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Cosa dice il decreto sicurezza bis e perché riguarda la Sea Watch

Cosa dice il decreto sicurezza bis e perché riguarda la Sea Watch

Il testo dà al ministro dell’Interno il potere di vietare o limitare l’ingresso di navi in acque italiane. E fissa sanzioni per il comandante che disobbedisce. I due articoli della discordia.

26 Giugno 2019 18.58

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L’ingresso della Sea Watch nelle acque italiane fa scattare per la prima volta contro una Ong le misure contenute nel decreto sicurezza bis fortemente voluto dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, proprio per contrastare l’attività delle navi umanitarie. Il testo è stato approvato l’11 giugno dal Consiglio dei ministri, nonostante secondo diversi osservatori sia incostituzionale. Anche l’Unhcr s’è detta preoccupata per i contenuti del decreto. Sono i primi due articoli del testo, in particolare, a introdurre novità importanti in tema di migranti e Ong.

QUANDO IL MINISTRO PUÒ O NON PUÒ INTERVENIRE

Il primo assegna al ministero dell’Interno il potere di «limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nel mare territoriale, salvo che si tratti di naviglio militare o di navi in servizio governativo non commerciale, per motivi di ordine e sicurezza pubblica». Il ministro può intervenire anche nel caso in cui si concretizzino le condizioni previste dalla Convenzione Onu sul diritto del mare riguardo al «passaggio non inoffensivo» di una nave perché fa «il carico o lo scarico di materiali, valuta o persone in violazione delle leggi e dei regolamenti doganali, fiscali, sanitari o di immigrazione vigenti nello Stato costiero».

LE SANZIONI PREVISTE DAL DECRETO SICUREZZA BIS

Nel caso della Sea Watch, l’alt all’ingresso nelle acque italiane è stato intimato da una motovedetta della Guardia di finanza. Se il divieto di ingresso non viene rispettato – come per la Sea Watch – scatta l’articolo 2 del decreto che applica al comandante e, «ove possibile, all’armatore e al proprietario della nave», la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 10 mila a 50 mila euro. In caso di reiterazione commessa con la stessa nave, si applica anche «la sanzione accessoria della confisca della nave, procedendo immediatamente a sequestro cautelare». All’irrogazione delle sanzioni, «accertate dagli organi addetti al controllo, provvede il prefetto territorialmente competente». Nel caso della Sea Watch, quello di Agrigento.

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