Senkaku, proteste cinesi per le isole contese

Redazione
22/08/2012

I cinesi non ne vogliono sapere di lasciare le Senkaku al Giappone, continuano a protestare prendendo di mira i ristoranti...

Senkaku, proteste cinesi per le isole contese

I cinesi non ne vogliono sapere di lasciare le Senkaku al Giappone, continuano a protestare prendendo di mira i ristoranti giapponesi all’interno del loro Paese e sono pronti ad appellarsi anche agli dei.
Militanti taiwanesi pro Pechino hanno annunciato l’intenzione di costruire un tempio dedicato a una dea del mare taoista su una delle isole contese da Pechino e Tokyo, nel mar della Cina meridionale.
«Abbiamo cominciato a raccogliere i fondi necessari per la costruzione di un tempio sulle isole Diaoyu (Senkaku per i giapponesi, ndr) affinché la dea Mazu garantisca la sicurezza dei nostri pescatori e benedica il loro lavoro», ha spiegato un attivista, Tony Huang.
IN BARCA CON LA STATUA. I militanti, che programmano di sbarcare sull’arcipelago, hanno organizzato una cerimonia rituale con una statua della dea in vista del suo trasferimento sull’isola.
Un primo tentativo di raggiungere le isole via mare era fallito la settimana scorsa perché il gruppo non era riuscito ad affittare un’imbarcazione.
Le autorità cinesi, pur appoggiando le motivazioni delle proteste cinesi anti giapponesi legate alla questione delle isole contese con Tokyo, stanno però chiedendo di evitare ogni comportamento irrazionale o violento.
Le proteste di piazza contro lo sbarco dei giapponesi sulle isole Diaoyu (Senkaku per il Giappone) hanno coinvolto nei giorni scorsi la maggior parte delle città della Cina.
RISTORANTI GIAPPONESI VANDALIZZATI. A Shenzhen, nella provincia meridionale del Guangdong, alcuni manifestanti arrabbiati hanno vandalizzato un ristorante giapponese e distrutto alcune macchine di marche giapponesi in sosta.
Il China youth daily, il giornale ufficiale della Lega della gioventù comunista della Cina, in un commento ha descritto gli atti di violenza come «estremamente stupidi», in quanto non solo «hanno portato alla perdita di beni appartenenti a connazionali cinesi ma hanno anche danneggiato l’immagine globale del Paese. Questo tipo di patriottismo non verrà mai lodato, anzi ci getterà solo addosso vergogna».
Secondo Luo Qiang, capo del Partito comunista cinese (Pcc) nella città di Mianyang nella provincia sudoccidentale del Sichuan, i comportamenti irrazionali messi in atto dai manifestanti possono causare solo danni ai cinesi e anzi «fare un favore ai giapponesi», mettendo la Cina dalla parte del torto.
Nel commento del China youth daily è stato sottolineato poi come la società cinese sia governata dalla legge, aggiungendo che è contro la legge creare problemi all’ordine pubblico mentre si effettuano manifestazioni e che coloro che hanno compiuto atti illegali dovrebbero essere puniti adeguatamente.