ha respinto il ricorso presentato dai migranti soccorsi sulla Sea Watch. La Corte europea per i diritti umani, pur avendo respinto la richiesta delle persone a bordo, ha però comunque «indicato al governo italiano che conta sulle autorità del Paese affinché continuino a fornire tutta l’assistenza necessaria alle persone in situazione di vulnerabilità a causa dell’età o dello stato di salute che si trovano a bordo della nave».

SBARCO IMMEDIATO SOLO IN CASO DI RISCHIO DI DANNI IRREPARABILI

I ricorrenti, cioè il capitano della Sea Watch 3 e una quarantina di migranti, avevano invocato gli articoli 2 (diritto alla vita) e 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti) della Convenzione, chiedendo di essere sbarcati subito con un provvedimento provvisorio d’urgenza per poter presentare una richiesta di protezione internazionale. La Corte ha rivolto alcune domande alle parti e ha chiesto loro di rispondere lunedì 24 giugno. Al Governo è stato chiesto quante persone erano state già sbarcate dalla nave, il loro possibile stato di vulnerabilità, le misure previste dal Governo, nonché la situazione attuale a bordo della nave. Le domande rivolte ai richiedenti riguardavano le loro condizioni fisiche e mentali il loro possibile stato di vulnerabilità. Il 25 giugno, dopo aver esaminato le risposte ricevute, la Corte ha deciso che non c’erano sufficienti motivazioni per chiedere al Governo italiano di applicare un provvedimento provvisorio di sbarco. Tale provvedimento viene infatti concesso, precisa la Corte «nei casi eccezionali in cui i richiedenti sarebbero esposti – in assenza di tali misure – a un vero e proprio rischio di danni irreparabili»

«QUELLI DELLA SEA WATCH SONO PERSONAGGI INQUALIFICABILI»

L’atteggiamento di Sea Watch, aveva detto Salvini nel corso di una conferenza stampa al Viminale, è «un’evidente provocazione politica. Stanno usando da 13 giorni esseri umani per scopi politici, sono personaggi inqualificabili» e se il comandante dirigesse verso il porto di Lampedusa come annunciato, «scatterebbe il decreto sicurezza bis con il sequestro della nave e la multa fino a 50mila euro. Se uno passa con il semaforo rosso sa che andrà incontro ad una sanzione», ha spiegato Salvini. «Abbiamo avuto», ha poi informato il ministro, «un’interlocuzione con l’ambasciata olandese che ci ha detto che abbiamo ragione ma la Sea Watch non è un problema loro. Ma se danno le bandiere a caso è un problema loro (la nave batte bandiera olandese, ndr). E, come ho scritto alla ministra olandese, se accade qualcosa a bordo ne risponde l’Olanda».

IL GARANTE NAZIONALE DEI DIRITTI PER I DETENUTI PRESENTA UN ESPOSTO

Intanto il garante nazionale per i diritti dei detenuti ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma per richiedere una verifica su «eventuali aspetti penalmente rilevanti» nell’attuale blocco della Sea Watch 3 al largo di Lampedusa. Il Garante, spiega una nota, «non può né intende intervenire su scelte politiche che esulano dalla propria stretta competenza. Tuttavia, è suo dovere agire per fare cessare eventuali violazioni della libertà personale, incompatibili con i diritti garantiti dalla nostra Carta, e che potrebbero fare incorrere il Paese in sanzioni in sede internazionale» In particolare, l’Autorità ribadisce che «le persone e loro vite non possono mai divenire strumento di pressione in trattative e confronti tra Stati. Ritiene inoltre che la situazione in essere richieda la necessità di verificare se lo Stato italiano, attraverso le sue Autorità competenti, stia integrando una violazione dei diritti delle persone trattenute a bordo della nave».

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