Massimo Del Papa

Recensione di Senza pensieri di Fabio Rovazzi

Recensione di Senza pensieri di Fabio Rovazzi

Un tormentoncino evanescente fatto di parole in libertà nel nome del disimpegno. Ennesimo singolo (senza album) creato ad hoc per fare carriolate di visualizzazioni su Youtube. Un prodotto perfettamente deperibile.

12 Luglio 2019 15.09

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Una volta i tormentoni dell’estate cominciavano prima dell’estate, tra aprile e maggio, così la gente si abituava; adesso arrivano, quando arrivano, a estate inoltrata così la gente li brucia subito e passa ad altro.

Una volta un singolo era un dischetto di vinile che girava a 45 giri, un simbolo di eternità estiva; adesso è una nuvola sul cloud e di eterno ha tutto però non ha niente. Una volta un singolo era l’antipasto di un album; adesso è l’album, se c’è, quando c’è, che traina il singolo. Una volta l’estate era l’estate, adesso chissà cos’è. Una volta non c’era Fabio Rovazzi e invece adesso c’è.

Senza pensieri per Rovazzi è coome una carta d’identità

E Rovazzi è una cicala che canta per l’estate – per ogni estate e il 10 di luglio di ques’anno è uscito col nuovo singolo estivo, Senza pensieri, che, volendo, è una carta d’identità; esce con l’ennesimo singolo (senza album), nell’ennesima estate, per l’ennesima carriolata di visualizzazioni su Youtube, eccetera; esce con le spalle di J-Ax (pure lui sul fronte tormentoni con “Ostia Lido”) e Loredana Bertè, una che dopo epoche di miseria artistica ha saputo rilanciarsi e pure lei coglie le palle al balzo dei singoli, questo è il terzo in due estati dopo Non ti dico no e Tequila e San Miguel licenziato a maggio (vivaddio, un refolo di tradizione).

SENZA PENSIERI, UN SINGOLO TUTTO CHIACCHERE E DISTINTIVO

E come è, questo nuovo singolo del Rovazzi? Come è: così: un po’ buzzicone. Per dire che è tutto chiacchiere e distintivo, per dire che è tutto parole parole parole, slogan, modi di dire: se Andiamo a comandare fece il botto, perché poi cambiare? E allora, via con l’orgia delle frasette fatte, che non si sbaglia mai, belle incatenate sopra un tappetino funky-pop del tutto pretestuoso, che è tutto un programma: di visualizzazioni, di consumi, di successo. Siamo qui per far soldi.

Fabio Rovazzi in concerto (foto LaPresse – Fabio Ferrari)

E poco importa che certe “cronache” giornalistiche, in effetti bieche trascrizioni dei comunicati stampa, trovino che lui, Rovazzi, sia diverso da tutti gli altri, che il suo immenso talento è quello di mescolare l’alto e il basso, il pop e la cultura (certo, come no), addirittura di catturare lo zeitgeist, blah, blah, blah. Fatto sta che il Rovazzi è difficile chiamarlo artista, non perché lo sia meno dei suoi contemporanei, ma perché è difficile trovargli una collocazione.

UNA MACCHINA DA VISUALIZZAZIONI CHE NON RISCHIA NULLA

Rovazzi è una di quelle figure molto ibride che molto tirano oggi, può fare il juke-box umano da singoli tormentosi, può condurre insieme a Pippo Baudo, può concedersi, molto, alle pubblicità; un po’ di questo e un po’ di quello, ma giusto un po’, dell’artista gli manca la vocazione, sovrastata da una sorta di calcolo algoritmico, professionale, non c’è mai il compromettersi definitivo e meravigliosamente cialtrone dell’artista, lui è uno che può sempre tornare indietro, andare altrove.

Rovazzicrea tormentoncini evanescenti, benché incombenti, fatti di parole parole parole in libertà, che hanno a volte l’improntitudine di millantare perfino una sorta di critica sociale

È una macchina da visualizzazioni. Analitico, senza dubbio, dietro la parvenza svagata dei baffetti da sparviero. Lucido nel dare all’estate quello che queste estati esangui chiedono: tormentoncini evanescenti, benché incombenti, fatti di parole parole parole in libertà, che hanno a volte l’improntitudine di millantare perfino una sorta di critica sociale (social?): «Travolti dallo stress delirio universale, basta solo non pensare, il mondo finirà non ti devi preoccupare, pronti con la prova costume per il riscaldamento globale».

LA BERTÈ CHE SI SPRECA CON ROVAZZI SUONA PATETICA

Ecco perché Senza pensieri è una carta d’identità: dice tutto di un autore che finge di distaccarsi dal suo messaggio. Dice tutto di uno che sa assemblare con fredda determinazione un prodotto perfettamente deperibile. Dice tutto di una generazioni di artisti a metà, perfettamente intercambiabili: non potrebbe essere uscito, poniamo, da Francesco Gabbani? È solo un nome, si capisce: applicate Senza pensieri a qualsiasi nuovo interprete, verboso, sloganistico, vi venga in mente oggi, e non sbaglierete.

Fabio Rovazzi (foto di Ernesto S. Ruscio/Getty Images).

Siamo all’apparenza che vela una realtà del tutto fedele, all’apparenza che inganna nel senso che non cela niente di diverso: disimpegno che lascia sospettare un fantomatico impegno che tradisce il disimpegno più spregiudicato. Uno ascolta la marcetta indisponente di Senza pensieri e gli viene in mente Groucho Marx: «Quel tale sembra cosa sembra, ma non lasciatevi ingannare: lo è davvero». E la Berté, che pure come interprete resta spazi siderali avanti, a sprecare il suo timbro incazzato per queste cazzatelle suona patetica. E J-Ax, beh, lui fa il J-Ax, cerca nuovi partner dopo il divorzio da Fedez, son cose che feriscono l’arte, scissioni epocali che al confronto Lennon-McCartney volan via.

SENZA PENSIERI È COME UNA BIBITA, GONFIA E NON DISSETA

Senza pensieri per tre minuti che durano tre secondi, passano via come un sorsetto di bibita zuccherina, che siccome non disseta ne vuoi subito ancora e ancora e ancora. E poi ti rimane più sete di prima, ma hai la pancia gonfia. E se questi sono i pensieri profondi, allora ridateci il qualunquismo. Perché, dannazione, dipende dalle intenzioni, dal contesto, dall’autore, dalla sua storia: volendo, pure Gelato al cioccolato poteva essere un’avvisaglia del riscaldamento globale, della Guerra fredda nucleare, della crisi dei valori, che si squagliano, della confusione sessuale. Volendo. Rovazzi è qui per vendere. Per restare. Per contabilizzare i clic sui social. Buon per lui. Buon per chi se lo beve. Ma davvero volete per brevità chiamarlo artista?

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Commenti: 2

  1. Visto che qui si parte per criticare e non per recensire, questa non è una recensione.

  2. definisci recensione?

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