Senkaku, l’affronto di Tokyo

Redazione
19/08/2012

Tensione alle stelle tra Pechino e Tokyo dopo che un drappello di nazionalisti nipponici è sbarcato a Uotsurijima una delle...

Senkaku, l’affronto di Tokyo

Tensione alle stelle tra Pechino e Tokyo dopo che un drappello di nazionalisti nipponici è sbarcato a Uotsurijima una delle isole dell’arcipelago delle Senkaku (per la Cina le Diaoyu), lembi di terra contesi da Cina e Giappone.
SFIDA AL DIVIETO. Sfidando il divieto imposto dalla polizia giapponese per evitare un ulteriore deterioramento dei rapporti con la Cina, una dozzina di attivisti – arrivati nell’arcipelago all’alba di domenica 19 con una flottiglia composta da una ventina di imbarcazioni ed un equipaggio di 150 persone – sono scesi sull’isola con tanto di bandiere nipponiche da far sventolare in segno di conquista.
La «ferma protesta» di Pechino non si è fatta attendere. L’ambasciatore giapponese in Cina è stato subito convocato al ministero degli Esteri e sollecitato a «porre fine a quest’azione che attenta alla sovranità nazionale della Cina».
Nel frattempo in otto città della Cina sono state organizzate manifestazioni antigiapponesi che, ad avviso di alcuni analisti, evidenziano la volontà di Pechino di far leva su Tokyo giocando la carta del sostegno popolare.
IL GIAPPONE CAMBIA AMBASCIATORE. Intanto il Giappone si prepara a sostituire in autunno l’attuale ambasciatore in Cina, Uichiro Niwa, a causa di un infortunio procurato proprio sulle isole contese. Il governo, secondo i media locali, starebbe valutando la nomina di Shinichi Nishimiya, viceministro degli Esteri per gli affari economici. Niwa, 73 anni, ex presidente di Itochu, uno dei colossi nipponici del trading, era stato nominato a giugno 2010, quando Tokyo puntava a rafforzare le relazioni con la Cina, facendo leva sulle sue solide relazioni con Pechino. In un’intervista rilasciata a giugno al Financial Times, Niwa aveva criticato l’ipotesi d’acquisto delle Senkaku sia da parte dell’Amministrazione metropolitana di Tokyo sia da parte del governo centrale perché avrebbe potuto provocare «una crisi estremamente grave» nelle relazioni bilaterali. Giudizi troppo «morbidi» e sufficienti per scatenare una bufera nella Dieta, capace di mettere d’accordo maggioranza e opposizione.