Senza una svolta vera la sinistra italiana tornerà extraparlamentare

Peppino Caldarola
15/03/2018

Dopo la sonora sconfitta alla elezioni, Pd e LeU rischiano di scomparire dall'arco parlamentare. Servirà una profonda rifelssione e un ritorno alla 'partito di lotta' in mezzo alla gente per non scomparire.

Senza una svolta vera la sinistra italiana tornerà extraparlamentare

Siamo condannati a diventare extra-parlamentari? Se Pd e sinistra radicale non fanno una svolta vera, seria, profonda, alle prossime elezione la sigla attorno a cui si raccoglierà quel che resta dello schieramento supererà di poco le due cifre e la maggioranza del popolo di sinistra non confluito nei 5 Stelle o nella Lega avrà solo la strada della battaglia extraparlamentare. Come ai tempi della nostra gioventù? No, per fortuna o purtroppo. Allora c'erano i gauchiste anti-Pci perché la baracca la teneva in piedi il Grande partito. Allora si era di sinistra perché c’erano movimenti di massa che entravano nel profondo della società. Allora dai movimenti veniva avanti una classe dirigente che poi ha occupato, bene o male, lo Stato, le accademie, la politica.

BASTA CON I PICCOLI PARTITI. Oggi sarebbe una sinistra extraparlamentare simile ai partiti della nostalgia in Russia. Bandiere rosse davanti al mausoleo, almeno lì ce l’hanno, qualche celebrazione canonica e irrilevanza. Bersani sul Fatto del 15 marzo dice di aver scoperto che le assemblee affollate di LeU che lo accoglievano non erano riunioni politiche ma una «rimpatriata». Un altro dirigente dice che tutti i sorrisi che ha raccolto in campagna elettorale erano «sorrisi di congedo». Che fare? Io non lo so. So però che cosa non fare. Non bisogna intestardirsi con piccoli partiti di sinistra. Più si cercherà di farli unitari, più ne nasceranno.

on bisogna intestardirsi con piccoli partiti di sinistra. Più si cercherà di farli unitari, più ne nasceranno.

Bisogna rovesciare il tavolo dentro il Pd. Se il popolo dem e quello che gli è stato attorno non riprende l’iniziativa, il compromesso fra i dirigenti (renziani, renziani pentiti, antirenziani) darà vita all’ultimo capitolo di un libro malscritto fin dall’inizio. Ora ci vorrebbe una bella rottamazione. Chi ha perso ha diritto di ritentare. Anche Renzi, ovviamente. Una politica sana non espelle il perdente. Ma chi ha perso deve farsi da parte. Quasi tutti i dirigenti del Pd e di LeU hanno gravemente perso. È inutile che adesso ognuno retrodati la propria scoperta delle diseguaglianze, la scelta di cacciare le “mucche dal corridoio”, la voglia di dialogare con i 5 Stelle. Si sa chi in questi anni nel Pd e fuori ha condotto una battaglia di sinistra e chi no. Per gli altri resta una sola cosa da fare: si saluta a centrocampo e si va via. Per i più giovani ci sarà un diritto di replica. Gli altri hanno già più volte replicato.

SERVE RACCOGLIERE I PERDENTI E I PERDUTI. Non servirà una rottamazione totale se non sarà accompagnata da una profonda revisione delle lenti con cui leggere la società. Scordatevi il comunismo ma, per favore, scordatevi anche l’anticomunismo. Dopo l’89 il mondo è cambiato, talvolta in meglio, spesso in peggio, c’è più libertà, ci sono più guerre, e il fascismo è tornato in alcuni Paesi europei o si sta avvicinando. Le risposte non stavano tutte nell’elogio del capitalismo onnipotente. Le risposte stanno nel ripristinare il braccio di ferro col capitalismo purché vi sia chi raccoglie l’esercito dei perdenti e dei perduti. Nacque il movimento operaio mettendo assieme l’operaio della fabbrica del domani e il pezzente pugliese. Impariamo, imparate a farlo.

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Non è divertente scoprire in tarda età che la vita politica si svolgerà nei canali extraparlamentari perché le istituzioni saranno piene di barbari che in nome della lotta al privilegio daranno vita alla più formidabile contro-rivoluzione di classe con l’aiuto dello stesso popolo. Se fossi un vecchio democristiano mi incazzerei a sentir paragonare i 5 Stelle alla Dc del Dopoguerra. Era un partito di giovani intellettuali legati al popolo con un disegno produttivista e modernizzante e relazioni internazionali solide. Erano anche, in molte situazioni, reazionari sul piano religioso e culturale, talmente opposti alla sinistra che il loro secondo uomo più famoso era un ministro di polizia, ma sono stati una roba seria.

BASTA SNOBISMO, SI TORNI AL PARTITO DI LOTTA. Oggi in questa Italia che si sta rimpicciolendo, adirando, immiserendo, la classe dirigente è fatta da quel che passa il convento. La sinistra faccia poco la snob, non li derida, ma neppure apra a loro le porte. È tempo di battaglia. Finora la cifra della sinistra è stata la governabilità, la pace sociale, la composizione del conflitto. Oggi si deve tornare al “partito di lotta”, che poi il governo verrà.