Segni particolari ricchissimo

Bruno Giurato
20/01/2011

Perché il film di Zalone sbanca il botteghino.

Segni particolari ricchissimo

Checco Zalone con Che bella giornata ha frantumato molti
record del cinema italiano. Ma più che gli incassi fa fede il
numero di biglietti. Gli strilli della stampa sono strilli ed è
presto per dire se il film del comico pugliese (vero nome Luca
Medici, Checco Zalone è un gioco di parole con l’espressione
“che cozzalone”, che in pugliese vuol dire “che tamarro”)
supererà davvero La vita è bella. Per ora i numeri
danno il tri-oscar di Roberto Benigni a 5,7 milioni di presenze
contro i 4,8 milioni di Che bella giornata (dati
Cinetel).

Canova: Zalone liquida l’avanspettacolo

Ma il fenomeno c’è, senza dubbio c’è. Ed arriva proprio
all’indomani del fiasco dei cinepanettoni. Segno che qualcosa
nel cinema italiano sta cambiando. I cosiddetti cinepanettoni
nascono come figli sboccati e menefoutiste
dell’avanspettacolo. Secondo Gianni Canova, ordinario di
Storia del cinema all’università Iulm di Milano, Zalone
proviene dalla tradizione del cabaret e della commedia
all’italiana, ma è innanzitutto la «liquidazione di quel
filone d’avanspettacolo fatto di nichilismo, sessismo,
machismo, omofobia. Il tutto senza debiti parassitari della
tivù, cioè senza portare al cinema gli sketch collaudati in
televisione, e che fanno dei film dei comici spesso una sequenza
di scenette».
CANOVA: ZALONE COME TOTÒ E ABATANTUONO. Secondo
Canova il meccanismo fondamentale dei film di Zalone è quello
tradizionale dello spiazzamento: «si prende un personaggio
fortemente caratterizzato, uno stereotipo, e lo si mette in un
altro contesto, come il musicista di Cado dalle nubi.
Come succede in Totò, Peppino e la malafemmina o col
personaggio del “terrunciello” di Diego Abatantuono». È lo
spiazzamento la miccia che fa detonare la comicità di Zalone. Il
motore interno dei suoi giochi di linguaggio: «Dove volete
andare, sbracciati così, con queste zoc­colette ai piedi?»,
dice il protagonista del film alla delegazione del Dalai Lama.

Nichi Vendola e Tiziano Ferro ‘svuotati’

«L’altro elemento che fa successo è la precisione e la
leggerezza con cui Zalone mette in scena “la prevalenza del
cretino”», prosegue Canova. «Tutti abbiamo di tanto in tanto
la tendenza a considerarci degli stupidi. Ecco, i film di Zalone,
mettendo in scena uno più cretino di noi, ci assolvono dalla
nostra stupidità».
Funzione catartica, tipica della commedia dalle origini a oggi.
Ma, secondo Canova, la caratteristica che colpisce nella
comicità di Zalone è la «varietà dei registri, del lessico,
delle espressioni, enorme. Non vorrei esagerare coi i paragoni.
Ma solo Totò era in grado di lavorare su una tastiera così
ampia. Ho fatto con lui una lezione all’università Iulm»,
continua Canova: «ha fatto una parodia di Nichi Vendola; un
pezzo alto e popolare allo stesso tempo. Ha davvero operato uno
svuotamento di significato su Vendola. Dalle sue parodie i
personaggi vengono fuori come gusci vuoti».
LA FINTA VOLGARITÀ. Allo stesso modo funzionano
le imitazioni e le parodie delle canzoni che Zalone esegue sul
palco di Zelig. Lì, secondo Canova, «vengono fuori i
riferimenti, cioè si capisce che Zalone cita sempre delle fonti,
ed esibisce lo scarto». Cioè, secondo la più pura tecnica
ironica e umoristica, fa vedere quanto il modello sia distante
dalla realtà. E anche la volgarità fa parte di questo gioco
raffinato. Quando Zalone canta «non me lo so piegare» al posto
di «non me lo so spiegare» di Tiziano Ferro, sta rivolgendo la
presa in giro a Ferro, non sta entrando nel triviale come gesto
liberatorio.
Insomma, per Canova, Una bella giornata merita, al di
là della retorica del divertissement e della contrapposizione
tutta fittizia con Benigni. «Anzi, l’auspicio è che il
cinema italiano sappia usare questi successi per portare risorse
fresche alle case di produzione. Come negli anni 50 la commedia
permetteva poi di produrre i film di Fellini. Zalone, Claudio
Bisio e Antonio Albanese sono delle risorse per il nostro cinema.
Se non lo capiamo siamo dei coglioni».

Marco Simonelli: Zalone fa satira

Ma il successo di Zalone è anche un buon esempio di come si
prepara un caso cinematografico. Secondo Giorgio Simonelli,
docente di giornalismo televisivo all’università Cattolica
di Milano, «è un successo preparato anche da un fortissimo
battage televisivo. Zalone è stato un protagonista straordinario
di Zelig, poi la campagna promozionale, giocata tra Sky
e Mediaset, ha fatto la sua parte», dice a
Lettera43.it.
«Ma se non c’è alla base un buon prodotto questo non basta.
Ancora adesso i numeri si fanno col tam tam, il passaparola del
pubblico». Anche secondo Simonelli, che si professa zaloniano
convinto, la chiave del successo di Zalone è «una comicità
semplice che non scade mai nel macchiettismo».
L’ARCHETIPO DELL’IMBRANATO. Secondo il
docente, la caratteristica di Una bella giornata è
mettere in scena «un personaggio antichissimo, un archetipo,
quello dell’imbranato che combina pasticci che alla fine si
risolvono a suo favore, un po’ sul modello di Una
pallottola spuntata
».
Una sorta di provvidenza che risolve le cose e che risponde a un
bisogno di rassicurazione del pubblico. Ma, secondo Simonelli, la
prima caratteristica di Zalone è la sua qualità antitrash: «i
giochi di parole che fa sono stupidi a volte, ma si ha sempre
l’impressione che governi la stupidità. Quando Zalone fa il
cantante neomelodico o il pugliese tamarro in realtà sta
analizzando e relativizzando uno stereotipo, non lo sta
semplicemente mostrando».
E infine c’è un aspetto che in relazione a Zalone in genere
non si coglie. Quello della satira: «Nessuno prima di Zalone ha
avuto il coraggio di dire che si va in Afghanistan per pagare il
mutuo: “sono lì con 6 mila euro al mese, questo è il mio
ideale”». Certo, una considerazione del genere con
l’attualità che passa in mezzo è intempestiva. Ma è il
crudele della commedia. E quella di Zalone non sappiamo se sia ai
livelli di La vita è bella, ma è commedia vera, con
tutti i crismi.