Armi sequestrate a Torino, Salvini: «I neonazisti volevano uccidere me»

Secondo il vicepremier i servizi segreti «parlavano di un gruppo ucraino che attentava alla mia vita». Le indagini non hanno trovato riscontri in questo senso, ma hanno portato alla scoperta di un arsenale da guerra.

16 Luglio 2019 14.22
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Le armi e il missile aria-aria Matra in uso alle forze armate del Qatar, sequestrati lunedì 15 luglio nell’ambito di un’inchiesta della procura di Torino su un gruppo neonazista vicino ai nazionalisti ucraini, sarebbero serviti per compiere un attentato nei confronti di Matteo Salvini. Stando almeno a quanto dichiarato dallo stesso ministro dell’Interno: «L’ho segnalata io, era una delle tante minacce di morte che mi arrivano ogni giorno. I servizi segreti parlavano di un gruppo ucraino che attentava alla mia vita. Sono contento sia servito a scoprire l’arsenale di qualche demente».

Il sequestro del missile terra aria a Torino.

Il leader della Lega ha poi aggiunto: «Penso di non aver mai fatto niente di male agli ucraini, ma abbiamo inoltrato la segnalazione e non era un mitomane. Non conosco filo-nazisti. E sono contento quando beccano filo-nazisti, filo-comunisti o filo chiunque».

INDAGINI PRIVE DI RISCONTRI RISPETTO AL PROGETTO DI UN ATTENTATO

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbe stato un ex agente del Kgb a segnalare l’esistenza del progetto di un attentato contro Salvini. Le indagini della Digos e della procura di Torino non avrebbero tuttavia trovato riscontri in questo senso. Gli inquirenti, monitorando le mosse di cinque cittadini italiani che hanno combattuto nel Donbass, hanno invece scoperto il tentativo di vendere il missile aria-aria poi sequestrato.

IL MISTERO DEL MISSILE

Come l’arma sia potuta arrivare in Italia, e nello specifico in un hangar nei pressi dell’aeroporto di Rivanazzano Terme, in provincia di Pavia, dove la Digos lo ha preso in custodia, è ancora un mistero. Gli agenti, insieme agli specialisti dell’esercito italiano, stanno facendo l’inventario del materiale da guerra ritrovato. Fino a due mesi fa il missile era in un capannone a Oriolo, nei pressi di Voghera. Fabio Del Bergiolo, 60 anni, originario di Gallarate e vicino a Forza Nuova, avrebbe cercato di venderlo facendo da intermediario, in cambio di una percentuale tra il 5 e il 10% sul prezzo finale. A tale scopo avrebbe contattato un’azienda che si occupa di transazioni nazionali e internazionali di armamenti italiani e un funzionario di un Paese estero.

VERSO L’INTERROGATORIO DEL PRESUNTO MEDIATORE

L‘interrogatorio di Del Bergiolo è previsto per giovedì 18 luglio. L’uomo sarà chiamato a spiegare ai magistrati la provenienza del missile e delle altre armi da guerra trovate nella sua abitazione. Nel primo colloquio con gli investigatori, avrebbe detto che «due o tre mesi addietro» gli era stato riferito che tutto il materiale bellico era stato trasferito dal capannone di Oriolo a due magazzini nell’area di Voghera: uno vicino all’aeroporto e uno sulla strada provinciale. «Li conoscevo entrambi», avrebbe aggiunto, «perché li avevo visionati per materiali aereonautici». Alessandro Monti, cittadino svizzero di 42 anni, e Fabio Bernardi, italiano di 51, entrambi finiti agli arresti domiciliari, sono stati identificati come i proprietari dei due depositi ispezionati dalle forze dell’ordine.

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