L’appello a Ignazio La Russa affinché venga rispettato il linguaggio di genere al Senato

Redazione
15/12/2023

Promotrice della lettera è Aurora Floridia, firmata da 76 parlamentari di Avs, Pd, M5s, Iv e Azione, dopo l'ennesimo episodio di discriminazione di genere da parte dei colleghi.

L’appello a Ignazio La Russa affinché venga rispettato il linguaggio di genere al Senato

Un gruppo di 76 senatori e senatrici ha inviato una lettera al presidente del Senato Ignazio La Russa per chiedere che in Aula e nelle Commissioni venga «sempre garantito il rispetto del linguaggio di genere».

Floridia: «In commissione Esteri ho chiesto di essere chiamata senatrice ma la presidente ha rifiuto»

Nella lettera inviata a La Russa, della quale si è fatta promotrice Aurora Floridia di Alleanza verdi/Sinistra, i senatori e le senatrici hanno chiesto che venga «riconosciuto il diritto di ogni parlamentare ad essere chiamata “senatrice”». La parlamentare ha raccontato che «nel corso della seduta della Terza commissione Esteri, la presidente Stefania Craxi (Forza Italia, ndr) mi ha ripetutamente chiamata senatore e non senatrice, nonostante io abbia fatto chiaramente presente che in quanto donna volevo essere chiamata al femminile. Ciò non è accaduto solo a me, ma anche a molte altre colleghe, in varie occasioni». Tale rifiuto è ritenuto dai firmatari – i gruppi Pd, M5s, Avs e singole firme tra Italia Viva, Azione e Autonomie – «sgradevole e fuori tempo».

L'appello a Ignazio La Russa affinché venga rispettato il linguaggio di genere al Senato
La presidente della 3° commissione permanente Esteri Stefania Craxi (Imagoeconomica).

Da 10 anni l’Accademia della Crusca chiede di usare la desinenza femminile per i ruoli istituzionali

Come spiega la senatrice Floridia nella lettera a La Russa, la richiesta del rispetto del linguaggio di genere «non è una questione solamente formale, perché la lingua che usiamo veicola non solo significati ma anche valori e giudizi culturali che spesso possono rafforzare gli stereotipi». Inoltre, «il rifiuto da parte di figure istituzionali, come i presidenti di Commissione, di usare la desinenza femminile, specie se richiesto esplicitamente dall’interessata, risulta essere, oltre che sgradevole, del tutto fuori dal tempo». Per di più, sottolinea la senatrice, «da oltre 10 anni l’Accademia della Crusca ribadisce l’opportunità di usare il genere grammaticale femminile per indicare ruoli istituzionali, la ministra, la presidente, l’assessora, la senatrice, la deputata, ecc». Per questo, «la decisione o il rifiuto di usare i nomina agentis declinati al femminile rappresenta una scelta individuale che ha delle ricadute potenzialmente non indifferenti sulla progressione dell’emancipazione femminile nella nostra società».