L’allarme dei produttori israeliani: «Le piattaforme di streaming non vogliono più le nostre serie tv»

Matteo Innocenti
11/01/2024

Netflix ha congelato la messa in onda di Border Patrol, Trust No One, Through Fire and Water. Incertezza sulle sorti di Teheran, disponibile su Apple TV+: «C’è un tacito boicottaggio, rischiamo di diventare come la Russia».

L’allarme dei produttori israeliani: «Le piattaforme di streaming non vogliono più le nostre serie tv»

Le serie tv israeliane sono diventate sempre più popolari negli ultimi anni. Ma dallo scoppio della guerra in Medio Oriente qualcosa è cambiato. Netflix ha messo in pausa la trasmissione di diverse produzioni. Tra essi la serie d’azione Border Patrol, acquistato a settembre dopo la sua première sul canale televisivo Hot Cable. Un altro è la dramedy Through Fire and Water, che era attesa su Netflix all’inizio di novembre. «Stanno aspettando di programmarli in un momento più tranquillo», ha detto ad Haaretz la produttrice Danna Stern. Stessa storia per il thriller Trust No One, incentrato sulle attività dello Shin Bet, venduto a Netflix a settembre, la cui messa in onda è stata rinviata anche a livello nazionale a causa alla guerra. Per quanto riguarda  un altro colosso dello streaming Apple TV+, c’è grande incertezza sul futuro di Teheran, incentrata su un’hacker informatica agente del Mossad, infiltrata nella Repubblica Islamica.

L'allarme dei produttori israeliani: «C’è un tacito boicottaggio, i giganti dello streaming non vogliono più le nostre serie tv».
Gli uffici di Netflix a Los Angeles (Getty Images).

Israele punta sugli investimenti stranieri, ma c’è chi parla di boicottaggio

«Le società di produzione israeliane sono apprezzate perché riescono a produrre film e serie con budget bassi. Finora tutti amavano lavorare con noi, ma oggi tutto sembra diverso», ha affermato un altro produttore, parlando a condizione di anonimato. Alcune serie negli ultimi anni sono state inizialmente prodotte da un’emittente israeliana e successivamente acquisite da società straniere, che ha poi coprodotto le stagioni successive. È quanto accaduto con Fauda, disponibile su Netflix. I produttori e le emittenti dello Stato ebraico hanno lavorato duramente negli ultimi anni per raccogliere fondi per coproduzioni con emittenti straniere. La serie Red Skies, ambientata durante la seconda intifada, è stata ad esempio prodotta grazie all’investimento del miliardario britannico Len Blavatnik, attraverso la sua società Access Entertainment e la rete ebraica Reshet, di cui è proprietario. Ora che le emittenti straniere hanno smesso di investire in progetti israeliani, i produttori faticano ad assicurarsi i finanziamenti di cui hanno bisogno. «Rischiamo di diventare come la Russia, che dopo la guerra in Ucraina è diventata una persona non grata nell’industria mondiale dell’intrattenimento. C’è una sorta di tacito boicottaggio», ha detto un altro produttore israeliano.