Perché il Senegal rischia di precipitare nel caos

Tommaso Meo
10/02/2024

Il Paese è sempre stato considerato un modello di democrazia nel Sahel. Almeno fino al rinvio delle elezioni deciso dal presidente uscente Sall. Uno strappo che ha fatto gridare al golpe costituzionale. Le rassicurazioni circa la trasparenza del voto non sono servite a raffreddare gli animi. E una prolungata precarietà politica potrebbe affossare l'economia in crescita. Lo scenario.

Perché il Senegal rischia di precipitare nel caos

In 10 mesi possono succedere moltissime cose, a maggior ragione in Africa, il continente più giovane e in crescita al mondo. Tra i tanti scenari futuri, fino al 2 febbraio una svolta autoritaria del Senegal non era però contemplata quasi da nessuno. Oggi invece non è più da escludere. A inizio mese il presidente della Repubblica Macky Sall, di ritorno dal vertice Italia-Africa di Roma, ha annunciato a sorpresa il rinvio delle elezioni previste per il 25 febbraio. Si terranno il 15 dicembre, ha deciso l’AQssemblea nazionale con una votazione che ha convalidato la mossa del presidente. Questa svolta preoccupa però sia la società civile senegalese sia la comunità internazionale. Il timore è che il Paese scivoli velocemente verso un’autocrazia.

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Giorgia Meloni con il presidente senegalese Macky Sall (Getty Images).

La magistratura accusata di corruzione e l’ombra del golpe costituzionale di Sall

Sall ha giustificato questo gesto con la necessità di raffreddare il clima politico dopo le accuse di corruzione mosse contro la magistratura che aveva escluso dalla corsa elettorale importanti sfidanti come Ousmane Sonko e Karim Wade, figlio del predecessore di Sall, Abdoulaye Wade. Il presidente uscente, il cui incarico scade ufficialmente il 2 aprile, ha ribadito che non si candiderà per la terza volta e promuoverà invece nei prossimi mesi un dialogo nazionale per creare le condizioni per un’elezione libera, trasparente e inclusiva. Assicurazioni che non sono bastate a placare i timori dell’opposizione che ha accusato Sall, in carica dal 2012, di voler cancellare il limite dei due mandati e prolungare la sua permanenza al potere, in quello che è stato definito un golpe costituzionale. Secondo altri analisti, le accuse di corruzione hanno dato a Sall l’opportunità di guadagnare tempo per riorganizzare il proprio partito e influenzare in extremis i risultati elettorali. Il rinvio del voto al 15 dicembre consentirebbe infatti al presidente di cambiare il candidato della sua coalizione, che ora è il primo ministro Amadou Ba, il cui margine sugli avversari si è pericolosamente assottigliato. Questa decisione potrebbe anche essere un boomerang in grado di catalizzare ulteriore sostegno intorno alla formazione di Sonko, ora in carcere, che da sinistra soffia sul malcontento.

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Sostenitori del leader dell’opposizione Ousmane Sonko (Getty Images).

Perché il rinvio del voto per Dakar è un salto nel vuoto

Il Senegal fino a una manciata di giorni fa era considerata la democrazia più stabile dell’Africa occidentale. Non ha mai subito un colpo di stato dall’indipendenza ottenuta nel 1960 dalla Francia, né prima di quest’anno aveva mai posticipato un voto presidenziale. Per questo, a detta di molti, rinviare le elezioni rappresenta un salto nel vuoto per il Paese e mette a rischio il ruolo di Dakar come faro della democrazia nella regione del Sahel, area teatro di otto colpi di stato solo tra 2020 e 2023. Lo testimoniano le preoccupazioni dell’Unione Africana a cui si sono aggiunte, tra le altre, anche quelle di Nazioni Unite, Ue, Usa ed Ecowas, il blocco economico dell’Africa occidentale da cui recentemente hanno annunciato l’uscita i golpisti di Mali, Burkina Faso e Niger. Tutti hanno fatto appello al dialogo e chiesto al Senegal di attenersi ai principi democratici, andando al voto il prima possibile per scongiurare scenari inquietanti e fermare la disgregazione regionale.

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Le proteste scoppiate a Dakar dopo la decisione di rinviare le elezioni presidenziali (Getty Images).

Le possibili ripercussioni sull’economia in crescita

Il Senegal si trova ora davanti a un bivio cruciale visto che la gestione della crisi determinerà il suo futuro sociale e politico. Se si crede a Sall, aggiustare un percorso elettorale ritenuto iniquo e poco credibile rispettando i diritti fondamentali dei cittadini potrebbe alla fine rafforzare le istituzioni democratiche. Difficile però che ciò avvenga. La svolta improvvisa ha già causato proteste e violenze di piazza, con conseguenti arresti e un blackout temporaneo della Rete imposto dal governo. Non sono le premesse migliori per la stabilità tanto invocata. Non solo. La situazione di precarietà politica, se dovesse durare, potrebbe avere ricadute gravi sull’economia, anch’essa ritenuta un modello di sviluppo per la regione. Il Paese sta puntando molto sulla nascente industria del petrolio e del gas, che vanta grandissime riserve offshore, e per il 2024 ha una crescita prevista del Pil dell’8,8 per cento secondo le stime del Fmi. Come ha notato l’agenzia di rating S&P Global Ratings, questo slancio è legato però a un’agenda di riforme che le tensioni politiche rischiano di ostacolare, oltre a investimenti esteri nel settore privato suscettibili a subire ritardi.

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Macky Sall con Putin a Sochi nel giugno 2022 (Getty Images).

La maggioranza dei senegalesi ritiene il Paese meno democratico di cinque anni fa 

Mentre Sall spiazzava tutti annunciando il rinvio del voto, Afrobarometer, società che si occupa di monitorare l’opinione pubblica del continente, registrava come la maggioranza dei senegalesi ritenesse il Paese meno democratico rispetto a cinque anni fa – le proteste del 2021 e del 2023, unite all’arresto di Sonko e allo scioglimento del partito d’opposizione Pastef lo confermano – e meno della metà si dichiarasse soddisfatto del funzionamento della democrazia nel proprio Paese. Tuttavia la stragrande maggioranza dei cittadini la preferisce a qualsiasi altra forma di governo ed è convinta della bontà limite dei due mandanti presidenziali. Un promemoria che potrebbe tornare utile a Sall prima di portare il Paese a navigare in acque inesplorate.