Caso Sea Watch, il Tar respinge il ricorso ma la ong nega: «Nessuna comunicazione»

Il Viminale fa sapere che i giudici hanno negato l'attracco. Intanto la procura di Agrigento apre un'inchiesta mentre il Consiglio d'Europa chiede di aprire i porti.

18 Giugno 2019 15.55
Like me!

I porti rimangono chiusi per la Sea Watch 3. Il Viminale ha fatto sapere che il Tar del Lazio ha respinto il ricorso della Ong tedesca contestando il divieto di ingresso in acque territoriali e ribadendo il “no allo sbarco” della nave che si trova a sud di Lampedusa con a bordo 43 migranti soccorsi una settimana fa. Lucia Gennari, legale della Sea Watch ha però smentito la versione del ministero dell’Interno: «Non abbiamo ancora ricevuto nulla e, anzi, ci sembra piuttosto inusuale che altri vengano a conoscenza di una decisione del tribunale prima ancora che ne siano informate le parti».

ISTANZA PRESENTATA IL 17 GIUGNO

L’istanza cautelare contro il divieto di ingresso, transito e sosta nelle acque territoriali era stata presentata dai legali di Sea Watch il 17: si chiedeva, in particolare, la sospensione d’urgenza della direttiva del 13 giugno e del divieto d’ingresso firmato dai ministri Salvini, Toninelli e Trenta il 15 giugno. «Attendiamo di vedere il provvedimento», ha detto ancora l’avvocato Gennari, «e poi valuteremo cosa fare, anche perché l’istanza di sospensione non è l’unico strumento a disposizione per ricorrere contro il provvedimento».

LA PROCURA DI AGRIGENTO APRE UN FASCICOLO CONTRO INGNOTI

La Procura di Agrigento intanto ha aperto un fascicolo d’inchiesta sul caso della Sea Watch 3 che da sei giorni è al confine delle acque territoriali italiane, a 16 miglia circa da Lampedusa (Ag). Il procuratore aggiunto, Salvatore Vella, nel fascicolo – a carico di ignoti – ha ipotizzato il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Nei giorni scorsi, il Viminale aveva dato l’autorizzazione allo sbarco di 10 delle 53 persone a bordo, fra cui immigrati che stavano male e bimbi in fasce.

CONSIGLIO D’EUROPA: «APRIRE SUBITO I PORTI»

Per Dunja Mijatovic, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, ha detto che «i migranti salvati in mare non dovrebbero mai essere sbarcati in Libia, perché i fatti dimostrano che non è un Paese sicuro». Mijatovic si è detta «preoccupata per l’atteggiamento del governo italiano nei confronti delle ong che conducono operazioni di salvataggio nel Mediterraneo». Il commissario chiesto che alla «Sea Watch 3 sia indicato tempestivamente un porto sicuro che possa essere raggiunto rapidamente».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *