Sequestro da un milione di euro per il capo ultras del Milan

Luca Lucci era stato arrestato per concorso in spaccio. Sigilli a un immobile, un'autorimessa e al bar ritrovo storico dei milanisti.

26 Giugno 2019 11.05
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La Polizia di Stato ha sequestrato beni per circa un milione di euro a Luca Lucci, capo ultrà del Milan già arrestato nel maggio 2018 per concorso in spaccio. Il provvedimento ha disposto il sequestro di un complesso immobiliare di due piani con autorimessa e della gestione di un bar, storico ritrovo degli ultras del Milan. Nel dicembre scorso alcune foto che ritraevano Lucci e il ministro dell’Interno Matteo Salvini destarono molte polemiche.

LA PRIMA APPLICAZIONE DEL SEQUESTRO CONTRO LE TIFOSERIE ORGANIZZATE

Si tratta della prima applicazione in Lombardia di una misura di prevenzione patrimoniale per un esponente delle tifoserie organizzate. Il provvedimento è della sezione Misure di prevenzione del tribunale di Milano, presieduta da Fabio Roia, ed è stato eseguito dalla divisione Anticrimine della questura di Milano: oltre al complesso immobiliare, di recentissima costruzione, e alla gestione del locale, il sequestro riguarda anche anche un’auto di grossa cilindrata e dei conti correnti.

TRA DASPO, PESTAGGI E TRAFFICO DI DROGA

Nelle 73 pagine del provvedimento i giudici ripercorrono il curriculum criminale di Lucci, già destinatario di vari Daspo e che nel settembre 2018 patteggiò un anno e mezzo in un’inchiesta milanese su due traffici di droga e che era stato anche condannato in passato per l’aggressione a Virgilio ‘Virgi’ Motta, il tifoso interista che nel corso del derby Milan-Inter del 15 febbraio 2009 allo stadio Meazza aveva perso un occhio a causa di un pugno (Motta poi si suicidò). I giudici, basandosi sulla proposta di misura di prevenzione avanzata dalla Questura milanese, mettono in luce la «pericolosità sociale» di Lucci spiegando il capo ultrà, «soprannominato ‘Il Toro‘, è conosciuto alle forze di polizia principalmente per la sua partecipazione ad episodi violenti legati al mondo degli ultras, con particolare riguardo alla tifoseria organizzata» del Milan, «essendo il leader del gruppo ultras denominato ‘Curva Sud‘».

INTERMEDIARIO PER LE GRANDI PARTITE DI SPACCIO

In più, il suo nome è comparso «in diverse indagini come soggetto implicato nel traffico di sostanze stupefacenti gestito dalla criminalità organizzata, essendo stato più volte segnalato quale affidabile ‘intermediario’ ovvero acquirente di grossi quantitativi riservati alla vendita al dettaglio». Di Lucci parlava già nel 2006 il collaboratore di giustizia Luigi Cicalese e sempre già in quegli anni erano emersi suoi contatti con Daniele Cataldo, figura di «elevatissimo spessore criminale» in traffici di droga e armi e che era stato anche arrestato nel 2015 (gli venne pure trovata della droga marchiata «con la scritta ‘Expo’»).

I RAPPORTI CON LA CRIMINALITÀ CALABRESE

Tra i vari fatti violenti da stadio segnalati nel lungo provvedimento, poi, anche un «pugno» che avrebbe sferrato ad un altro tifoso durante la partita Milan-Sassuolo dello scorso settembre. In più, vengono evidenziati anche i suoi rapporti con Rosario Calabria, «soggetto avente legami di parentela con famiglie della criminalità organizzata di origine calabrese attive in Lombardia».

SALVINI: «ERA LA PRIMA VOLTA CHE LO INCONTRAVO»

Sulle polemiche nate nel dicembre scorso per le foto che ritraevano in pubblico Lucci e Salvini mentre si stringevano la mano, il ministro, subito dopo, disse che «era la prima volta che lo incontravo» spiegando che«certo» non si sarebbe fatto fotografare con lui se avesse saputo dei suoi precedenti penali. «Ogni giorno», ha aggiunto Salvini, «faccio foto con centinaia di persone, ovviamente non chiedo alle centinaia di persone che mi fermano a feste, incontri, cene o in strada, il certificato penale».

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