Sergio fa scuola al Sole

Giovanna Predoni
20/01/2011

Una nuova società per rinegoziare i contratti o scorporare.

Che ci sia un effetto Marchionne anche al Sole 24 Ore? La domanda sorge spontanea di fronte alle voci che si rincorrono sul piano industriale, all’ordine del giorno del consiglio d’amministrazione fissato per venerdì 21 gennaio.
Voci che raccontano di una profonda (qualcuno l’ha definita traumatica) ristrutturazione societaria, dettata da una situazione finanziaria non certo tranquilla, visto che anche quest’anno il gruppo archivierà il secondo bilancio in perdita.
VERSO UN BUCO DI 30 MILIONI. Le previsioni parlano di oltre 30 milioni di euro, da aggiungere ai 52 persi nell’esercizio 2009.
Un appuntamento importante, quello nella sede milanese di via Monte Rosa, un po’ per le travagliate vicende che sta vivendo da qualche mese il giornale, in drammatico calo di copie e di introiti. Un po’ perché a caricare l’attesa di aspettative ci ha pensato la stessa Emma Marcegaglia.
“Il piano industriale 2011-2013 del gruppo sarà  importante, di discontinuità molto forte”, ha dichiarato mercoledì 19 gennaio il presidente di Confindustria a margine di un convegno sulle donne.
Un’ uscita fatta ad arte per mettere fine alle indiscrezioni che parlavano di un possibile slittamento della riunione, e al tempo stesso per dare all’esterno un segnale forte sul fatto che il sindacato degli imprenditori, che del quotidiano salmone è l’editore, non vuole certo fare la bella statuina di fronte al degenerare della situazione.
UN INTERVENTO MOLTO DECISO. Poche le anticipazioni sin qui trapelate, che però riguardano genericamente la radicalità dell’intervento piuttosto che i modi con cui si deciderà di attuarlo.
Incertezza anche su chi abbia elaborato il piano, anche se i nomi più gettonati sono quelli della Kpmg Advisory, la divisione consulenza della società di revisione contabile che certifica i conti del Sole 24 Ore.
In questo caso il rischio di conflitto di interesse dovrebbe essere evitato dal chinese wall, il muro cinese, che garantirebbe la totale separatezza tra società che fanno mestieri diversi ma che appartengono allo stesso gruppo.
L’altro nome è quello di Bain, il cui rapporto con la casa editrice risale però ai tempi della gestione di Claudio Calabi, l’amministratore delegato uscito dal gruppo nel dicembre del 2009.
UNA NEWCO PER AVERE MANO LIBERA. Tra le ipotesi in discussione, lo scorporo di alcune divisioni della casa editrice e il loro conferimento in una società di nuova costituzione (Newco).
Una mossa che  consentirebbe una migliore organizzazione del profilo societario in vista di possibili operazioni straordinarie, come la cessione di attività o la stipula di alleanze con altri soggetti. Nonché, elemento non trascurabile pensando alla forte incidenza del costo del lavoro, la possibilità di avere mano libera per riformulare i contratti di lavoro di poligrafici e giornalisti.
In questo, Marchionne deve aver fatto involontariamente scuola, se alla fine l’esempio dell’amministratore delegato della Fiat con Mirafiori e Pomigliano – dov’è stato disdetto il contratto nazionale di categoria – ha convinto anche Marcegaglia della necessità di seguirne la strada, a fronte del perdurare della crisi di settore.
Tra le attività che dovrebbero confluire nella Newco di sicuro c’è tutta la divisione delle testate professionali, con l’obiettivo di una loro cessione in tempi brevi.
Qualcuno però parla di un rivolgimento ancor più drastico, tale che nella nuova entità  potrebbe anche confluire l’agenzia Radiocor. Più incerta invece la destinazione di Radio 24, il cui statuto all’interno del gruppo è quello di società autonoma.