«Sequestrate il termovalorizzatore»

Daniele Lorenzetti
08/10/2010

Napoli: lo chiede il consigliere Sodano.

«Sequestrate il termovalorizzatore»

«Il termovalorizzatore di Acerra va fermato subito». È questa la richiesta choc che Tommaso Sodano, ex presidente della commissione Ambiente della Camera e consigliere della provincia di Napoli, ha presentato venerdì 8 ottobre ai pm napoletani Federico Bisceglia e Maurizio De Marco, titolari dell’inchiesta sull’inceneritore, l’unico formalmente attivo in Campania.
Sodano ha riferito a Lettera43 di aver presentato ulteriori documenti che proverebbero la fondatezza delle sue tesi, e cioè che l’impianto sarebbe fuorilegge per quanto riguarda i controli sulle emissioni e la sicurezza. Si tratta di una relazione della Direzione Ambiente della Provincia di Napoli, depositata il 28 luglio 2010, che lo definisce «non conforme a quanto previsto per il controllo del mercurio, il secondo sistema di monitoraggio delle emissioni e il rilevamento dei microinquinanti organici».
La battaglia intorno all’inceneritore di Acerra si è acuita nelle ultime settimane, segnate anche dai continui problemi a due linee dell’impianto, inaugurato in pompa magna alla presenza del presidente del consiglio Silvio Berlusconi nel marzo 2009. Giovedì 7 ottobre i carabinieri del Noe erano intervenuti su mandato della Procura di Napoli per accertarne la conformità al bando di gara in termini di emissioni, qualità e quantità dei rifiuti bruciati.
In 18 mesi di vita il termovalorizzatore ha funzionato sempre a singhiozzo. All’inizio, le spiegazioni ufficiali parevano rassicuranti: è la fisiologia di una start-up, si diceva, chiamando in causa la doverosa fase di rodaggio. Poi è stata la volta di supposte “ragioni di manutenzione”. A inizio settembre l’ennesimo stop: due delle tre linee di smaltimento dichiarate fuori uso. E migliaia di tonnellate di spazzatura dirottate in discarica.

Caldaie e fuoriuso e guerra sulle emissioni

Secondo il sindaco di Acerra, Tommaso Esposito, «i guai nascono dall’esigenza di ammodernare i filtri di delle caldaie, perché l’impianto, nato per bruciare ecoballe, è stato costretto dall’emergenza a bruciare il cosiddetto “tal quale”, cioè la spazzatura tritovagliata di appena tre giorni». L’impianto oggi è gestito dalla Partenope Ambiente, una società locale costituita dalla lombarda A2Ache nel 2008 si è aggiudicata la gara. Già nel giugno 2009 un guasto alle pompe dell’acqua di raffreddamento dei forni aveva provocato un lungo stop. Ora tuttavia, suggeriscono dietro lo schermo dell’anonimato i tecnici che vi lavorano, il problema è strutturale. Le caldaie sarebbero ormai compromesse per le esalazioni acide della spazzatura non trattata, con danni che supererebbero i dieci milioni di euro. E già si apre lo scaricabarile su chi dovrà accollarsi il costo delle riparazioni: il costruttore Impregilo, oppure la mano pubblica?
Un’altra telenovela, infatti, è legata alla proprietà dell’inceneritore, che tra due anni dovrebbe passare dal costruttore Impregilo  alla Regione Campania. L’ultima idea venuta a un senatore Pdl, stoppata dal maglio del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, era quella di utilizzare i Fas (i Fondi per le aree sottoutilizzate), denaro pubblico che servirebbe a pagare il credito vantato da Impregilo per un ammontare compreso tra 355 (valore periziato al 2005) e 390 milioni di euro. Ma vale la pena spendere così tanto per un impianto che mostra già le rughe?
E poi ci sono i controversi numeri, raccolti dal fisico nucleare Carlo Schiattarella sulle emissioni dei camini, pubblicate ogni giorno sul sito dell’Arpac: troppo frequenti, sostiene l’esperto, i dati “non disponibili” sulla concentrazione di sostanze cancerogene come il toluene, il benzene, il m-ixilene. Polemiche sempre respinte al mittente dai vertici di A2A: «Sono sciocchezze figlie di un vecchio ambientalismo del no a prescindere», spiega a Lettera43 Francesco Capone, responsabile relazioni esterne della società «Se c’è una cosa su cui si può stare tranquilli sono le emissioni. Controllate e certificate ogni giorno». E ribadisce: «Come azienda siamo ben contenti di gestire Acerra».
Nel mirino di Sodano tuttavia c’è anche il collaudo. Nella relazione semestrale di Impregilo sarebbe stato certificato il 16 luglio 2010 ma il testo non risulterebbe più reperibile.

Il business dei rifiuti agita Acerra

Intanto si allungano le mani dei privati sul business dei rifiuti. Alla locale Conferenza dei servizi (l’organismo partecipato da Asl ed enti locali) sono arrivate richieste della ditta Freil per un nuovo impianto a biomasse, e di un’altra società, la Ngp, per ampliare un ex depuratore convertendolo al trattamento di rifiuti liquidi. Il progetto più ambizioso è di Italambiente, una srl con sede ad Afragola utilizzata dai commissari all’emergenza spazzatura, Alessandro Pansa e Guido Bertolaso, per ripulire le strade di Napoli, stivando tonnellate di “munnezza” in un capannone. L’amministratore delegato, Ferdinando Mosca, punta adesso ad aprire un nuovo impianto di trattamento di scorie dell’edilizia e rifiuti solidi pericolosi.
Il Comune di Acerra si è opposto, sebbene il sindaco denunci di avere le mani legate «dalla legge costitutiva dell’Aia (l’autorizzazione integrale ambientale). Possiamo metterci di traverso solo documentando un pericolo per la salute». Spiega Esposito che altri sono i centri di decisione: la Provincia, la Regione, il Ministero dello Sviluppo. Qui si giocano le partite che contano, con l’idea di trasformare la pianura di Acerra in un immenso comprensorio per la produzione di energia e il trattamento dei rifiuti.