Sepe sulla prostituzione: «Sì alle case di recupero»

Redazione
25/08/2012

Un tema «a effetto per occupare spazi nei giornali e nelle televisioni». Così il 25 agosto, il cardinale Crescenzio Sepe,...

Sepe sulla prostituzione: «Sì alle case di recupero»

Un tema «a effetto per occupare spazi nei giornali e nelle televisioni». Così il 25 agosto, il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, ha definito la proposta del sindaco Luigi de Magistris sulla possibile realizzazione in Città di quartieri a luci rosse per mettere un freno al fenomeno della prostituzione.
«NON È PRIORITARIO». Sepe, durante l’omelia in occasione delle celebrazioni di Santa Patrizia, ha avuto parole dure sull’argomento: «Capisco che non essendoci idee e proposte concrete rispetto ad argomenti seri e di interesse generale, si ricorre a temi a effetto come è avvenuto con l’ipotesi di realizzare case a luci rosse e un parco dell’amore». Un tema che, secondo il cardinale, non costituisce una priorità per la città e i cittadini.
«UN DIVERSIVO PER DISTRARRE». «Mi domando», ha aggiunto, «è questo il principale e ultimo problema da risolvere a Napoli? O forse si vuole offrire un diversivo e una distrazione alle migliaia di giovani che non vedono alcuno spazio e che sono costretti a considerare il lavoro un miraggio?».
«Tenere gli occhi bene aperti» rispetto a una realtà «complessa e difficile che merita un’altra attenzione». È questo il monito di Crescenzio Sepe. Il cardinale ha espresso la propria «ferma avversione» all’ipotesi, sottolineando che «nessuno pretende soluzioni miracolose a problemi antichi e recenti e aggravati da una crisi economica senza precedenti», ma, ha aggiunto, che «non ci si può lasciare andare a frivolezze».
«UNA NAPOLI SURREALE». Secondo il cardinale, le ipotesi emerse nei giorni scorsi «sembra vogliano offrire all’altrui immaginazione una Napoli surreale in cui, soddisfatta ogni preoccupazione, si possano affrontare questioni come il registro delle coppie di fatto, il testamento biologico e ora la prostituzione».
Temi su cui, ha ricordato, «manca ancora una legge nazionale o, come per la prostituzione, esiste una legge che ne vieta la regolamentazione». Una legge che «dovrebbe essere rispettata e non ignorata».

«Azioni di recupero per far uscire dallo stato di costrizione chi si prostituisce»

Ma Sepe ha proposto anche una possibile via da seguire. «Realizzare azioni di recupero per fare uscire dallo stato di costrizione e sfruttamento» chi si prostituisce, avendo come linea guida la necessità di «salvaguardare la dignità dell’uomo e il valore della persona».
Il cardinale ha evidenziato che «ogni ragionamento» sul tema della prostituzione deve essere guidato «prima ancora che da aspetti giuridici, dalla questione morale». Un secco ‘no’, dunque, dalla Curia partenopea all’ipotesi lanciata dal sindaco de Magistris.
«COMBATTERE LA CRIMINALITÀ». L’arcivescovo ha ricordato come il contrasto alla prostituzione sia anche «strada per combattere la criminalità».
Direttrici su cui «la chiesa opera da sempre senza alcuna caratterizzazione confessionale». A questo proposito il cardinale ha ricordato il lavoro svolto da don Benzi e da tanti altri sacerdoti o religiosi che – ha proseguito – «anche qui a Napoli dedicano il loro impegno a questo mondo e lo fanno nel silenzio e senza il clamore delle tivù». No alle case a luci rosse e un deciso sì a «case per il recupero sociale» che, ha detto il cardinale, «non sono prerogativa soltanto delle strutture ecclesiali, religiose o cattoliche, ma un dovere anche e prima ancora di chi ha responsabilità istituzionale».
«NO A GHETTI DI ANIME E CARNE». No a «ghetti dove si commercializzano anime e carne» e si a «luoghi di accoglienza» perché, ha concluso Sepe, «le luci rosse sono fatte per abbagliare e ingannare senza risolvere i problemi della nostra gente».