Sempre più disordine internazionale

Redazione
17/02/2015

Iraq, Siria, Ucraina, Libia. Sono solo alcuni dei teatri di violenza e destabilizzazione che oggi minacciano l’equilibrio e la sicurezza...

Sempre più disordine internazionale

Iraq, Siria, Ucraina, Libia. Sono solo alcuni dei teatri di
violenza e destabilizzazione che oggi minacciano l’equilibrio
e la sicurezza internazionale.

In Ucraina si sta scrivendo una pagina terribile per la storia
d’Europa e dei rapporti tra USA e Federazione Russa,
tant’è che molti hanno la percezione di essere ritornati a
un clima da Guerra Fredda. Le primavere arabe hanno trascinato
con sè conseguenze drammatiche, spianando di fatto la strada a
gruppi islamisti integralisti come l’ISIS.

Ma come siamo arrivati, negli ultimi anni, a una crisi
così tanto acuta che giorno dopo giorno sembra essere sempre
più fuori controllo?

Una risposta ce l’ha data l’ISPI, l’Istituto
per gli Studi di Politica Internazionale
di Milano, con
il
Rapporto 2015 ‘In mezzo al guado – Scenari globali e
l’Italia’,
curato da Alessandro Colombo, professore
di Relazioni Internazionali alla Facoltà di Scienze Politiche a
Milano (mio ex professore) e Direttore del Progamma
‘Sicurezza e Studi Strategici’ all’ISPI, assieme al
Direttore dell’ISPI, Paolo Magri, e presentato sia in Senato
che a Milano, a Palazzo Clerici.

Un titolo molto evocativo, che ci rimanda immediatamente
all’impasse della comunità internazionale di fronte al fiume
in piena degli scenari di conflitto e destablizzazione globale.
Un’analisi che ci fa capire quale grande momento di sfida
oggi stia vivendo la comunità internazionale, nel suo tentativo
di ordinare un sistema terribilmente disordinato.

 

Già nell’introduzione al Rapporto 2015 si ritrovano le
pincipali tesi degli esperti dell’ISPI: crisi
economica, disastri politici e militari e confusione
strategica
sono i tre grandi elementi che, mescolati tra
loro, secondo gli esperti dell’ISPI hanno portato alla
situazione attuale.

“Quello che ha contribuito più di tutto a rafforzare la
sensazione di trovarsi ancora in mezzo al guado – si legge
nell’introduzione – è il nuovo brusco raffreddamento
delle speranze di ripresa coltivate in Europa

dell’ultimo biennio, per non parlare di quelle ancora più
ambiziose suscitate solo sei anni fa, su scala globale,
dall’elezione alla presidenza degli Stati Uniti di
Barack Obama
.” Per Colombo, la ‘questione
Obama’ va ricercata nei due grandi tentativi di politica
estera del presidente: il disimpegno USA dagli scenari di guerra
e il rilancio delle relazioni tra l’America e i suoi
avversari, potenziali ed effettivi. Obiettivi che si sono
concretizzati al contrario. L’America è tornata a impegnare
militarmente, e i rapporti con potenziali o effettivi avversari
si stanno via via deteriorando. Ma soprattutto, secondo gli
esperti dell’ISPI, nel disordine internazionale che si è vi
via creato dopo la Guerra Fredda, l’America ha perso la sua
leadership, apparendo sempre più confusa negli obiettivi.

 

E’ proprio nel post Guerra Fredda che
bisogna ricercare le origini dell’attuale crisi
internazionale, e di preciso, nel tentativo di costruire un nuovo
ordine internazionale. “Alla radice di questo nuovo ordine
avrebbe dovuto esserci almeno una chiara ridefinizione dei
rapporti con il nemico sconfitto. – spiega il Rapporto ISPI –
Questa ridefinizione è invece uno dei capitoli più
clamorosamente mancanti del dopoguerra fallimentare seguito alla
fine della Guerra Fredda”.

Un esempio che si collega direttamente alla confusione
del sistema internazionale
post ‘Cortina di
Ferro’? L’Ucraina. Secondo Sergio Romano, ex ambasciatore
in URSS, storico e giornalista, la crisi ucraina s’inserisce
pienamente in quel rapporto ‘sul piede di guerra’ che gli
USA hanno mantenuto con la Russia, attraverso il mantenimento
della NATO e il suo progressivo allargamento. “Mosca ne ha
pian piano sentito l’ingerenza e quello che oggi Putin vuole
fare è ricostruire uno spazio strategico russo. – sostiene
Romano, e precisa – Se ci pensiamo, non è un disegno tanto
assurdo e bisogna evitare che la Russia avverta così tanto
l’esigenza di ristabilire un proprio spazio strategico”.

 

Tra i vari contributi al Rapporto ISPI, significativi anche
quelli di Ugo Tramballi de Il Sole24Ore e di Franco Bruni,
presenti durante la presentazione a Palazzo Clerici.

Bruni, professore di teoria e politica monetaria internazionale
alla Bocconi, ha ribadito che anche a livello economico siamo
‘in mezzo al guado’, specialmente a causa delle
politiche macroeconomiche adottate e della
‘trappola della liquidità’ in cui le economie oggi
finite.

Il giornalista Tramballi, invece, dopo aver posto l’accento
su come i messaggi utilizzati dall’ISIS verso
l’Occidente, quasi da vendita di prodotti, abbiano generato
un nuovo interesse da parte degli italiani alla politica estera
(soprattutto con i messaggi diretti all’Italia, lanciati
dalla Libia), ha puntato il dito contro il cortocircuito
tra politica, diplomazia e informazione che esiste in
Italia
.

E sull’inadeguatezza che spesso, in Italia, caratterizza il
ruolo dell’informazione in ambito di politica
estera
, Tramballi afferma chiaramente come i siti
d’informazione, anche quelli dei grandi giornali, possano
essere davvero molto dannosi perchè “oggi per un click si
è disposti a fare qualsiasi cosa, anche a pubblicare notizie
senza aver prima verificato le fonti”.