Senatore a vita, Scalfari in vantaggio su Letta

Redazione
22/08/2012

Eugenio Scalfari in pole position, Gianni Letta ed Emanuele Macaluso, ex direttore de L’Unità e del Riformista, a ruota. Più indietro...

Senatore a vita, Scalfari in vantaggio su Letta

Eugenio Scalfari in pole position, Gianni Letta ed Emanuele Macaluso, ex direttore de L’Unità e del Riformista, a ruota. Più indietro il gruppo dei papabili, che rincorrono insieme agli outsider: è partita ufficialmente la corsa al nome del prossimo senatore a vita che Giorgio Napolitano potrebbe nominare prima della fine del suo mandato.
IL COLLE SMENTISCE. Il Quirinale non vha voluto nemmeno commentare queste voci («non abbiamo nulla a che fare con chiacchiere e polemiche di mezza estate», la replica del  Colle) nonostante molti siano pronti a scommettere che il presidente della Repubblica abbia già aperto il dossier per rimpiazzare lo scranno senatoriale che fino allo scorso luglio era occupato dal maestro del design italiano, Sergio Pininfarina.
I nomi usciti  non piacciono al Pdl che con Gasparri si è subito affrettato a stoppare «il monopolio della sinistra», con un riferimento piuttosto chiaro al nome del fondatore di Repubblica.
GASPARRI: «NO A SCELTE DI PARTITO». Ammesso che abbia ancora senso nominare senatori a vita, sarebbe spiacevole vedere confermata una tradizione che vede prevalere nettamente scelte di sinistra. Peggio ancora se tese a privilegiare rapporti personali. Se proprio si deve fare una scelta non è certo l’area di sinistra ad avere il monopolio delle qualità. Anzi’.
Il tema dei senatori a vita  ha perso da anni  il suo valore simbolico: non è più un incarico limitato a un altissimo riconoscimento personale a chi, come recita l’articolo 59, comma 2 della Costituzione, ha «dato lustro alla Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario».
Con il cambiamento della legge elettorale e l’avvento del bipolarismo i senatori a vita si sono infatti trovati anche ad essere determinanti per la sopravvivenza degli esecutivi, come capitò al primo Berlusconi nel maggio 1994 e all’ultimo governo Prodi nel 2006. Quel che è certo è che Giorgio Napolitano non ha abusato della sua facoltà di nomina: l’unica da lui fatta è stata quella Mario Monti, che poco dopo divenne presidente del Consiglio.