Rilevato in Australia un segnale radio di 8 miliardi di anni

Fabrizio Grasso
20/10/2023

Il lampo cosmico è durato meno di un millisecondo, sprigionando un’energia pari a quella generata dal Sole in 30 anni. È il più antico mai captato e potrebbe aiutare a comprendere la materia che compone lo spazio profondo.

Rilevato in Australia un segnale radio di 8 miliardi di anni

Un segnale radio di 8 miliardi di anni ha finalmente raggiunto la Terra dopo aver viaggiato nell’Universo. In Australia, un team delle università di Macquarie e Swinburne ha captato un lampo cosmico altrimenti noto come lampo radio veloce (Frb), capace di sprigionare una serie di onde ad alta potenza e velocità. Di origine ancora incerta, questi fenomeni sono stati scoperti per la prima volta solo nel 2007 e potrebbero aiutare gli astronomi a comprendere la composizione dello spazio profondo. Durante il loro viaggio, mettono in risalto la «materia mancante», ciò che si trova nell’area impropriamente definita «vuota» fra due o più galassie. La ricerca, disponibile integralmente sulla rivista Science, secondo gli esperti, «potrebbe anche aprire un nuovo capitolo di studio per rispondere alle grandi domande della cosmologia».

Sprigionato dalla fusione di due galassie, il segnale radio potrebbe aiutare a capire la materia mancante dell'Universo. La ricerca.
Il Very Large Telescope dell’Eso (Getty Images).

Il segnale radio captato in Australia è il più antico di sempre

Il fenomeno in questione, come ha riportato anche la Cnn, è un lampo di onde radio veloci dalla durata di pochi millisecondi, la cui origine non è ancora chiara. In 15 anni di studio, ne sono stati intercettate diverse centinaia provenienti da luoghi molto distanti dello spazio profondo. Quello captato in Australia, tuttavia, è il più antico – e pertanto più distante nella sua origine – di sempre. Denominato Frb 20220610A in quanto rilevato per la prima volta il 10 giugno 2022, è durato meno di un millisecondo ma ha sprigionato un’energia pari a quella che il Sole emette in 30 anni. Sfruttando i radiotelescopi Askap situata a Wajarri Yamaji, nell’Australia occidentale, e quelli dell’European Southern Observatory in Cile, gli esperti hanno determinato una potenziale sorgente del lampo cosmico. «Riteniamo possa venire da un gruppo di galassie in fusione tra loro», ha spiegato il dottor Stuart Ryder della Macquarie University.

Gli scienziati pensano possa trattarsi dell’esplosione di due o tre galassie in procinto di fondersi oppure di dare vita a nuove stelle. La teoria sarebbe pertanto in linea con precedenti studi che suggerivano l’origine dei lampi cosmici nelle magnetar, stelle di neutroni che possiedono un campo magnetico miliardi di volte superiore a quello terrestre. Nel luglio 2022, infatti, una ricerca della British Columbia pubblicata su Nature, pur con le dovute riserve, ipotizzò che un lampo di onde radio veloci vecchio di 1 miliardo di anni potesse provenire dai densi resti di una stella gigante o pulsar. Allo stesso modo delle magnetar, originano segnali simili al raggio lampeggiante di un faro con una frequenza che ricorda il battito cardiaco. Gli esperti hanno però sottolineato come si tratti solo di supposizioni, per la cui verifica occorreranno strumenti ancora in fase di progettazione.

I lampi cosmici potrebbero rivelare i segreti della «materia mancante»

I lampi di onde radio veloci potrebbero aiutare anche a colorare gli spazi bianchi sulla mappa dell’Universo. Alcuni scienziati ritengono infatti che siano l’unico strumento con cui misurare la «materia mancante», gas e altri elementi che si trovano negli spazi vuoti fra due o più galassie, finora sconosciuti. «Riteniamo che sia talmente calda e diffusa da non poter essere vista o captata utilizzando le tecniche finora conosciute», ha sottolineato Ryan Shannon della Swinburne University. «I lampi cosmici possono però vedere il materiale ionizzato anche nello spazio perfettamente vuoto, aiutandoci a misurare ciò che oggi non sappiamo». Una teoria già avanzata nel 2020 dall’astronomo australiano Jean-Pierre Macquart. «È un campo promettente per la ricerca», ha concluso Shannon. «Speriamo di creare una nuova mappa della struttura dell’Universo».

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